Il punto di Antonio Tognoli

20/04/2022 06:45
Il punto di Antonio Tognoli

รˆ ormai chiaro ed evidente che cosรฌ come รจ strutturato il patto di stabilitร , basato sulle quattro note variabili (deficit, debito, spesa e saldo del bilancio strutturale) non funziona. Come evidenzia Tognoli, la situazione economica alla base del patto รจ infatti del tutto teorica (PIL in una situazione nรฉ di boom economico nรฉ di recessione) e non cโ€™รจ una metodologia di calcolo condivisa, ma soprattutto perchรฉ nonostante le numerose violazioni nessun paese ha mai pagato alcuna sanzione.

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Produzione industriale Europea MoM di febbraio in uscita oggi alle 11:00 (stima 0,8% contro 0% di gennaio) e scorte di petrolio WoW USA alle 16:30 (stime 0,863 mln di barili contro 9,38 mln della scorsa settimana).

Come noto, a seguito del Covid-19 le regole fiscali dellโ€™Unione Economica e Monetaria sono stateย sospese perchรฉ ritenute troppo rigide anche dai falchi del Nord Europa: ricordo che in periodi non sospetti, Prodi in unโ€™intervista a Le Monde del 2002 aveva criticato la rigiditร  della regole.

Il Patto di stabilitร  si reggeva (regge) suย due pilastri: la carota della credibilitร  tutta tedesca sul fronte di politica monetaria e il bastone che poteva arrivare fino ad una sanzione monetaria in caso di deficit eccessivo qualora questo sforasse il 3% del PIL. Per anni ci siamo imposti tale regole quasi come un dogma, dividendo le politiche fiscali in virtuose e vizioseย in base al saldo annuale, non facendo nessun tipo di riferimento alla qualitร  della spesa pubblica. Presto si รจ perรฒ capito che lโ€™applicazione pratica delle regole era poco fattibile: nel novembre 2003 per esempio, il Consiglio non ha votato le sanzioni proposte dalla Commissione per Francia e Germania per deficit eccessivo.

Piรน volte il patto di stabilitร  รจ stato oggetto di revisione:ย nel 2005, ponendo lโ€™accento al ciclo economico, la Commissione ha invitato i Paesi ad inasprire la politica fiscale nei periodi di vacche grasse e allentarla nei periodi di magra (la proposta Italiana era invece quella di scorporare dal calcolo del deficit la spesa per investimenti funzionali alla crescita, la cosiddetta golden rule).

Nel 2008 si รจ capito che lโ€™ossessione maniacale sui saldi pubblici aveva in realtร  nascosto altri squilibri, tra i quali per esempio quello sul fronte del debito privato. La politica di bassi tassi nellโ€™area euro aveva infatti generato una bolla di contingent liabilities esplosa in Paesi quali Irlanda e Spagna. Arriviamo alla crisi del debito sovrano (tra il 2011 e il 2014) quando il patto รจ stato oggetto di una sequenza di riforme (Six-Pack, Two-Pack e Fiscal Compact).

La domanda da un miliardo di euro รจ che cosa succederร  ad emergenza Covid-19 e guerra finita (perchรฉ, statene certi, finiranno). Eโ€™ ormai chiaro ed evidente a tutti che cosรฌ come รจ strutturato il patto di stabilitร , basato sulle quattro note variabili (deficit, debito, spesa e saldo del bilancio strutturale) non funziona. La situazione economica alla base del patto รจ infatti del tutto teorica (PIL in una situazione nรฉ di boom economico nรฉ di recessione) e non cโ€™รจ una metodologia di calcolo condivisa, ma soprattutto perchรฉ nonostante le numerose violazioni nessun paese ha mai pagato alcuna sanzione: del resto che senso avrebbe multare una Paese che ha giร  problemi di bilancio? (La Grecia รจ stato un problema diverso).

Tanto รจ vero che giร  prima della pandemia (nel febbraio 2020), la Commissione Europea aveva avviato un dibattito pubblico sullโ€™efficacia della sorveglianza economica. A distanza di due anni il quadro รจ assai cambiato e in peggio: basta dare uno sguardo al debito pubblico rispetto al PIL dei Paesi dellโ€™area euro che ha raggiunto lโ€™88% circa a fine 2021 (dal 72,3% del 2019) e molti sono i Paesi lontani da quel 60% considerato un livello di debito pubblico sostenibile. Di fatto non esiste una soglia al di sopra della quale un debito diventa di per sรฉ insostenibile (il rapporto debito / PIL del Giappone รจ oltre il 200%). Eโ€™ vero invece che la spesa per interessi dovuta ai larghi spread di molti paesi indebitati sottrae loro risorse che potrebbero essere investite per sostenerne la competitivitร . E questo avviene in un periodo storico in cui gli investimenti dellโ€™area euro sono in contrazione: la media dei Paesi dellโ€™area euro รจ passata dal 24% del PIL nel decennio 1999-2008, al 20% nel decennio 2010-2019. E con il Covid e la guerra rischia di ridursi ulteriormente.

Un forte aiuto arriverร  dal piano per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility) che aiuterร  a sostenere lโ€™attuazione delle riforme e degli investimenti con 312,5 miliardi di euro di sovvenzioni e fino a 360 miliardi di euro in prestiti. Questo strumento di debito Europeo รจ tuttavia temporaneo e qualsiasi riforma del Patto non potrร  derogare da due fondamentali regole: la prima matematica e la seconda politica. Come noto, la politica fiscale รจ soggetta a un vincolo di bilancio temporale, laddove i deficit devono essere controbilanciati da surplus in modo tale che la loro somma, ragionando in termini temporali, sia pari a zero. Se cosรฌ non fosse, nel lungo periodo il debito potrebbe esplodere e ovviamente nessuno sarebbe disposto a finanziare un Paese con tale rischio: esiste infatti un livello di rischio non controbilanciabile da nessun rendimento.

La presidenza Francese dellโ€™Unione, cha scadrร  alla fine di giugno, potrebbe ancora portare almeno ad alcune bozze di riforma del Patto. Certo, occorrerร  aspettare ancora qualche tempo per vedere il risultato delle elezioni francesi. Non sappiamo come sarร  il patto di stabilitร  dellโ€™Europa fra cinque anni, ma siamo sicuri che sarร  diverso da quello attuale.

Nel frattempo riteniamo che, pur con tutta la cautela del buon padre di famiglia, sia preferibile detenere azioni piuttosto che obbligazioni. E questo almeno fintanto che i tassi di interesse reali rimarranno negativi. Per dirla come Buffett, in caso di guerra o forti distorsioni del mercato, รจ preferibile investire in aziende che hanno un vantaggio competitivo stimato per un lasso di tempo ragionevolmente ampio. Il segreto di Buffett, se cosรฌ si puรฒ chiamare, รจ la grande capacitร  di fare analisi sul lungo periodo. Perchรฉ guardare al lungo periodo equivale a concentrarsi sullโ€™acquisto di societร  ben gestite, con forti vantaggi competitivi e a prezzi ragionevoli. E credetemi ce ne sono diverse.

Secondo il nostro giudizio e senza scomodare Buffett, รจ meglio privilegiare le aziende dellโ€™energia (recentemente Buffett ha comprato il 15% delle azioni della Occidental Petroleum) e dei materiali, insieme ai settori difensivi dellโ€™assistenza sanitaria e dei servizi pubblici. Cosรฌ come i titoli value (Buffet ha acquistato la maggioranza delle azioni della compagnia assicurativa Alleghany Corporation) e quelli delle industrie di prodotti chimici per lโ€™agricoltura (vista la tensione nei mercati dei fertilizzanti). Ma anche gli immobili, che storicamente hanno offerto una buona protezione in periodi inflazionistici.

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