Il punto di Antonio Tognoli

I principali paesi Europei hanno aumentato il debito e il deficit negli ultimi due anni, ma sono stati pochi i segnali di allarme da parte degli investitori. Negli ultimi 25 anni in Italia il tasso di interesse รจ stato maggiore del tasso di crescita del PIL, mentre la spesa pubblica e la pressione fiscale sono considerate quasi come immodificabili.
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Il debito pubblico รจ abbastanza grande da badare a se stesso (R. Reagan).
Il debito mondiale รจ prossimo a toccare i 300 triliardi di dollari, ovvero il 380% del PIL globale (nel 2019 era il 320%). Nei paesi dellโarea euro, a causa delle misure di emergenza per contrastare il coronavirus il debito a fine 2021 sarร di 11,3 trilioni di euro, pari al 100,5% del PIL. Tutti i principali paesi Europei hanno aumentato il debito e il deficit negli ultimi due anni. Ci sono stati tuttavia pochi segnali di allarme da parte degli investitori, grazie al fatto che il costo del debito si mantiene contenuto quale effetto dei programmi di acquisto delle banche centrali. Prendiamo per esempio lโItalia che, dopo la Grecia, รจ il paese Europeo con il piรน alto rapporto debito/PIL: 156,3% a fine 2021 (รจ stato cosรฌ elevato solo nel 1920). Gli investitori non si preoccupano se sanno che lo stato potrร far fronte alla spesa per interessi aumentando le tasse o anche riducendo le spese. Se tuttavia il livello del debito รจ elevato e lโavanzo primario non รจ sufficiente per determinarne una tendenza alla riduzione in rapporto alla dimensione dellโeconomia, allora cominciano i problemi.
La situazione รจ piรน grave quando il tasso dโinteresse รจ persistentemente maggiore del tasso di crescita dellโeconomia: questa situazione genera il cosiddetto โeffetto palla di neveโ, ossia lโaccumulo di debito per effetto dellโinteresse composto, che obbliga a tenere un livello piรน elevato di avanzo primario. Eโ proprio la situazione Italiana pre-pandemia.
Il tasso di interesse e tasso di crescita del PIL a confronto
I dati macroeconomici dicono che negli ultimi 25 anni in Italia il tasso di interesse รจ stato maggiore del tasso di crescita del PIL (trascuriamo quello straordinario del 2021), mentre la spesa pubblica e la pressione fiscale sono considerate quasi come immodificabili. La differenza fra tasso di interesse e tasso di crescita appare inoltre endogena: una condizione di scarsa fiducia nella capacitร dello stato di far fronte alle proprie obbligazioni nei confronti dei detentori dei titoli pubblici spinge verso lโalto il tasso di interesse e verso il basso il tasso di crescita. La prospettiva del default (che grazie a Draghi sembra allontanarsi) o di maggiori tasse per evitare il default, tiene lontani non solo gli investitori finanziari, ma anche le imprese, nazionali ed estere (le Italiane delocalizzano e quelle estere se ne vanno dallโItalia), e deprime gli investimenti in capitale produttivo. Si ingenera cosรฌ un circolo vizioso, in cui la bassa crescita interagisce con lโalto debito e i due problemi si aggravano a vicenda. Quando il sistema economico al di fuori del paese comincia a scricchiolare (vedi 2008) i paesi che non hanno โspazio fiscaleโ sono costretti ad importare la recessione, che peggiora ulteriormente il rapporto debito/PIL e rende necessarie politiche restrittive che aggravano i problemi dellโeconomia reale, causano fallimenti delle imprese, disoccupazione e aumento della povertร e di tutti gli indicatori di disagio sociale (sembra un situazione nota?).
Per mettere in sicurezza i conti del paeseย lโeconomia suggerisce che occorreย un avanzo primario fra il 3 e il 4% lโanno mantenuto per molti anni. Nessun movimento politico accetterebbe di essere etichettato come il partito delle tasse e/o di drastici tagli alla spesa nellโordine di quelli che sarebbero necessari. Va detto che anche il Fondo monetario giunge comunque alla conclusione che avanzi primari del 3-4% non sono realistici per lโItalia.
Esistono soluzioni alternative? Certo che esistono. Negli ultimi anni sono state avanzate varie proposte di mutualizzazione dei debiti pubblici dellโEurozona. Diverse sono le soluzioni, alcune peraltro molto fantasiose e poco realizzabili. La proposta piรน influente รจ stata quella avanzata nel 2011 dal Consiglio degli esperti economici tedeschi. Lโidea era quella di mettere i debiti in eccesso della soglia del 60% in un Fondo comune (detto ERF, European Redemption Fund) che si sarebbe finanziato sul mercato per acquisire i debiti degli stati membri. In questo modo, gli stati piรน solidi dellโEurozona avrebbero dato prova di una forte solidarietร nei confronti degli stati piรน fragili. In cambio questi ultimi si sarebbero sottoposti a condizioni assai severe, volte a eliminare i debiti al di sopra della soglia e a far sรฌ che il Fondo potesse cessare lโattivitร nellโarco di 20โ25 anni.ย Erano previste sanzioni rigorose, quali la cessazione dei riacquisti dei titoli in scadenza, per evitare che i paesi membri venissero meno agli impegni assunti in materia di politiche di bilancio. Unโaltra via รจ quella di aumentare il denominatore (il PIL), mantenendo stabile il debito (strada perรฒ non certo facile).
Insomma, il debito pubblico รจ una palla al piede che non consente al PIL Italiano di crescere al suo potenziale (2-2,5%) ma solo dello zero virgola e per questa via rende tutti noi sempre piรน poveri. Per questo diventano importanti e strategici gli investimenti del PNRR, che al momento sembrano i soli in grado di rimettere in moto il paese.
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