Il petrolio rallenta dopo cinque sedute consecutive di aumenti

L’incertezza per il Medio Oriente non si riduce e gli Stati Uniti annunciano l’aumento della pressione economica su Teheran con nuove misure finalizzate a isolare ulteriormente l'economia iraniana.
Indice dei contenuti
Petrolio in calo
Leggera frenata questa mattina per i prezzi del petrolio che però non cambia il quadro settimanale, caratterizzato da un forte rialzo dei prezzi.
Il Brent cede lo 0,70%, a 93 dollari, mentre i future sul greggio WTI ripiegano (-0,80%) a 86 dollari al barile.
Il benchmark del Mare del Nord sembra destinato a chiudere la settimana con un incremento di circa il 6% dopo cinque sedute utili consecutive.
Resta l’incertezza per il Medio Oriente
A sostenere le quotazioni è stato soprattutto l'escalation tra Stati Uniti e Iran, ancora non terminata. Washington si prepara infatti ad aumentare la pressione economica su Teheran con nuove misure finalizzate a isolare ulteriormente l'economia iraniana.
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato che i dettagli dell'iniziativa saranno illustrati lunedì prossimo. Il presidente Donald Trump ha descritto il piano come un vero e proprio “D-Day economico”.
Le nuove misure dovrebbero colpire direttamente l'Iran, ma potrebbero avere conseguenze anche per i Paesi e le società che continuano a intrattenere rapporti economici con Teheran. Tra i soggetti potenzialmente coinvolti c'è anche la Cina, elemento che aumenta il rischio di un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Washington e Pechino.
Il mercato teme quindi che un nuovo giro di vite sulle esportazioni iraniane possa aggravare una situazione dell'offerta già particolarmente tesa.
Stretto di Hormuz sempre più centrale
Il petrolio ha guadagnato oltre il 50% dall'inizio dell'anno, mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran ha portato il Medio Oriente in una fase di forte instabilità. Uno dei principali punti di attenzione resta lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitano importanti volumi di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.
Bessent ha affermato che gli Stati Uniti controllano il passaggio strategico e che le navi potrebbero uscire dall'area attraverso una rotta meridionale. Teheran, tuttavia, continua a sostenere di mantenere il controllo dello stretto, dove anche questa settimana si sono verificati nuovi attacchi contro imbarcazioni.
La situazione aumenta i timori degli operatori, perché qualsiasi ulteriore interruzione dei flussi attraverso Hormuz potrebbe avere conseguenze significative sui prezzi dell'energia.
Il rischio di una reazione della Cina
L'aspetto più delicato della nuova strategia americana riguarda però la Cina. Pechino è infatti di gran lunga il principale importatore di petrolio iraniano e ha già respinto l'idea che sanzioni e pressioni economiche possano risolvere la crisi, chiedendo invece una soluzione diplomatica.
Bessent ha sottolineato che la Cina dipende in misura significativa dall'energia proveniente dalla regione e ha invitato Pechino a sostenere l'iniziativa americana.
Secondo Josh Lipsky, vicepresidente per l'economia internazionale dell'Atlantic Council, non è però chiaro come Washington possa aumentare ulteriormente la pressione finanziaria sull'Iran senza provocare una forte reazione da parte della Cina.
Anche Chris Weston, responsabile della ricerca di Pepperstone, ha evidenziato i rischi legati alla strategia americana. L'introduzione di nuove sanzioni finalizzate a indebolire l'economia iraniana potrebbe infatti creare nuove turbolenze sul mercato petrolifero e innescare conseguenze difficili da controllare.
Il blocco dei porti iraniani
La nuova offensiva economica arriva mentre gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale ai porti iraniani con l'obiettivo di ridurre drasticamente le esportazioni di greggio di Teheran.
Secondo il governatore della Banca centrale iraniana Abdolnaser Hemmati, il provvedimento avrebbe già avuto un impatto molto significativo: i flussi di petrolio iraniano sarebbero infatti “quasi completamente fermi”.
Se questa situazione dovesse protrarsi, il mercato potrebbe trovarsi di fronte a una riduzione dell'offerta proprio mentre le tensioni geopolitiche stanno aumentando il premio al rischio incorporato nelle quotazioni.
Anche la Russia contribuisce alla tensione sul mercato
A complicare ulteriormente il quadro energetico internazionale ci sono gli attacchi ucraini contro infrastrutture petrolifere russe. Decine di attacchi hanno colpito nelle ultime ore raffinerie e terminali portuali della Russia, provocando nuove difficoltà per il settore energetico del Paese.
Gli effetti si stanno facendo sentire soprattutto sul mercato dei prodotti raffinati. In alcune regioni russe si sono verificati problemi di approvvigionamento dei carburanti, mentre il mercato globale del diesel è diventato particolarmente teso.
Il prezzo del diesel sta infatti crescendo a un ritmo molto più rapido rispetto al greggio, segnalando una crescente scarsità di prodotti raffinati.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
