Il punto di Antonio Tognoli

Secondo Tognoli, considerato per il momento il mancato aumento dei tassi e il presistente scenario di inflazione, probabilmente gli investitori continueranno a privilegiare i titoli value anche per la rimanente parte del 2022. Rotazione settoriale che andrร a privilegiare i titoli di quelle societร che presentano una redditivitร e una produzione di cassa sostenibili in modo da garantire un flusso costante e in crescita di dividendi (altra componente del rendimento complessivo da privilegiare spostandosi sui titoli value).
PhillyFed di febbraio in uscita oggi alle 14:30 (stima 20 punti contro 23,2 di gennaio) e richiesta di sussidi alla disoccupazione USA WoW (stima 220k contro 223 della settimana precedente). Siamo alla metร di febbraio e, nonostante gli indici azionari non si siano mossi in modo significativo rispetto alla chiusura dโanno, in realtร la loro composizione interna รจ invece cambiata. Come era nelle attese, con lโaumento dei tassi alle porte gli investitori hanno acquistato i titoli value e venduto quelli growth, e questo si รจ ovviamente riflesso nella loro performance: dallโinizio dellโanno infatti il complesso dei titoli value ha infatti decisamente sovraperformato quello dei titoli growth, piรน sensibili alla variazione dei tassi interesse.
Considerato che per il momento i tassi non sono ancora stati aumentati e che siamo entrati in uno scenario di inflazione piรน persistente delle attese, รจ facile prevedere che gli investitori continueranno a privilegiare i titoli value anche per la rimanente parte del 2022. Rotazione settoriale dunque che andrร a privilegiare i titoli di quelle societร che presentano una redditivitร e una produzione di cassa sostenibili in modo da garantire un flusso costante e in crescita di dividendi (altra componente del rendimento complessivo da privilegiare spostandosi sui titoli value). Chiaro che comunque la scelta tra componente value o growth del portafoglio dipende dallโorizzonte temporale dellโinvestimento: non sono infatti da temere le societร growth se lโorizzonte di investimento รจ a medio e lungo termine.
Ci sono tuttavia almeno tre fattori che potrebbero in qualche modo inficiare la crescita dei mercati. Il primo problema rimane lโinflazione, impennatasi per effetto delle strozzature dellโofferta e del prezzo dellโenergia, che ha fortemente ridotto il potere dโacquisto dei consumatori. Il secondo fattore riguarda le tensioni geopolitiche che continuano a minacciare la pace mondiale, ma che non sembrano riflesse nel valore dei CDS. Lโultimo tema riguarda lโatteggiamento della FED, che a gennaio si รจ dimostrata meno favorevole ai mercati e che potrebbe privilegiare una rientro dei tassi reali negativi piรน veloce del previsto.
La nostra visione sui mercati azionari continua ad essere moderatamente positiva e non vediamo la fine del fenomeno TINA (There Is No Alternative), almeno fintantochรฉ i tassi di interesse reali rimarranno negativi. Siamo comunque convinti che occorra ancora un poโ di tempo perchรฉ il testimone della performance dei prezzi passi dalla liquiditร alla crescita degli utili. In questo frangente la strategia che riteniamo corretta รจ quella che prevede la copertura del portafoglio attraverso lโacquisto/vendita di call/put.
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