Il mistero di Tesla: perché non soffre la crisi dei chip?

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Il gruppo dell’auto elettrica ha riportato risultati record di vendita in Cina a settembre, in un mercato complessivamente in calo del 17%. Le ipotesi: alti margini e indiscussa superiorità nel “software engineering” le permettono di avere un trattamento di riguardo da parte dei produttori di semiconduttori.


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Carenza di chip: in Cina il peggior mese per il mercato dell’auto da marzo 2020.

Si infittisce il mistero su come fa Tesla a fronteggiare così bene la carenza di chip. Gli ultimi dati sulle vendite di auto in Cina diffusi oggi (martedì 12 ottobre) mostrano che a settembre c’è stato un calo generalizzato del mercato del 17% sullo stesso mese del 2020, con soltanto 1,58 milioni di veicoli venduti. Secondo la Cpca (China passenger car association) si tratta del peggior calo mensile dal marzo dell’anno scorso. Con questo risultato, l’intero terzo trimestre si è chiuso con una flessione del 13%.

Il ripiegamento del mercato, spiega la Cpca, è dovuto alla carenza di semiconduttori, più forte nel terzo trimestre a causa delle restrizioni messe in atto in Cina e in altri Paesi dell’Asia per arginare i nuovi casi di Covid. In particolare, l’epidemia ha avuto una fiammata in Malesia, che costituisce uno snodo importante nella catena produttiva dei chip.

A settembre record per Tesla di auto prodotte nella fabbrica di Shanghai.

In questo quadro Tesla ha segnato il suo record di auto prodotte in Cina con 56.000 veicoli consegnati, di cui 3.853 esportati al di fuori della Grande muraglia. Ad agosto la fabbrica di Shanghai aveva prodotto 44.264 auto, di cui 31.379 indirizzate all’esportazione.

L’azienda americana ha ovviamente beneficiato della forte crescita della domanda di auto elettriche nel Paese del Dragone. A settembre le vendite di quelli che in Cina sono classificati come “veicoli a nuova energia”, in gran parte auto elettriche, sono più che triplicate rispetto a un anno prima arrivando a 334.000 modelli venduti.

Fra i concorrenti di Tesla, Nio e Xpeng hanno venduto a settembre circa 10.000 veicoli elettrici ciascuno e Volkswagen ha venduto 10.126 modelli elettrici della serie ID.

A livello globale Tesla ha venduto nel terzo trimestre di quest’anno 241.300 veicoli, registrando una crescita del 20% sul trimestre precedente e del 73% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Il risultato è superiore al consensus degli analisti che si aspettava 221mila auto vendute.

Il confronto impietoso con Toyota, GM, Ford e Stellantis.

Il confronto con le vendite in Usa delle altre grandi Case automobilistiche americane è impressionante. Nel terzo trimestre General Motors ha accusato un calo del 32,8%, Ford ha perso il 27%, Stellantis il 19%. Tutte e tre hanno comunicato che la flessione delle vendite è dovuta alla carenza di chip che ha obbligato a frequenti fermate degli impianti.

Dan Ives, analista di Wedbush, fra i più attenti alle evoluzioni di Tesla, ha definito i risultati dell’azienda di Elon Musk “imponenti nonostante la carenza di chip”. La sua raccomandazione su Tesla è Buy con target price a 1.000 dollari.

Anche Forbes si è occupata del caso Tesla, chiedendosi come fa la società leader delle auto elettriche a non soffrire la carenza di chip che mette in difficoltà tutti i produttori di auto, compresa Toyota. Il colosso giapponese è noto per avere la più efficiente supply chain nel settore automobilistico, eppure nel mese di settembre ha dovuto tagliare la produzione del 40% per mancanza di semiconduttori.

La prima ipotesi avanzata da Forbes, in un articolo pubblicato pochi giorni fa, è che Tesla abbia saputo conquistarsi un trattamento di riguardo da parte dei produttori di chip grazie alla sua redditività altissima rispetto al resto del settore. Il suo gross margin è del 26%, contro il 10% circa di media dei produttori di auto. La stessa cosa, dice l’articolo, succede con Apple, che grazie ai suoi margini altissimi riesce a gestire le sue forniture di chip meglio dei concorrenti.

In più Tesla ha un vantaggio tecnologico. L’architettura avanzata dei suoi veicoli e le solide capacità dell’azienda nel “software engineering” le permettono di comprare e adattare alle sue esigenze anche chip pensati per utilizzi diversi dal settore automobilistico. Probabilmente, per i grandi produttori di automobili è molto più difficile fare la stessa cosa.

A Wall Street continua il rally: manca il 12% per tornare al top dei 900 dollari.

Sostenuto dai dati di vendita, in Borsa l’azione Tesla sta vivendo un periodo d’oro. Ieri il titolo ha chiuso a 792 dollari, in rialzo dello 0,8%, in una giornata di diffusa debolezza per Wall Street, con gli indici S&P500 e Nasdaq in calo dello 0,6%. Invertita la rotta dopo il declino dei primi mesi del 2021, negli ultimi cinque mesi (da metà maggio) Tesla è salita del 40% e la performance da inizio anno è +14%. Per raggiungere il massimo storico segnato a fine gennaio, quando sfiorò i 900 dollari, il titolo dovrebbe salire di un altro 12%.

Ma la maggioranza degli analisti è prudente: la media dei target price si assesta a 700 dollari, il 12% sotto l’attuale quotazione.


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Codice: TSLA.US
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