Il punto di Antonio Tognoli

Il governatore della Banca dโItalia ha rimarcato la necessitร di uno strumento pronto per essere utilizzato in caso di necessitร evitando di dover creare di volta in volta un programma ad hoc, come a seguito della crisi dei debiti sovrani e durante la pandemia.
Con tutta la potenza di fuoco a disposizione della banca centrale e dei governi, dove sarebbe meglio investire?
Vendite al dettaglio della Germania MoM di aprile in uscita oggi alle 8:00 (stima 0,3% contro -0,1% di marzo), PMI manifatturiero Europeo di maggio alle 10:00 (stima 55,4 punti contro 55,5 di aprile), tasso di disoccupazione Europe di aprile alle 11:00 (stima 6,7% contro 6,8% di marzo) e ISM manifatturiero USA di maggio (stima 54,5 punti contro 55,4 di aprile).
Discorso corretto quello del governatore della Banca dโItalia nelle sue considerazioni finali. Occorre un recovery plan permanente, o comunque uno strumento pronto per essere utilizzato in caso di necessitร evitando di dover creare di volta in volta un programma ad hoc, cosรฌ come avvenuto a seguito della crisi dei debiti sovrani e durante la pandemia. Inutile girare tanto intorno al problema. Ovviamente questo veicolo dovrebbe accompagnare le discussioni in atto sulla riforma del patto di stabilitร e crescita, che come abbiamo avuto modo di dire diverse volte, come รจ strutturato attualmente non รจ compatibile con le finalitร per le quali รจ stato creato. In linea con quanto giร sperimentato con il programma NGeu, le risorse verrebbero reperite attraverso lโemissione di debito dellโUnione per trasferirle ai paesi membri al fine di impiegarle con criteri e per scopi concordati a livello europeo. Stiamo parlando dei primi passi dellโemissione di debito comune Europeo. Diverse sono infatti le ragioni per arrivare a forme di gestione comune di una parte dei debiti nazionali emessi in passato ed รจ innegabile il contributo che questo fornirebbe al rafforzamento della stabilitร dellโarea euro e alla creazione di un mercato delle obbligazioni pubbliche sovranazionali di spessore e liquiditร adeguati. Contributo che non mancherebbe di avere benefici anche nella prospettiva del completamento dellโunione bancaria (come noto il terzo pilastro manca ancora allโappello) e di quella del mercato dei capitali. Il problema, come รจ facile comprendere, รจ politico. In altre parole occorre la volontร di volerlo fare.
Negli ultimi anni sono state avanzate varie proposte di mutualizzazione dei debiti pubblici dellโEurozona, alcune peraltro molto fantasiose e poco realizzabili. La proposta piรน influente รจ stata quella avanzata nel 2011 dal Consiglio degli esperti economici tedeschi che, dieci anni dopo e opportunamente aggiornata, da un punto di vista strettamente economico potrebbe anche funzionare. Lโidea รจ quella di mettere i debiti in eccesso la soglia del 60% in un Fondo comune (detto ERF, European Redemption Fund) che si finanzia sul mercato per acquisire i debiti degli stati membri. In cambio, gli stati piรน fragili si sottoporrebbero a condizioni severe, volte a eliminare i debiti al di sopra della soglia e a far sรฌ che il Fondo possa cessare lโattivitร nellโarco di 20โ25 anni. Sono previste sanzioni, quali la cessazione dei riacquisti dei titoli in scadenza, per evitare che i paesi membri vengano meno agli impegni assunti in materia di politiche di bilancio. Unโaltra via sicuramente meno drastica, รจ quella di aumentare il denominatore (il PIL) mantenendo stabile il debito, fattibile perรฒ solo aumentando la produttivitร dei fattori di produzione (capitale e lavoro), la qualitร dei prodotti e lโexport. Eโ la via del NGeu e del PNRR.
Allo studio della BCE cโรจ anche uno scudo antispread. Il nuovo meccanismo potrebbe essere un ibrido tra il PEPP, che non prevedeva condizioni e lโOMT di Draghi che al contrario poneva alcune condizioni anche attraverso lโESM. In altre parole, un piano non troppo stringente ma vincolato per esempio alle condizioni giร in essere per il NGeu o che rispettino le condizioni della Commissione Europea. Sicuramente con un piano cosรฌ congeniato sarebbe piรน agevole per la BCE proseguire lungo la normalizzazione monetaria. Certo occorre fare i conti con i falchi che spingeranno per condizionare lโintervento dello scudo solo a โrealiโ situazioni che mettano in pericolo il cammino dellโUE verso la stabilitร finanziaria, escludendo interventi mirati a favore dei singoli Stati.
Ben sapendo che lโefficacia degli interventi di politica monetaria รจ sempre legata a doppio filo alla capacitร di convincere i mercati che non conviene sfidare la Banca Centrale, il piano sembra configurarsi come una sorta di riedizione del โwhatever it takesโ, in cui la BCE rimarca con forza il proprio impegno nei confronti di tutti i paesi dellโEuro. Vedremo se anche questa volta funzionarร .
La creazione di uno scudo che possa agire velocemente nelle situazioni di emergenza รจ una buona notizia per i mercati. Eโ chiaro tuttavia che a breve dovranno essere definiti gli ambiti di intervento in modo che il messaggio di politica monetaria sia il piรน chiaro possibile e induca gli speculatori a desistere dal loro intento o quanto meno a limitarlo.
Altri e diversi sono comunque gli ambiti di intervento della BCE per dare stabilitร al sistema, come per esempio il rifinanziamento a piรน lungo termine della terza serie OMRLT-III, in modo da non ostacolare la normale trasmissione della politica monetaria. Come giร annunciato, il Consiglio si attende che le condizioni specifiche delle OMRLT-III cesseranno di essere applicate a giugno di questโanno. Lo stesso valuterร inoltre lโadeguata calibrazione del sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, affinchรฉ la politica dei tassi di interesse reali negativi non limiti la capacitร di intermediazione delle banche in un contesto di liquiditร eccessiva. Tutte le manovre allo studio occorre che siano perรฒ inquadrate in piรน ampio piano di revisione degli obiettivi economici e politici dellโEuropa (prima devi avere chiara la strategia e poi la implementi).
Per il momento, con tutta la potenza di fuoco a disposizione della banca centrale e dei governi, dove sarebbe meglio investire? La risposta รจ nelle imprese maggiormente coinvolte dagli investimenti del NextGenerationEU e del PNRR che hanno di fronte unโopportunitร unica di sviluppo. Sono tutte quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto ma anche di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese che operano nella rivoluzione verde, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute.
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