Il punto sul mercato


Per Tognoli la volontà delle banche centrali di stroncare l’inflazione a tutti i costi alzando i tassi nel momento in cui la crescita economica è già in fase di rallentamento farà scivolare in recessione sia l’Europa sia gli USA.


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Prezzi al consumo Europei YoY di maggio in uscita oggi 11:00 (stima 8,1% contro 7,4% di aprile) e prezzi alla produzione USA YoY di maggio alle 15:15 (stima 0,4% contro 1,1% di aprile).

I mercati di solito anticipano e spesso amplificano le tendenze future. Più volte abbiamo messo in luce che di fronte ad un aumento dei tassi reali, che gradualmente si sarebbero portati vicino allo zero dopo essere stati a lungo negativi, gli assets rischiosi (azioni, criptovalute, etc) sono quelli che avrebbero reagito in modo più negativo. Sulle azioni, perché i maggiori oneri finanziari indotti dal più alto costo del denaro portano ad una minore crescita degli utili e perché nei modelli valutativi (fra tutti il DCF) l’aumento dei tassi agisce negativamente sul risk free, il Beta e il premio per il rischio, portando ad un minore valore della società (il prezzo è comunque un’altra cosa). Di quanto, dipende ovviamente dalla singola società. La volontà delle banche centrali di stroncare l’inflazione a tutti i costi alzando i tassi nel momento in cui la crescita economica è già in fase di rallentamento farà scivolare in recessione sia l’Europa sia gli USA. Lo sbaglio di comunicazione e di tempestivo intervento che ha caratterizzato l’inflazione (è temporanea), proseguito con il rialzo dei tassi in fase economica discendente, si accompagna ora alla negazione della recessione: i mercati purtroppo o per fortuna sono capaci di fare i conti, magari sbagliando. Sulle criptovalute, perché sono le asset class più rischiose per eccellenza, inutile cercare altre motivazioni.

Di fronte ad uno scenario di incertezza sulle mosse delle banche centrali ed a utili previsti in flessione, che cosa volete che facciano gli investitori: vendono. Certo è utile correre ai ripari, per esempio con uno scudo antispread di circa 1.700 miliardi, rassicurando nel contempo i mercati sul riacquisto dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito dei programmi Pepp e APP. E’ tuttavia una condizione necessaria, ma non sufficiente. Occorre fare uno sforzo maggiore ed arrivare a far si che gli spread non esistano in quelli che devono diventare gli “Stati Uniti d’Europa” (avete visto spread negli Stati Uniti d’America?). Mi rendo conto che la decisione è politica, prima che economica, ma se non si va verso questa direzione, prima o poi l’Europa sarà travolta dall’enorme massa di liquidità che essa stessa ha contribuito a creare insieme alla FED e fornito agli investitori, speculatori compresi. Quello che occorre fare per non essere travolti, alla BCE lo sanno molto meglio del sottoscritto occorre la volontà politica di farlo. Sono confidente.

Parliamo di investimenti. Tra le diverse incertezze, sappiamo che i tassi di interesse a fine settembre saranno più alti di quelli attuali, così come sappiamo che la crescita del PIL nel terzo e quarto trimestre sarà minore di quella attuale e nel 2023 saranno pienamente operativi gli investimenti del piano Next Generation Eu. Privilegiate dovrebbero quindi essere tutte quelle imprese che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto e di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese che operano nella rivoluzione verde (che probabilmente vedranno pure aumentati gli investimenti di ulteriori 300 miliardi di euro), da quelle locali a quelli nazionali senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute.


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