Il punto di Antonio Tognoli

19/04/2022 07:00
Il punto di Antonio Tognoli

Il PNRR potrebbe essere definito il new deal italiano. Ma per il 2022 lโ€™esame si concentrerร  non solo su obiettivi qualitativi, ma anche quantitativi.

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Nessun dato significativo per i mercati in uscita oggi. La scorsa settimana la Commissione UE ha deciso il pagamento allโ€™Italia di 21 miliardi di euro nellโ€™ambito del PNRR, grazie al raggiungimento dei 49 obiettivi concordati per fine 2021. Obiettivi per lo piรน qualitativi. Bene. Peccato che per il 2021 lโ€™Italia avrebbe dovuto spendere 13,7 miliardi di euro, ma la spesa certificata si รจ fermata a 5,1 miliardi di euro, ovvero il 37% circa. Non entro nelle motivazioni, che mi sembrano piรน politiche che economiche. La gran parte dei fondi era destinata ad interventi giร  previsti dai programmi italiani e il recovery plan si limitava a cambiare la fonte di finanziamento, ma una parte era dedicata a nuovi progetti che avrebbero dovuto accelerare la crescita del Paese. Nel 2022 la musica cambia perรฒ (qualcuno potrebbe obiettare che occorrerebbe cambiare anche i suonatori) perchรฉ lโ€™esame si concentrerร  su 17 obiettivi quantitativi, non basta piรน la qualitร . Occorre quindi che una parte delle 2.500 pagine del PNRR inviate a Bruxelles vengano rese concrete. Come noto, il 2022 prevede il versamento di due rate, per un totale da 40 miliardi (di cui la prima รจ quella pagata) ovviamente legate al rispetto da parte dellโ€™Italia di 100 condizioni (83 quantitative e 17 qualitative) delle quali a giugno ci sarร  la prima verifica. Secondo lโ€™Osservatorio dellโ€™Universitร  Cattolica di Milano guidato da Carlo Cottarelli, le principali riforme che dovranno essere varate entro giugno dallโ€™Italia saranno lโ€™avvio del nuovo Codice dei contratti pubblici e degli appalti, le disposizioni per combattere lโ€™evasione fiscale e la pianificazione della spending review. Entro fine anno invece dovranno essere assegnati i lavori per lโ€™alta-velocitร  sulle tratte Napoli-Bari e Palermo-Catania e dovrร  arrivare lโ€™approvazione della legge sulla concorrenza che riguarderร  le concessioni per rifiuti, trasporti locali e distribuzione del gas (su questโ€™ultimo punto qualcosa potrebbe tuttavia cambiare). Per 23 delle 100 condizioni del 2022, nota lโ€™Osservatorio, sarร  cruciale il ruolo del Parlamento.

Sarร  sufficiente per il nostro Paese per cominciare ad aggiustare i conti pubblici? Negli ultimi due anni lo scostamento di bilancio complessivo รจ stato pari a circa 185 miliardi di euro. Nel 2022, secondo le stime del Governo, il rapporto deficit/pil dovrebbe ridursi al 5,6% (dal 9,4% del 2021) e arrivare al 3,9% nel 2023. Lo scoppio della guerra e tutti i problemi economici che questa si porterร  dietro (non siamo infatti ancora arrivati al cessate il fuoco) potrebbero tuttavia ritardare il rientro del deficit, anche alla luce della risalita dei tassi di interesse e della pressione politica sulla spesa pubblica (come si รจ visto nellโ€™ultima legge di Bilancio). I settori che entrerebbero in crisi, se la guerra dovesse prolungarsi e le sanzioni inasprirsi, potrebbero infatti portare ad un rallentamento economico generale maggiore del previsto, e necessiterebbero di nuove risorse da reperire con un ulteriore scostamento di bilancio (al momento sotto la valutazione dellโ€™esecutivo) che abbiamo stimato in circa 30 miliardi (circa un punto e mezzo di Pil). Da non sottovalutare inoltre la questione demografica che sta diventando una delle variabili economiche di maggior peso, ancor di piรน per lโ€™Italia, che potrebbe avere nel medio periodo un impatto sullโ€™offerta di lavoro: secondo i dati di Unioncamere in Italia la percentuale di profili professionali introvabili รจ passata dal 26,5% del 2019 al 40,4% di oggi.

E facile quindi capire come gli investimenti del PNRR siano fondamentali per lo sviluppo del Paese. Prima della guerra, rispetto allo scenario base del 2023 per esempio, il PIL รจ atteso crescere del 3% in piรน mentre lโ€™occupazione del 3,2% in piรน. Stime che giocoforza dovranno necessariamente essere ridotte, ma รจ facile capire che senza il supporto del PNRR saremmo probabilmente in recessione. Dipende dalla durata del conflitto, la crescita dal 2024 al 2026. Giร  da questi semplici dati si percepisce il cambiamento del paradigma economico Italiano nei prossimi anni e perchรฉ il PNRR potrebbe essere definito il new deal. Non possiamo dunque permetterci di sedere sulla riva del fiume ad aspettare.

Con lo scenario sopra delineato, riteniamo che i settori da privilegiare siano tutti quelli interessati dal PNRR. In particolare quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto e di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese avamposto della rivoluzione verde, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute. La crescita delle imprese nazionali che operano in questi settori, dovrebbe in seguito anche fare da volano per la loro ulteriore espansione internazionale, a beneficio della redditivitร .

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