Il punto di Antonio Tognoli

09/12/2021 07:45
Il punto di Antonio Tognoli

Secondo le stime, dovrebbe calare la disoccupazione negli Stati Uniti, ma nel mercato del lavoro sono in atto cambiamenti strutturali che richiederanno tempi lunghi e interventi di policy.

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Richiesta di sussidi alla disoccupazione USA settimanali in uscita oggi alle 14:30 (stima 228k contro 222k della scorsa settimana). Secondo i dati rilasciati a metร  novembre dal Bureau of Labour Statistics relativi allโ€™occupazione, alle posizioni vacanti e il turnover, la domanda di manodopera delle imprese supera di molto lโ€™offerta, nonostante i miglioramenti degli scorsi mesi.

Visto il potenziale di crescita della produzione aggregata che dovrebbe portare ad un valore inferiore al tasso naturale di disoccupazione (tra il 4,5% e il 5%), in linea con quanto avvenuto prima della pandemia dove il tasso era del 3,5%, รจ lecito supporre che siano in atto cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro, che possano richiedere tempi lunghi e interventi di policy. A novembre il tasso di disoccupazione ha continuato la discesa raggiungendo il 4,2% (dal 4,6% di ottobre), cosรฌ come รจ sceso il numero di disoccupati di lunga durata (-16% YoY). Nonostante i dati positivi, il livello di occupazione รจ perรฒ ancora di circa 4 mln di unitร  inferiore al febbraio 2020 e, secondo le stime di alcuni economisti, di 7-8 mln inferiore al livello che si sarebbe raggiunto in assenza del covid.

Inflazione: modifica dei fattori determinati, non solo quantitร  dei lavoratori ma soprattuto qualitร 

La domanda superiore allโ€™offerta genera pressioni sui salari, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni di Powell sullโ€™inflazione. Con lโ€™obiettivo della piena occupazione sostanzialmente raggiunto, la domanda diventa quindi se la relazione inversa tra salari monetari e inflazione (la curva di Phillips) possa riprendere a funzionare, dopo essere โ€œandata in pensioneโ€. In realtร , la relazione sembra essersi modificata: non รจ infatti solo la quantitร  di lavoratori che determinerebbe lโ€™inflazione, ma soprattutto la loro qualitร , intesa come capacitร  di avere voce in capitolo nei contratti. Da questa visuale, lโ€™appiattimento della curva di Phillips sperimentato negli ultimi anni, sembra quindi essere direttamente proporzionale allโ€™appiattimento della capacitร  di rivendicazione salariale dei lavoratori.

In altri termini, la variazione dellโ€™output gap puรฒ sfociare in comportamenti dellโ€™inflazione molto diversi, a seconda del contributo relativo del numero dei lavoratori e delle ore per impiegato, nellโ€™aggiustamento ciclico dellโ€™input di lavoro e quindi la risposta inflazionistica varia a seconda se si agisca sullโ€™aumento del numero di lavoratori o delle ore per impiegato.

Inflazione: relazione diretta tra crescita dei costi del lavoro e delle matierie prime e prezzi di beni e servizi

Lโ€™aumento delle retribuzioni USA nellโ€™ultimo anno, calcolato utilizzando la paritร  del potere dโ€™acquisto, รจ cresciuto del 5% circa (in Italia รจ sceso del 6% circa). Inoltre il tasso di partecipazione al mercato del lavoro รจ sceso costantemente negli ultimi 20 anni passando dal 67,3% del 2000 al 61,6%. Minore offerta di lavoro e domanda delle imprese crescente che diventano strutturali, aprono la strada ad aumenti dei salari anche nel lungo periodo. Lโ€™aumento del costo del lavoro appare difficilmente comprimibile, soprattutto alla luce di un aumento generalizzato dei prezzi che si mantiene intorno a livelli che non si vedevano da 30 anni.

Lโ€™inflazione attuale, sostenuta da un aumento dei costi delle materie prime e del lavoro, genera una crescita dei prezzi di vendita di beni e servizi che a loro volta influiscono sui costi di produzione di altri beni e servizi influenzandosi reciprocamente. Da un punto di vista strettamente economico e tralasciando aspetti sociologici, la situazione economica pandemica e post pandemica, sembra avere alcune similitudini con quella bellica e post bellica, quando lโ€™intera produzione di una nazione รจ indirizzata agli armamenti ed alle necessitร  della guerra piรน che allโ€™offerta di merci di normale impiego e quando il richiamo alle armi porta ad una situazione di piena occupazione. Le differenze sono ovviamente abissali, anche se una sembra spiccare piรน delle altre. Diversamente dal periodo bellico, dove si riteneva che la velocitร  di circolazione fosse quasi una costante, grazie al lavoro di Fisher si รจ compreso che la velocitร  di circolazione della moneta non รจ piรน influenzata solo dalle dinamiche produttive e di consumo, ma anche dai tassi di interesse e dallโ€™inflazione. La velocitร  di circolazione diventa quindi una variabile cruciale da definire e da misurare, ma al tempo stessa difficoltosa da controllare e prevedere, quale effetto di correlazioni non piรน univoche e stabili (motivo questo per il quale le banche centrali monitorano costantemente i vari aggregati M2 e M3 allo scopo di prevederne movimenti). Fondamentale a questo fine รจ il meccanismo di formazione delle aspettative degli attori economici (vedi il contributo di Thaler nella behavioral economy), perchรฉ sulla base di esse vengono poi effettuate sia le scelte di politica economica, sia le scelte di consumo. Le diverse dichiarazioni della FED, ma anche della BCE, vanno proprio in questa direzione.

Altrettanto fondamentale รจ il meccanismo di formazione delle aspettative degli investitori che soggiace alle stesse dinamiche.

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