Il mini-crack dell’oro “non ne mette in discussione il ruolo” secondo analisti

Nonostante la volatilità di questi giorni, il principale bene rifugio resta l’ideale copertura dall'inflazione e come buona diversificazione di fronte all'aumento dei rischi geopolitici.
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L’oro rimbalza
È tempo di rimbalzo per i prezzi dell’oro dopo il tracollo arrivato nei giorni scorsi. Oggi il prezzo spot guadagna il 6% e torna a 4.904 dollari, mentre il future con scadenza ad aprile si porta a 4.928 dollari l’oncia.
L'oro ha subìto una perdita storica tra venerdì 30 gennaio e lunedì 2 febbraio 2026, perdendo circa il 14-17% del suo valore rispetto ai massimi della scorsa settimana.
Il metallo prezioso ha registrato la sua peggiore caduta giornaliera dagli anni '80 durante la sessione di venerdì, con un calo superiore al 10-12% in una singola giornata. La discesa è proseguita nella giornata di ieri, lunedì 2 febbraio, con un ulteriore calo di oltre il 4%.
Le ragioni della volatilità
Secondo Nicolas Bickel, direttore degli investimenti della banca privata del gruppo Edmond de Rothschild, i fattori alla base del momento di estrema volatilità di questi giorni sono strutturali e speculativi, ma non bastano a metterne in discussione il ruolo in un portafoglio.
"Il primo grande innesco dei flussi d'acquisto sull'oro è stata la decisione degli americani di tagliare l'accesso al sistema Swift ai russi", spiega Bickel in un'intervista all'agenzia Awp, aggiungendo che "Poi il grosso dei movimenti si fa con gli acquisti delle banche centrali, principalmente di paesi emergenti come la Cina, l'India, o ancora la Polonia che è il più grande acquirente in questo momento".
Un motore magari inaspettato viene dalle criptovalute. "Un altro fattore che ha potuto alimentare i flussi sull'oro è l'ascesa dei stablecoin. Tether ha per esempio recentemente svelato una riserva di 140 tonnellate d'oro e intende continuare ad acquistarne". Alla base, c'è un cambiamento epocale: "C'è un movimento che è legato alla 'dedollarizzazione', al cambiamento macroeconomico", spiega, e, "Se ci si vuole proteggere, servono beni reali". Le quantità in gioco sono state colossali. "In 24 ore nella fase di rialzo prima della correzione abbiamo avuto volumi di 1700 miliardi, ciò che rappresenta la dimensione della capitalizzazione del Bitcoin: è enorme. Con movimenti così estremi, bisogna aspettarsi un effetto di bilanciamento".
La correzione è stata amplificata Anche da un evento politico: "La decisione di nominare Kevin Warsh a capo della Federal Reserve ha rassicurato sull'indipendenza della banca centrale americana e probabilmente alimentato la correzione rapida", aggiunge lo specialista, e “ha rafforzato il dollaro e quindi ha fatto meccanicamente scendere l'oro".
In dubbio lo status di porto sicuro?
La volatilità mette in dubbio la funzione dell'oro di porto sicuro? Per Bickel la risposta è negativa: "Non rimette in discussione il ruolo dell'oro come copertura dall'inflazione e come buona diversificazione di fronte all'aumento dei rischi geopolitici".
Anzi, rispetto alle azioni, l'oro non è così caro: "Nel 1980, un'oncia valeva 6 volte l'S&P 500, oggi non più che uno: in relazione alla valorizzazione delle azioni, l'oro non è così caro".
Il discorso è diverso per l'argento, più speculativo. "Si dice che è l'oro al quadrato. I flussi sono meno numerosi e molto più speculativi. C'è un effetto di impennata del corso, ma non necessariamente fondamentale". Anche in questo comparto si osservano comunque segnali interessanti: "Con il prezzo di un'oncia d'argento si potevano comprare due barili di petrolio: oggi non si è mai comprato tanto petrolio con la stessa oncia, c'è una forma di esuberanza".
Reazione eccessiva?
Il rimbalzo odierno riflette una rivalutazione da parte degli investitori, chiamati a capire se il crollo rappresenti un punto di svolta strutturale o una reazione eccessiva a fattori di breve periodo. Secondo Deutsche Bank, la seconda ipotesi appare più probabile.
Gli strategist dell’istituto tedesco sottolineano come l’entità della correzione sia stata amplificata da un posizionamento speculativo elevato, accumulatosi nei mesi precedenti. Tuttavia, questi elementi non basterebbero da soli a giustificare la violenza del movimento.
“L’aggiustamento dei prezzi dei metalli preziosi ha sovrastimato la portata dei catalizzatori immediati. Inoltre, le intenzioni degli investitori – ufficiali, istituzionali e individuali – non sembrano essere cambiate in senso negativo", hanno dichiarato gli analisti della banca tedesca a CNBC.
Alla base del sell-off delle scorse sedute hanno contribuito una combinazione di fattori: il rafforzamento del dollaro, il riemergere di aspettative su un cambio di rotta alla guida della Federal Reserve dopo la nomina di Kevin Warsh da parte del presidente Donald Trump, e le prese di profitto in vista del fine settimana dopo mesi di forti rialzi.
Elementi che, secondo gli analisti, hanno agito più da innesco tecnico che da segnale di un mutamento profondo del contesto macrofinanziario.
Un bene sempre nteressante per il portafoglio
Per gli investitori il metallo giallo resta un pilastro. "L'oro è sempre un bene molto interessante in un portafoglio. Spesso non fa niente per diversi anni, ma vi protegge in fasi di forte inflazione o di svalutazioni monetarie", spiega Bickel, con i fondamentali che restano solidi: "L'obiettivo di 5000 dollari l'oncia è giustificato rispetto al contesto attuale. Le banche centrali hanno annunciato acquisti importanti nei mesi a venire".
La divergenza tra gli istituti centrali (acquirenti a lungo termine) e mercati (venditori a breve) non è un segnale negativo, ma riflette strategie diverse. "I movimenti d'acquisto d'oro che si osservano sui mercati finanziari non sono necessariamente speculativi a breve termine", argomenta l'analista.
"Restano nel contesto di 'cedollarizzazione' e di rafforzamento dei beni reali nei portafogli". In quest'ultimo settore la domanda si è estesa all'uranio, che è molto richiesto, e alle terre rare, cruciali per la transizione energetica e l'intelligenza artificiale, conclude Bickel.
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