Il punto di Antonio Tognoli

Inaspettata l'accelerazione della BCE sulla riduzione degli stimoli monetari, che segnala la maggior preoccupazione per lโinflazione record che per una crescita economica piรน debole poichรฉ lโinvasione russa dellโUcraina minaccia di spingere i prezzi ancora piรน in alto.
Secondo Tognoli, se la liquiditร lo permette, lโinvestimento a medio termine dovrebbe privilegiare le societร che possono aumentare i prezzi a fronte di una crescita dei costi di produzione
Fiducia dei consumatori dellโUniversitร del Michigan di marzo in uscita oggi alle 16:00 (stima 61,3 punti contro 62,3 di febbraio). La BCE ha inaspettatamente accelerato la riduzione degli stimoli monetari del programma APP, (prima di quanto il mercato si aspettasse), a 40 miliardi in aprile, 30 miliardi a maggio e 20 miliardi a giugno (erano 40 miliardi tutti i mesi), segnalando cosรฌ che รจ piรน preoccupata per lโinflazione che per la debolezza della crescita economica. Il fine tuning della politica monetaria del terzo trimestre dipenderร dalle prospettive, ovvero le decisioni dipenderanno dai dati. Il consiglio dei governatori รจ infatti pronto a rivedere le sue decisioni in termini di scadenze e di volume usando tuttavia la massima condizionalitร di fronte alla forte instabilitร attuale. Da non dimenticare che tutti titoli acquistati dalla BCE nellโambito dei diversi programmi, alla scadenza verranno rinnovati. Il rialzo delle aspettative della BCE per il 2022 relative allโinflazione e alla riduzione della crescita economica dovute alla guerra sono significative: la stima dโinflazione passa dal 3,2% di inizio dโanno al 5,1% attuale mentre la stima di crescita del PIL passa dal 4,2% al 3,7%.
Nel corso della conferenza stampa la Lagarde ha precisato piรน volte che le decisioni prese non rappresentano una svolta da falco, ma altro non sono che la logica conseguenza della flessibilitร , in linea con quanto deciso lo scorso dicembre e annunciato a febbraio, di fronte ai materiali effetti della guerra sullโinflazione, lโattivitร economica, la fiducia e il commercio. Sullโaumento dei tassi, pur non indicando una data, la Lagarde ha precisato che questo potrebbe avvenire mesi dopo la fine del QE oppure settimane dopo, ribadendo con questo la flessibilitร operativa che contraddistingue in questo momento lโazione della BCE. In altre parole, riteniamo che la BCE abbia lasciato intendere che se lโinflazione persisterร su livelli troppo elevati, terminerร il QE alla fine del secondo trimestre e preparerร un rialzo dei tassi probabilmente giร nel mese di settembre.
Sullโaltra sponda dellโAtlantico, Powell sembra proseguire sulla strada tracciata (la conferenza stampa si terrร il prossimo 16 aprile). Lโattuale shock geopolitico non rinvierร perรฒ lโaumento dei tassi previsto in 25 bp, ha dichiarato espressamente il presidente della FED, forte di un florido mercato del lavoro e di una crescita prezzi che non sembra voler diminuire (il dato di febbraio รจ pari al 7,9%, in ulteriore crescita rispetto al 7,5% di gennaio). Powell ha tenuto inoltre a sottolineare che se lโinflazione sarร piรน elevata del previsto, รจ pronto a muoversi in modo piรน aggressivo, aumentando il FED Funds di oltre 25 bp nelle prossime riunioni. Per Powell lโinflazione รจ comunque prevista scendere durante lโanno grazie ad una domanda aggregata piรน contenuta e una progressiva risoluzione dei problemi della supply chain.
Secondo il nostro modello tuttavia, per consentire allโinflazione di scendere al 2,5% (valore del gennaio 2020) sarebbe necessario che i prezzi del petrolio rimanessero sotto gli 85 dollari al barile per il resto dellโanno e che i prezzi dei prodotti agricoli diminuissero del 20% dai livelli attuali. Riteniamo che entrambi gli obiettivi siano, ad oggi, difficilmente raggiungibili.
Per quanto riguarda le decisioni di investimento รจ chiaro che queste dipendono da come il portafoglio รจ entrato nella crisi. In ogni caso, se la liquiditร lo permette, crediamo che lโinvestimento a medio termine debba privilegiare le societร che possono aumentare i prezzi a fronte di una crescita dei costi di produzione (ovvero quello che producono cassa e hanno una redditivitร superiore a quella media del proprio settore).
Per quanto riguarda invece i bond, le opportunitร di trovare rendimenti reali positivi sono limitate, a meno di forti cali dellโinflazione o dellโassunzione di un livello di rischio elevato. I titoli protetti dallโinflazione rappresentano una garanzia contro il fallimento della FED e della BCE nel contenere lโinflazione. Se questโultima dovesse rimanere alta gli investitori potrebbero anche guardare a strategie alternative, come per esempio gli hedge fund, per proteggersi dallโaumento dei tassi e dallโampliamento degli spread.
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