Inflazione Eurozona sale ma meno delle attese, Bce tra prudenza e possibili strette

31/03/2026 12:30
Inflazione Eurozona sale ma meno delle attese, Bce tra prudenza e possibili strette

La risalita dell’inflazione nell’Eurozona nel mese di marzo complica il percorso della Bce e potrebbe spingere Francoforte a cambiare atteggiamento di politica monetaria nei prossimi mesi.

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Inflazione in rialzo ma inferiore alle attese

A marzo l’inflazione nell’Eurozona, secondo le stime preliminari, si è attestata al 2,5%, in accelerazione su base annuale dall’1,9% di febbraio (le attese erano fissate a +2,6%). Il dato evidenzia un ritorno sopra il target del 2% della Bce. L’indice core, misurato al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco, ha mostrato invece una lieve frenata dal 2,4% al 2,3%, segnalando che la componente di fondo resta per ora più contenuta rispetto al dato headline. Le aspettative del consensus erano fissate per un’inflazione core al 2,4% a/a.

La risalita delle pressioni inflazionistiche non appare però generalizzata a tutte le componenti. Come sottolinea in una nota Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, il principale driver del rialzo è stato il forte rimbalzo dell’energia, passata dal -3,1% di febbraio al +4,9% di marzo su base annuale. Al contrario, i prezzi dei servizi hanno mostrato un nuovo rallentamento dal 3,4% al 3,2%, mentre la componente alimentare, alcol e tabacco è scesa dal 2,5% al 2,4%.

Questo significa che, almeno per ora, la nuova accelerazione dell’inflazione europea è spiegata soprattutto dallo shock energetico e molto meno da una ripartenza ampia e diffusa delle pressioni interne. Forte aumento anche su base mensile. Le stime indicano un +1,2% rispetto a febbraio. La componente che è salita di più è stata quella energetica, con un +6,8% m/m.

I numeri odierni, spiega Diodovich, suggeriscono quindi una valutazione molto articolata. Da un lato, il ritorno dell’inflazione generale al 2,5% rappresenta un segnale che la Bce non può ignorare. Dall’altro, il rallentamento dei servizi e della core inflation indica che le pressioni sottostanti non stanno, almeno per il momento, sfuggendo di mano, ma sappiamo che esiste un ritardo nella trasmissione dell’aumento dei prezzi energetici sulle altre componenti. Dobbiamo tuttavia sottolineare che l’inflazione è stata inferiore alle attese di mercato.

In questo contesto, evidenzia Diodovich, il Consiglio direttivo dovrà capire se considerare il dato di marzo come una fiammata temporanea legata all’energia o come l’inizio di una nuova fase più insidiosa per la stabilità dei prezzi soprattutto con l’incertezza legata alla durata della crisi in Medio Oriente.

La valutazione di IG e la reazione dei mercati

Queste cifre sull’inflazione confermano uno scenario molto più complesso per la Bce. Secondo Diodovich, la banca centrale europea difficilmente potrà ignorare il ritorno dell’inflazione sopra il target, ma allo stesso tempo il raffreddamento della componente core e dei servizi suggerisce che non siamo ancora in presenza di una riaccelerazione inflazionistica generalizzata. IG Italia crede quindi che Francoforte manterrà un approccio data-dependent nelle prossime riunioni.

Secondo Diodovich, il dato di marzo aumenta lievemente le probabilità di una Bce che possa effettuare rialzi del costo del denaro nel medio periodo. Molto dipenderà dalla tenuta dei prezzi energetici nelle prossime settimane e soprattutto dall’eventuale trasmissione dello shock a salari, servizi e aspettative di inflazione. Se il rialzo restasse confinato soprattutto all’energia, osserva Diodovich, la Bce potrebbe anche scegliere di guardare oltre la volatilità di breve periodo, mantenendo i tassi di interesse invariati nei prossimi 6-9 mesi. Se invece ci fossero ulteriori escalation della guerra in Medio Oriente, con nuovi incrementi dei costi energetici (Brent sopra $150 al barile, gas naturale TTF sopra €100/MWh) che si estendessero anche alla componente core, allora Francoforte potrebbe essere costretta a rialzare i tassi. IG Italia indica come scenario più probabile a giugno, solamente in un caso estremo anche già nel meeting di fine aprile.

La pubblicazione delle cifre macro sull’inflazione non ha portato variazioni significative sui mercati finanziari. Come si legge nella nota di IG Italia, il mercato stava già scontando un forte aumento delle pressioni inflazionistiche a marzo, sia per la situazione in Medio Oriente sia per i dati pubblicati a livello nazionale, in particolare in Germania e Francia. L’inflazione è stata inoltre inferiore alle attese.

Il rallentamento della componente core evita per ora scenari di restringimento monetario immediato. Il risultato, conclude Diodovich, è un quadro di maggiore incertezza per azionario europeo ed euro, con gli addetti ai lavori che continueranno a monitorare soprattutto energia, servizi e inflazione di fondo.

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