Intel, possibile maxi-alleanza con SK Hynix per produrre negli Usa le memorie dell’AI

Reuters rivela colloqui tra i due gruppi: sul tavolo l’affitto di una parte degli impianti Intel in Ohio o una joint venture. SK Hynix frena: al momento nessun accordo è stato definito. La notizia spinge il titolo Intel (ieri +4%)
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Intel, l’Ohio può ripartire con SK Hynix
Una parte delle gigantesche fabbriche di chip che Intel sta costruendo in Ohio potrebbe essere utilizzata da SK Hynix per produrre negli Stati Uniti le memorie indispensabili all'intelligenza artificiale. Per ora è soltanto un'ipotesi, ma è bastata per mettere le ali al titolo Intel, che ieri a Wall Street ha guadagnato il 4% chiudendo a 101 dollari.
A rivelare le trattative è stata Reuters, citando tre persone a conoscenza della situazione. Intel e SK Hynix starebbero esplorando diverse formule di collaborazione. Una delle possibilità prevede che il gruppo coreano prenda in affitto una parte degli impianti Intel in costruzione a New Albany, in Ohio. Un'altra contempla una joint venture alla quale potrebbero partecipare anche alcuni dei grandi gruppi del cloud, sempre più interessati ad assicurarsi forniture sufficienti di memorie per i data center AI.
È importante, però, sottolineare i condizionali. SK Hynix ha precisato oggi che «nulla è stato finalizzato» né sulla collaborazione con le aziende indicate né sulla produzione di memorie negli Stati Uniti. Il gruppo ha confermato di stare valutando diverse opzioni per rafforzare la propria competitività globale, ma ha aggiunto che al momento non esistono piani o accordi definitivi.
Intel, da parte sua, non ha commentato le indiscrezioni di Reuters, limitandosi a ribadire il proprio impegno negli investimenti in Ohio.
Una soluzione per il grande cantiere dell'Ohio
Per Intel un eventuale accordo avrebbe un'importanza particolare. Il gruppo ha avviato nel 2022 il progetto per costruire in Ohio due fabbriche di semiconduttori avanzati, con un investimento previsto di oltre 28 miliardi di dollari. Il progetto rientra nel grande piano di rilancio della produzione americana di chip sostenuto dal CHIPS Act approvato durante l'amministrazione Biden.
Intel ha ottenuto 7,86 miliardi di dollari di finanziamenti federali per sostenere complessivamente i suoi progetti produttivi in Arizona, New Mexico, Oregon e Ohio, dove una quota dei fondi è destinata alla prima fabbrica.
Ma i tempi dell'Ohio si sono progressivamente allungati. Di fronte alle difficoltà finanziarie e alla necessità di adeguare gli investimenti alla domanda effettiva, Intel ha rallentato i lavori e rinviato l'avvio della produzione almeno al 2030.
L'arrivo di SK Hynix potrebbe quindi offrire un utilizzo concreto a una parte della capacità progettata. E consentirebbe contemporaneamente al produttore coreano di mettere piede nella produzione americana di memorie, proprio mentre Washington spinge i grandi produttori asiatici ad aumentare la capacità negli Stati Uniti.
SK Hynix è uno dei leader mondiali delle memorie HBM, High Bandwidth Memory, componente diventata essenziale per gli acceleratori AI di Nvidia e degli altri produttori. Negli Stati Uniti il gruppo coreano sta già costruendo in Indiana un impianto da 4 miliardi di dollari, ma destinato al packaging e ai test: i wafer continueranno a essere prodotti in Corea del Sud. Un'intesa con Intel segnerebbe dunque un salto di qualità, portando per la prima volta negli Stati Uniti anche la produzione delle memorie.
Il supermanager che fa da ponte fra SK Hynix e Intel
C'è poi un particolare che rende ancora più interessante l'ipotesi di collaborazione. A giugno Intel ha nominato executive vice president di Intel Foundry Seok-Hee Lee, ex CEO proprio di SK Hynix.
Lee oggi guida per Intel le attività di advanced packaging, system integration, sviluppo delle tecnologie back-end e produzione back-end. Ma la sua conoscenza dei due gruppi è particolarmente profonda: prima di guidare SK Hynix aveva già lavorato per dieci anni in Intel e, quando era alla testa del gruppo coreano, aveva seguito l'acquisizione del business delle memorie NAND di Intel e la successiva nascita di Solidigm.
La presenza di Lee non significa naturalmente che un accordo sia destinato a concretizzarsi, ma aggiunge un elemento significativo ai rapporti industriali già esistenti fra le due società.
Azioni Intel, +305% in dodici mesi
A Wall Street, intanto, gli investitori hanno accolto con favore le indiscrezioni. Intel ha chiuso ieri a 101 dollari, in rialzo del 4%. Il recupero del gruppo è ormai impressionante: +174% dall'inizio dell'anno e +305% negli ultimi dodici mesi, per una capitalizzazione arrivata a circa 534 miliardi di dollari.
La corsa delle quotazioni riflette la scommessa sul rilancio del gruppo dopo anni molto difficili. Secondo il consensus raccolto da MarketScreener, Intel dovrebbe chiudere il 2026 ancora con una perdita di circa 11 miliardi di dollari, a fronte di ricavi per 63 miliardi. Il ritorno all'utile è previsto nel 2027, dopo tre esercizi consecutivi in rosso.
E proprio dopo il rally vertiginoso prevale la prudenza fra gli analisti. Dei 49 esperti che seguono il titolo, 32 hanno una raccomandazione Neutral e 15 consigliano l'acquisto. Il target price medio si colloca comunque intorno a 116 dollari, circa il 15% sopra l'ultima chiusura.
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