Il punto di Antonio Tognoli

26/04/2022 06:45
Il punto di Antonio Tognoli

L'inflazione attuale potrebbe portare a una spirale di crescita di costi e prezzi che si autoalimenta. In tale scenario solo le aziende con elevato pricing power potranno mantenere i profitti. Secondo Tognoli, per evitare questo scenario occorre una manovra a tenaglia che coinvolga la politica, le banche centrali, i governi e la politica fiscale.

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Ordini di beni durevoli USA YoY di marzo in uscita oggi alle 14:30 (stima 1% contro -2,2% di febbraio) e fiducia dei consumatori USA MoM di aprile alle 16:00 (stima 106 punto contro 107,2 di marzo).

Nel 2019 prima della pandemia il tasso di disoccupazione USA aveva toccato il 3,5%, al di sotto quindi del tasso naturale pari al 4% circa indicato dagli economisti come rappresentativo dellโ€™economia, senza che questo generasse spinte inflazionistiche. I dati del mese di aprile indicano che siamo al 3,6% (molto vicini quindi al 3,5% toccato nel 2019). Ci sono tuttavia profonde differenze e non di poco conto tra il dato attuale e il 3,5% del 2019: le spinte salariali (nellโ€™ultimo anno le retribuzioni USA calcolate utilizzando la paritร  del potere dโ€™acquisto sono cresciute del 6%), che si fanno sempre piรน pressanti con unโ€™inflazione prossima al 7,5% e aprono la strada ad un aumento generalizzato dei prezzi, lโ€™energia il cui prezzo non accenna a diminuire (che ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2008) e quello delle materie prime, sempre piรน scarse e con prezzi in crescita. Eccola la differenza sostanziale: lโ€™inflazione, che appare oggi molto piรน insidiosa del 2019 perchรฉ arriva da tutte le componenti produttive: lavoro, energia e materie prime. E presto, potrebbe arrivare anche dal costo del capitale (nel meeting del prossimo 4 maggio la FED potrebbe decidere di aumentare i tassi di 0,5 bp). Le imprese dovranno quindi fare i conti con crescenti costi dei fattori produttivi. In generale, questo genera una crescita dei prezzi di vendita di beni e servizi che a loro volta interagiscono con i costi di produzione di altri beni e servizi, influenzandosi reciprocamene. Il risultato finale รจ una spirale di crescita di costi e prezzi che si autoalimenta. Difficile che in questo scenario le imprese siano in grado di mantenere i profitti, visto che non tutte sono in grado di aumentare i prezzi finali di vendita di una percentuale almeno pari allโ€™aumento dei costi.

Cโ€™รจ ancora tempo per evitare questo scenario? Poco, ma cโ€™รจ. Ma occorre una manovra a tenaglia, in prima battuta politica (non รจ un mistero che la Cina abbia fatto incetta di materie prime sostenendone i prezzi e che lโ€™arrivo del petrolio Iraniano sul mercato ridurrebbe lโ€™incremento dei prezzi energetici) che agisca sul lato dellโ€™offerta in modo da consentire una minore spinta inflazionistica da costi. Allo stesso tempo, occorre agire sul lato della domanda. Alle banche centrali spetta il compito di ridurre la qualitร  di moneta (e la sua velocitร  di circolazione) e ai governi spetta invece il compito di non far crescere troppo i prezzi, perchรฉ questo scatenerebbe pressioni salariali innescando la pericolosa spirale salari / prezzi. Anche la politica fiscale puรฒ concorrere al controllo dellโ€™inflazione: una diminuzione delle imposte indirette genera una riduzione dei prezzi, perchรฉ esse gravano sul prezzo dei beni. Non vale per quelle dirette dove la loro diminuzione aumenta il reddito disponibile e quindi i consumi (in realtร  anche il risparmio). Per ridurre lโ€™inflazione occorrerebbe quindi aumentare le imposte dirette (IRPEF, IRES) e diminuire quelle indirette (IVA). Da non sottovalutare che anche la spesa pubblica puรฒ concorrere alla diminuzione dei prezzi, attraverso la diminuzione delle spese dello Stato, diminuendo la spesa corrente (interessi passivi o salari) e riducendo la spesa in conto capitale (costruzione di opere pubbliche). Chiaramente tutto questo ci porta perรฒ a dover accettare una riduzione della crescita economica e un aumento della disoccupazione.

Le banche centrali ed i governi hanno dato prova negli ultimi due anni di aver agito in modo corretto (anche se non sempre tempestivo, collocandosi spesso dietro la curva). Non ci sono fondati motivi per i quali non dovrebbero continuare a farlo. Certo รจ che lo scenario internazionale รจ ulteriormente complicato dalla guerra in corso e dalla forte globalizzazione dellโ€™economia.

Il dispiegarsi della politica monetaria e ancor piรน quella fiscale, richiede tuttavia tempo. E, come รจ noto, il tempo รจ denaro. Quali investimenti consentono di seguire il cammino della politica economica verso la situazione di equilibrio? Intanto la scelta del periodo temporale, che deve essere necessariamente a medio e lungo termine. Crediamo che lโ€™investimento debba privilegiare le societร  che possono aumentare i prezzi a fonte di una crescita dei costi di produzione (ovvero quello che producono cassa e hanno una redditivitร  superiore a quella media del proprio settore).

Per quanto riguarda invece i bond, le opportunitร  di trovare rendimenti reali positivi sono limitate, a meno di forti cali dellโ€™inflazione o dellโ€™assunzione di un livello di rischio elevato. I titoli protetti dallโ€™inflazione rappresentano una garanzia contro il fallimento nel contenere lโ€™inflazione (le banche centrali al momento non hanno avuto tanto successo su questo fronte). Se questโ€™ultima dovesse rimanere alta gli investitori potrebbero anche guardare a strategie alternative (hedge fund ?)per proteggersi dallโ€™aumento dei tassi e dallโ€™ampliamento degli spread.

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