Il punto di Antonio Tognoli

Da oltre due mesi i 27 paesi europei sono tenuti sotto scacco dalla Russia. Secondo Tognoli, di fronte alle minacce di Putin la UE deve unire le forze e non disperderle. Ecco dunque alcuni interventi inderogabili in grado di salvarla.
PMI composito Europeo di aprile in uscita oggi alle 10 (stima 57,7 punti contro 54,9 di marzo), vendite al dettaglio Europee YoY di marzo alle 11:00 (stima 0,2% contro 0,3% di febbraio), occupati USA ADP di aprile alle 14:15 (stima 395k contro 455k di marzo), ISM USA non manifatturiero di aprile alle 16:00 (stima 58,5 punti contro 58,3 di marzo).
Di Powell e dellโeconomia USA abbiamo scritto ieri. Oggi parliamo invece di Europa. Cosรฌ come allโindomani dellโattacco alle torri gemelle il mondo dellโeconomia ha subรฌto un profondo cambiamento, crediamo che lโinvasione della Russia in Ucraina sia in grado di cambiare profondamente il corso economico dellโEuropa. Forse per la prima volta dalla seconda guerra mondiale lโEuropa sta vivendo una situazione di paura mista allโincertezza che il conflitto possa estendersi a tutto il continente, minando alla radice le nostre certezze. LโEuropa si รจ scoperta di colpo debole sia sotto il profilo politico (non sembra infatti in grado di risolvere il conflitto), sia sotto quello economico, visto che un paese (la Russia) la cui potenza industriale e il PIL sono un infinitesimo di quello Europeo, tiene da oltre due mesi 27 paesi sotto scacco.
Ci sentiamo di poter affermare che la globalizzazione che ha sostenuto la crescita economica mondiale degli ultimi decenni รจ vicina alla fine. Il che non vuol dire che i governi delle prime 4 economie Europee (Italia, Germania, Francia e Spagna) non possano concordare iniziative necessarie per cercare di risolvere le drammatiche necessitร economiche dalla guerra. Questi sono chiamati quanto prima a consolidare una concreta e stretta cooperazione politica ed economica: di fronte alle minacce di Putin la UE deve unire le forze e non disperderle. Il rischio รจ che le divisioni tra paesi sovranisti ed europeisti possa portare alla rapida frantumazione dellโUnione Europea, perchรฉ questa volta il whatever it takes non funzionerebbe. Guardiamo i dati, che dicono che lโEuropa potrebbe entrare ancora una volta in recessione: le economie si trovano di fronte ad una crisi energetica e inflazionistica, i debiti crescono, la disoccupazione aumenta e molte imprese sono a rischio fallimento. In questa situazione il ritorno del fiscal compact (come piรน volte invocato dai falchi dellโUnione) affonderebbero definitivamente lโeconomia. LโEuropa รจ quindi storicamente di fronte a un bivio. La sopravvivenza passa attraverso una cambio di direzione di marcia e di velocitร a 180 gradi. Cosa serve allora alla rinnovata Europa politica ed economica? Sicuramente la definizione di obiettivi strategici, dei mezzi e dei percorsi per ottenerli, prendendo atto che le culture politiche e gli interessi economici dei 27 Paesi dellโUnione sono troppo diverse per affrontare le sfide poste dal confronto con la Russia e con le due superpotenze USA e Cina. Ma ci vuole tempo.
Molto piรน nel breve, occorre invece definire un compromesso che metta fine alla guerra in Ucraina. Il cambiamento dei rapporti di forza politici ed economici mondiali imporrร anche come inderogabili alcuni interventi. Tra questi ci sentiamo di suggerirne alcuni:
- la BCE dovrebbe modificare il suo target di inflazione al 2%, ormai irrealistico;
- nonostante la crescita dei prezzi la BCE non dovrebbe attuare manovre restrittive, perchรฉ lโinflazione รจ quasi interamente da costi e non da domanda. Forti strette monetarie strozzerebbero infatti la fragile ripresa economica, riducendo solo di poco la crescita dei prezzi;
- i tassi di interesse reale dovrebbero rimanere negativi il piรน a lungo possibile, favorendo lโinvestimento privato nellโeconomia reale;
- la BCE dovrebbe assorbire il debito degli stati conseguente allโaumento dei prezzi dellโenergia, senza la paura di aumentare ulteriormente il suo bilancio;
- la BCE dovrebbe decidere di cancellare i debiti degli stati presenti nel suo bilancio, come proponeva lโex Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli e come tra lโaltro propongono 100 autorevoli economisti in Europa e in Italia, in modo da ridare โfiato fiscaleโ ai governi e agevolare cosรฌ gli investimenti pubblici, indispensabili per la ripresa. La cancellazione dei titoli di debito acquistati dalla BCE (un quarto circa dei debiti complessivi degli stati dellโeurozona) non comporterebbe nessun danno per il settore privato e neppure un trasferimento di risorse tra gli stati;
- la Commissione dovrebbe promuovere programmi di investimento comuni per lโautonomia energetica da fonti rinnovabili. Le risorse in campo (pubbliche e private) potrebbero essere superiori a 1.000 miliardi di euro;
- la Commissione dovrebbe deliberare un nuovo fondo fiscale comune e permanente basato su una filosofia analoga a quella del Next Generation EU, di ammontare pari ad almeno il 10% del PIL (circa 1.700 miliardi di euro);
- cancellazione del fiscal compact, adottando invece la golden rule, ovvero permettere ai singoli stati di investire per la crescita anche ricorrendo a deficit.
Qualcosa si sta muovendo in questa direzione e vogliamo essere ottimisti. Guardiamo quindi con fiducia agli investimenti in Europa che, lo ricordiamo รจ allโavanguardia nel mondo in tutti i settori manifatturieri e industriali. Largo quindi agli investimenti nei titoli di quelle societร interessate dagli investimenti del NGeu (che magari verrร pure ampliato), continuando a privilegiare in particolare quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto e di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa e/o mobile. E tutte le imprese la cui attivitร riguarda la rivoluzione verde, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della cura alla persona.
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