Il punto di Antonio Tognoli

La guerra potrebbe avere un impatto concreto sullโeconomia e sullโinflazione Europea, maggiore delle aspettative per effetto dellโindebolendo del commercio internazionale e del clima di fiducia generale.
Prezzi al consumo della Germania YoY di marzo in uscita oggi alle 14:00 (stima 6,1% contro 5,1% di febbraio), occupati USA ADP di marzo alle 14:15 (stima 438k contro 475k di febbraio) e PIL USA del 4Q alle 14:30 (stima 7,1% contro 2,3% del 3Q). Che lโinvasione Russa dellโUcraina facesse piรน male allโEuropa che agli Stati Uniti, รจ stato chiaro fin da subito. E i primi segnali non hanno tardato molto a manifestarsi. Il PIL della Germania, secondo lโIstituto Economico IWF, รจ infatti previsto crescere del 2,2% nel 2022, anzichรฉ del 4% indicato nella stima precedente. E se la locomotiva Europea riduce il traino, difficilmente gli altri paesi riusciranno a fare meglio. Questo significa che le nuove stime di crescita della BCE rilasciate a valle del meeting del 10 marzo (nel 2022 il PIL รจ atteso crescere del 3,7%), potrebbero quindi essere troppo ottimistiche. In altre parole, la guerra potrebbe avere un impatto concreto sullโeconomia e sullโinflazione Europea, maggiore delle aspettative per effetto dellโindebolendo del commercio internazionale e del clima di fiducia generale. Ovviamente si tratta di stime, la cui realizzazione o meno dipende in buona parte dagli sviluppi del conflitto e/o dagli effetti delle sanzioni.
In passato le recessioni economiche sono state provocate da un improvviso rialzo dellโinflazione. In seguito, le frenate dellโeconomia causate da un aumento dei tassi di interesse ed un aumento del credito, hanno scatenato la paura degli investitori (i.e. la bolla internet del 2001 o il fallimento di Lehman Brothers nel 2008). Lโinflazione, scesa a seguito della frenata economica, si manteneva perรฒ bassa. Oggi assistiamo invece ad una forte espansione del debito per via di tassi dโinteresse particolarmente bassi e un altrettanto forte balzo dellโinflazione. Parallelamente le famiglie hanno ridotto lโindebitamento rispetto alla crisi del 2008, mentre le imprese lo hanno invece aumentato.
In circostanze normali la BCE avrebbe giร aumentato i tassi dโinteresse per anticipare e limitare lโincremento dei prezzi. Ma ha preferito non farlo (almeno per il momento) per il timore di creare tensioni sui mercati obbligazionari e mettere in difficoltร i paesi a debito piรน elevato e perchรฉ agire sul costo del denaro รจ decisamente penalizzante in un contesto di potenziale stagflazione. La situazione รจ complessa anche per i governi, alle prese con elevati livelli di debito pubblico in uscita dalla pandemia. Un ulteriore aumento del debito rischia infatti di creare preoccupazioni presso gli investitori e di pesare sullโeconomia: potrebbe essere una buona occasione per spostare i programmi di spesa a livello comunitario in modo da evitare di pesare sulle finanze pubbliche nazionali. Per la veritร qualche esperimento รจ giร stato fatto: in piena pandemia รจ stato per esempio creato il piano SURE, ideato per finanziare sussidi alla disoccupazione. Questo ha preso a prestito sui mercati 94,3 miliardi di euro, e ha distribuito a 19 paesi su 27 un totale di 89,6 miliardi di euro. Un qualcosa di analogo potrebbe essere vincente anche in questa circostanza per aiutare le imprese in crisi, proteggere i consumatori dal forte aumento dellโenergia, diversificare le fonti energetiche.
In tema di strategia, riteniamo che un successo dei colloqui di pace consentirebbe un incremento del beta del portafoglio anche attraverso una rivalutazione tra titoli growth e value. Sempre comunque avendo un occhio di riguardo alla diversificazione. Qualora viceversa la guerra dovesse prolungarsi ulteriormente, crediamo che la strategia piรน corretta possa essere quella esattamente contraria e che vede una diminuzione del beta del portafoglio.
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