Il punto di Antonio Tognoli

Secondo Tognoli chi investe in obbligazioni deve monitorare inflazione, rallentamento economico e banche centrali. I rendimenti dei titoli decennali hanno superato di slancio il 3% sia in USA che in Europa, come era nelle attese.
Nessun dato interessante per i mercati in uscita oggi. Le attese sono concentrate su giovedรฌ 9 quando ci sarร il meeting della BCE. I rendimenti dei titoli decennali hanno superato di slancio il 3% sia in USA che in Europa, come era nelle attese. Significa forse che รจ arrivata lโora di investire in bond? Esaminiamo quelle che potremmo definire a ragione le tre parole chiave da monitorare per chi investe in obbligazioni: inflazione, rallentamento economico e banche centrali.
Inflazione.ย Eโ ormai chiaro ed evidente che dovremmo conviverci piรน a lungo di quanto ci aspettassimo, non solo perchรฉ la guerra ha esasperato il caro-energia, ma probabilmente perchรฉ le banche centrali si sono mosse in ritardo nel volerla contrastare continuando a sostenere la sua natura transitoria. Ci sono tre fattori che stanno ad indicare che lโinflazione sarร persistente, anche se in via di riduzione grazie allโeffetto statistico: la chiusura dellโoutput gap, salari piรน elevati, la produzione di credito nel settore privato. Secondo il nostro modello, riteniamo che lโinflazione possa smorzarsi piรน avanti nel 2022, anche perchรฉ potrebbe generare le premesse del suo stesso declino, agendo come una tassa sui consumatori e limitando la domanda. Ci aspettiamo infatti una flessione della domanda per consumi nella rimanente parte del 2022 anche alla luce del graduale venir meno dellโaumento temporaneo della ricchezza derivante dai risparmi forzati dovuti alla pandemia. Gli aumenti di ricchezza sono infatti meno efficaci degli aumenti di reddito nellโalterare i modelli di consumo di lungo periodo. Il forte incremento delle vendite al dettaglio registrate in uscita dalla pandemia potrebbero quindi iniziare a subire pressioni man mano che i livelli di reddito personale ritornano normali. Stesso discorso per i livelli di risparmio, che stanno ritornando ai livelli tendenziali.
Rallentamento economico.ย Il rischio recessione o peggio stagflazione รจ sempre piรน concreto non tanto per il 2022, dove lโeffetto di trascinamento della crescita del 2021 sosterrร le economie, ma nel 2023. Tutti i dati indicano un deterioramento del quadro macro (soprattutto in Europa) penalizzato dallโinterruzione di commerci internazionali, prezzi dellโenergia elevati e un peggioramento del sentiment economico. Il tutto allโinterno di una pandemia la cui diffusione di nuove e piรน aggressive varianti costituisce un pericolo aggiuntivo. Dopo il forte rimbalzo delle economie nel corso del 2021 i guadagni delle imprese e la crescita economica sono entrambi destinati a rallentare nel 2022 anche per un effetto statistico di confronto. Gli squilibri della catena di fornitura determinati dal lockdown (navi container ferme nei porti, mancanza di microchip, imprese di logistica e hospitality a corto di personale) sono tuttavia ancora presenti, ma nel nostro scenario base ci aspettiamo che nella rimanente parte del 2022 la situazione sia piรน distesa.
Banche Centrali.ย Le attese indicano che la BCE, dopo tutte le altre banche centrali (tranne quella Cinese), annunci un aumento dei tassi di 25 bp giovedรฌ prossimo. Negli USA, come noto, Powell ha fatto sapere ai mercati che aumenterร i tassi di 50 bp in ciascuno dei prossimi due meeting. Ma lโentitร potrebbe tuttavia essere maggiore: i mercati hanno infatti cominciato ad inglobare aspettative per un aumento di 75 bp. I mercati tuttavia spesso sbagliano. Non sono dโaccordo perรฒ con la visione relativamente ottimistica della FED e della BCE sullโinflazione e credo che questa si manterrร elevata per tutto il 2023 e forse gran parte del 2024. Le armi a disposizione delle Banche Centrali e fra tutte lโaumento dei tassi, sono tuttavia un poโ spuntate in presenza di unโinflazione da costi e occorrerร capire quali potrebbero essere le mosse alternative.
Siamo convinti che tutte le dinamiche disinflazionistiche e deflazionistiche relative alla tecnologia e alla digitalizzazione nel lungo periodo rimarranno intatte, ma nel breve periodo queste sembrano essere state congelate. In altre parole, non crediamo che nel lungo periodo possa esserci una nuova e forte spinta verso lโalto dei rendimenti obbligazionari. Nel breve periodo, crediamo invece che possa continuare la ricerca di rendimento spingendo i prezzi piรน in basso rispetto ai livelli attuali. Un ulteriore leggero rialzo รจ tuttavia gestibile, visto che offre opportunitร di reinvestimento a rendimenti piรน alti (assicurazioni, banche e fondi pensione ne beneficerebbero). Il rialzo dei rendimenti obbligazionari potrebbe inoltre portare a una maggiore domanda di obbligazioni da parte dei fondi pensione nel 2022: man mano che il divario di finanziamento tra le attivitร di un fondo pensione e le sue passivitร si riduce, cresce lโincentivo per i fondi pensione a fissare le passivitร corrispondenti. Tipicamente, ciรฒ comporta lโacquisto di piรน obbligazioni, dato che sono meno volatili di altre assets class. A โdare una manoโ ci sarร anche la crescita delle obbligazioni ESG.
Cโรจ tuttavia un elemento che puรฒ mettere in discussione questo scenario: lโinflazione. Perchรฉ come stiamo vedendo in queste settimane, ha il potere di spaventare i mercati ed i politici. Quello che entrambi stanno chiedendo alle Banche Centrali รจ di evitare il panico e superare le pressioni sui prezzi minimizzando quanto piรน possibile i danni. Se cosรฌ sarร , i mercati (azionari e obbligazionari) mostreranno nel breve unโelevata volatilitร , uscendone perรฒ con poche ferite nel lungo periodo, sostenuti dalla ripresa della crescita degli utili.
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