Il mercato orso potrebbe finire a gennaio/febbraio

Gli anticipatori del ciclo (i costi dei noli, i prezzi di petrolio e gas) indicano disinflazione e rallentamento economico. La domanda รจ quanto i mercati sono disposti a scontare/anticipare la ripresa.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Produzione industriale dellโEuropa di novembre in uscita oggi alle 11:00 (stima +0,2% contro -2,0% di ottobre) e fiducia dei consumatori dellโUniversitร del Michigan di gennaio alle 16:00 (stima 60 punti contro 59,7 di dicembre).
Inflazione USA di dicembre in calo in linea con le attese al 6,5% (dal 7,1% di novembre). I mercati sperano ora che la minore dinamica di crescita spinga la FED a ridimensionare i rialzi futuri dei tassi.
Non crediamo che Powell diventi ad un tratto colomba, soprattutto perchรฉ non piรน tardi di qualche giorno fa ha riaffermato la necessitร di misure impopolari per contrastare l'aumento dei prezzi. I tassi di interesse si alzano per raffreddare lโeconomia, anche se questo comporta sacrifici sul laro della crescita economica che non รจ tra gli obiettivi di una banca centrale indipendente.
Poche speranze dunque. Del resto parrebbe strano che proprio quando gli effetti della politica monetaria cominciano a farsi concreti, la FED possa cambiare strategia. Tra lโatro, occorre del tempo per verificare se il trend possa dirsi oppure lโinflazione non sia destinata a riprendersi.
Sul lato disoccupazione, a livello settimanale, la variazione รจ risultata leggermente minore delle stime (205k contro 215k atteso). Questโultima andrร meglio valutata nei prossimi mesi, quando i licenziamenti annunciati nei settori tecnologico e del fintech saranno visibili.
Sicuramente gli indicatori anticipatori del ciclo, i costi dei noli, i prezzi di petrolio e del gas indicano una fase disinflattiva in atto (che necessita comunque di ulteriori conferme) e un rallentamento economico. Eโ possibile che la continuazione della dinamica vista negli ultimi mesi del 2022 porti a politiche monetarie meno aggressive nel corso dei prossimi mesi (ma non crediamo a brevissimo) che riducano i rischi di una lunga e profonda recessione.
La domanda รจ quanto i mercati sono disposti a scontare/anticipare la ripresa. Rifacciamoci alla statistica. Storicamente, il momento migliore per acquistare azioni รจ quando il NBER (National Bureau of Economic Research) annuncia l'inizio di una recessione, visto che questo impiega infatti almeno sei mesi per decretarne l'inizio. Considerato che la recessione media del secondo dopoguerra dura 11,1 mesi, il momento giusto spesso avverrebbe quando รจ ormai giร vicina la fine della stessa. Gli investitori tendono quindi ad anticipare l'inizio della ripresa molto prima di quanto lo faccia il NBER e quindi le azioni iniziano a salire in concomitanza con l'effettiva svolta economica.
Lโultima grande recessione, per esempio, รจ stata annunciata ufficialmente il 1ยฐ dicembre 2008, di fatto un anno dopo il suo inizio. Ebbene, la recessione รจ terminata nel giugno 2009, ma il mercato orso รจ terminato tre mesi prima, il 6 marzo 2009. Ricordiamo che Il successivo mercato toro รจ durato piรน di un decennio, grazie sicuramente allโagire congiunto di diverse componenti positive.
Come scrivevamo il 21 settembre scorso, seguendo la statistica significherebbe che se la recessione รจ iniziata a giugno 2022 (con la comunicazione della flessione del PIL del 2Q22) potrebbe terminare a maggio 2023 (11 mesi dopo). Se lโeffetto anticipatore fosse simile a quello dellโultima recessione (tre mesi), significherebbe che il mercato orso potrebbe finire a gennaio/febbraio 2023.
Nel frattempo, come ci aspettavamo, il dollaro perde terreno contro le altre valute. Man mano infatti che le aspettative di una FED meno falco trovano conferme e quindi lโinflazione โperde interesseโ, lโattenzione degli investitori si sposta sulla recessione, facendo perdere terreno al dollaro.
Quindi quali investimenti? Non abbiamo cambiato idea sulle obbligazioni, i cui rendimenti diventerebbero interessanti in un contesto di calo significativo dellโinflazione. Ma quali obbligazioni? La strategia da seguire in un contesto di aumento dei tassi dโinteresse e disinflazione รจ quella di prendere in considerazione le obbligazioni a breve termine, che possono risentire meno degli aumenti dei tassi rispetto alle obbligazioni a piรน lungo termine. Anche i titoli protetti dallโinflazione, come i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), possono essere una buona opzione per gli investitori preoccupati di preservare il potere dโacquisto.
Ma anche le azioni, avendo cura di selezionare quelle di societร resilienti allโinflazione, ovvero quelle in grado di aumentare i prezzi di vendita ad un aumento dei costi di produzione. Sono tendenzialmente tutti quelle societร che producono cassa, sono market leader nel proprio mercato di riferimento e hanno una redditivitร superiore a quella media dei comparables.
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