Il mercato orso potrebbe finire a gennaio/febbraio

13/01/2023 07:30
Il mercato orso potrebbe finire a gennaio/febbraio

Gli anticipatori del ciclo (i costi dei noli, i prezzi di petrolio e gas) indicano disinflazione e rallentamento economico. La domanda รจ quanto i mercati sono disposti a scontare/anticipare la ripresa.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Produzione industriale dellโ€™Europa di novembre in uscita oggi alle 11:00 (stima +0,2% contro -2,0% di ottobre) e fiducia dei consumatori dellโ€™Universitร  del Michigan di gennaio alle 16:00 (stima 60 punti contro 59,7 di dicembre).

Inflazione USA di dicembre in calo in linea con le attese al 6,5% (dal 7,1% di novembre). I mercati sperano ora che la minore dinamica di crescita spinga la FED a ridimensionare i rialzi futuri dei tassi.

Non crediamo che Powell diventi ad un tratto colomba, soprattutto perchรฉ non piรน tardi di qualche giorno fa ha riaffermato la necessitร  di misure impopolari per contrastare l'aumento dei prezzi. I tassi di interesse si alzano per raffreddare lโ€™economia, anche se questo comporta sacrifici sul laro della crescita economica che non รจ tra gli obiettivi di una banca centrale indipendente.

Poche speranze dunque. Del resto parrebbe strano che proprio quando gli effetti della politica monetaria cominciano a farsi concreti, la FED possa cambiare strategia. Tra lโ€™atro, occorre del tempo per verificare se il trend possa dirsi oppure lโ€™inflazione non sia destinata a riprendersi.

Sul lato disoccupazione, a livello settimanale, la variazione รจ risultata leggermente minore delle stime (205k contro 215k atteso). Questโ€™ultima andrร  meglio valutata nei prossimi mesi, quando i licenziamenti annunciati nei settori tecnologico e del fintech saranno visibili.

Sicuramente gli indicatori anticipatori del ciclo, i costi dei noli, i prezzi di petrolio e del gas indicano una fase disinflattiva in atto (che necessita comunque di ulteriori conferme) e un rallentamento economico. Eโ€™ possibile che la continuazione della dinamica vista negli ultimi mesi del 2022 porti a politiche monetarie meno aggressive nel corso dei prossimi mesi (ma non crediamo a brevissimo) che riducano i rischi di una lunga e profonda recessione.

La domanda รจ quanto i mercati sono disposti a scontare/anticipare la ripresa. Rifacciamoci alla statistica. Storicamente, il momento migliore per acquistare azioni รจ quando il NBER (National Bureau of Economic Research) annuncia l'inizio di una recessione, visto che questo impiega infatti almeno sei mesi per decretarne l'inizio. Considerato che la recessione media del secondo dopoguerra dura 11,1 mesi, il momento giusto spesso avverrebbe quando รจ ormai giร  vicina la fine della stessa. Gli investitori tendono quindi ad anticipare l'inizio della ripresa molto prima di quanto lo faccia il NBER e quindi le azioni iniziano a salire in concomitanza con l'effettiva svolta economica.

Lโ€™ultima grande recessione, per esempio, รจ stata annunciata ufficialmente il 1ยฐ dicembre 2008, di fatto un anno dopo il suo inizio. Ebbene, la recessione รจ terminata nel giugno 2009, ma il mercato orso รจ terminato tre mesi prima, il 6 marzo 2009. Ricordiamo che Il successivo mercato toro รจ durato piรน di un decennio, grazie sicuramente allโ€™agire congiunto di diverse componenti positive.

Come scrivevamo il 21 settembre scorso, seguendo la statistica significherebbe che se la recessione รจ iniziata a giugno 2022 (con la comunicazione della flessione del PIL del 2Q22) potrebbe terminare a maggio 2023 (11 mesi dopo). Se lโ€™effetto anticipatore fosse simile a quello dellโ€™ultima recessione (tre mesi), significherebbe che il mercato orso potrebbe finire a gennaio/febbraio 2023.

Nel frattempo, come ci aspettavamo, il dollaro perde terreno contro le altre valute. Man mano infatti che le aspettative di una FED meno falco trovano conferme e quindi lโ€™inflazione โ€œperde interesseโ€, lโ€™attenzione degli investitori si sposta sulla recessione, facendo perdere terreno al dollaro.

Quindi quali investimenti? Non abbiamo cambiato idea sulle obbligazioni, i cui rendimenti diventerebbero interessanti in un contesto di calo significativo dellโ€™inflazione. Ma quali obbligazioni? La strategia da seguire in un contesto di aumento dei tassi dโ€™interesse e disinflazione รจ quella di prendere in considerazione le obbligazioni a breve termine, che possono risentire meno degli aumenti dei tassi rispetto alle obbligazioni a piรน lungo termine. Anche i titoli protetti dallโ€™inflazione, come i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), possono essere una buona opzione per gli investitori preoccupati di preservare il potere dโ€™acquisto.

Ma anche le azioni, avendo cura di selezionare quelle di societร  resilienti allโ€™inflazione, ovvero quelle in grado di aumentare i prezzi di vendita ad un aumento dei costi di produzione. Sono tendenzialmente tutti quelle societร  che producono cassa, sono market leader nel proprio mercato di riferimento e hanno una redditivitร  superiore a quella media dei comparables.

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