I tassi aumenteranno ancora, ma siamo vicini al picco. E poi?

Che cosa succede una volta raggiunto il picco dei tassi di interesse?
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Prezzi alla produzione dellโItalia YoY di maggio in uscita oggi alle 10:00 (stima -9,4% contro -1,5% di aprile), M3 dellโEuropa YoY di maggio sempre alle 10:00 (stima 1,5% contro 1,9% di aprile), inflazione dellโItalia YoY di giugno alle 11:00 (stima 8,4% contro 7,6% di aprile).
Ieri gli ordini di beni durevoli USA di giugno sono risultati in decisa crescita rispetto alle attese (+0,6% contro -0,1% stimato e -0,6% di maggio). Anche la fiducia dei consumatori USA di giugno รจ risultata maggiore delle stime (109,7 punti contro 104 atteso e 102,5 di maggio). I dati sono positivi, ma potrebbero spingere la FED verso un doppio aumento dei tassi di interesse per frenare la crescita dei prezzi. Vedremo se il dato di inflazione di giugno avrร un 3 davanti, come auspica la FED.
Probabilmente i tassi di picco delle banche centrali non sono ancora stati raggiunti, tanto negli USA che in Europa, viste le dichiarazioni dei due presidenti. Ma sicuramente sono piรน vicini di quanto non lo fossero solo nello scorso gennaio. Logico quindi chiedersi che cosa possa succedere tra sei mesi dove, presumibilmente, il picco dei tassi sarร alle spalle.
Nei prossimi mesi ci aspettiamo che la direzione della crescita economica sia al ribasso a causa dellโagire congiunto della stretta monetaria e del rallentamento dei consumi causato dalla crescita dei prezzi. In questo momento non ci sembra perรฒ di vedere riflesse nelle aspettative degli utili delle imprese, tanto negli USA quanto in Europa (nonostante questโultima stia beneficiando di un calo dei costi energetici), la riduzione attesa dellโattivitร produttiva. Eโ probabile che gli analisti aspettino di meglio capire lโevoluzione del primo semestre dellโanno e le attese delle imprese per il secondo, prima di modificare le stime. E non detto che le stime non possano comunque rivelarsi ottimistiche. La ripresa economica a ciclo del rialzo dei tassi finito, sarร comunque lenta e non sicuramente comparabile a quella pre-pandemia.
Preferiamo quindi mantenere una posizione difensiva sui mercati azionari, andando a valutare lโopportunitร verso societร acicliche e in grado di aumentare i prezzi finali di vendita ad un aumento dei costi di produzione.
La conseguenza che ci sentiamo di sposare in uno scenario di tassi di interesse ancora in crescita e rallentamento economico รจ di un ulteriore irripidimento delle curve dei rendimenti con una differenza sulla strategia: duration opportunistica negli USA e cauta in Europa.
Eโ probabile che la ripresa economica sia a macchia di leopardo. Ovvero che ci siano delle differenze regionali anche significative che si rifletteranno ovviamente nelle opportunitร di investimento. Allargando lโorizzonte geografico, siamo convinti che per esempio l'Asia dovrebbe vedere una crescita molto piรน forte, un'inflazione piรน bassa e una politica monetaria piรน facile nel 2023-24 rispetto agli Stati Uniti e all'Europa.
Contro Euro ci aspettiamo inoltre un dollaro USA forte (storicamente ha avuto una correlazione negativa con le azioni) il che significa che gli investitori potrebbero ottenere un rendimento aggiuntivo possedendo dollari.
Per quanto riguarda le materie prime, ci aspettiamo che queste tornino alla normalitร dopo il breakout del 2022. In generale crediamo che nella rimanente parte del 2023 i prezzi della maggior parte delle materie prime saranno piatti, considerato che una crescita economica piรน lenta tende a ridurre la domanda di materiali di base ed energia.
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