Intel vola ancora (+11%): Google affida i chip AI alle sue fonderie

Le TPU di Google potrebbero essere prodotte nelle fabbriche Intel. Il mercato da tempo scommette sul gruppo con un rialzo del 440% in 12 mesi, un rally che ha reso gli analisti prudenti. A favore dell’azienda gioca il fatto che la domanda di capacità produttiva per i semiconduttori AI continua a crescere a ritmi elevatissimi.
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Google sceglie Intel per i chip dell'intelligenza artificiale
Continua la corsa di Intel a Wall Street. Il titolo del colosso americano dei semiconduttori ha chiuso la seduta di ieri con un balzo dell'11%, arrivando a 110,2 dollari, dopo indiscrezioni secondo cui Google avrebbe deciso di affidare a Intel la produzione di una parte dei propri chip dedicati all'intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, che cita un articolo pubblicato da The Information, il gruppo controllato da Alphabet avrebbe scelto Intel per realizzare oltre 3 milioni di TPU (Tensor Processing Unit) nel 2028, dopo mesi di test sulla tecnologia produttiva della società americana.
La notizia rappresenta un nuovo segnale di fiducia verso il progetto di rilancio guidato dal nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan, chiamato un anno fa a riportare Intel al centro della rivoluzione dell'intelligenza artificiale dopo anni di difficoltà e di perdita di quote di mercato.
Le fonderie Intel tornano a essere credibili
L'aspetto più importante della vicenda non è tanto il volume dell'ordine, quanto il messaggio che arriva al mercato. Google è infatti uno dei principali sviluppatori mondiali di chip proprietari per l'intelligenza artificiale. Le sue TPU sono considerate tra le poche alternative realmente competitive all'ecosistema di Nvidia e vengono utilizzate per numerose applicazioni AI all'interno dei data center del gruppo.
La scelta di affidare parte della produzione a Intel suggerisce che le tecnologie produttive del gruppo americano stanno raggiungendo livelli di affidabilità tali da convincere clienti estremamente esigenti.
Secondo le fonti citate da The Information, anche Nvidia starebbe valutando l'utilizzo delle tecnologie Intel per futuri processori destinati all'intelligenza artificiale.
Il contesto aiuta inoltre Intel. La domanda di capacità produttiva per i semiconduttori AI continua a crescere a ritmi elevatissimi e le fabbriche della taiwanese Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), leader mondiale del settore, faticano a soddisfare tutte le richieste provenienti dai grandi gruppi tecnologici.
Il sostegno degli Stati Uniti e la scommessa di Lip-Bu Tan
L'arrivo di Lip-Bu Tan alla guida dell'azienda ha cambiato radicalmente la percezione degli investitori. Dopo avere ottenuto l’estate scorsa un forte sostegno finanziario dal governo statunitense nell'ambito della strategia nazionale per riportare negli Stati Uniti la produzione avanzata di semiconduttori, Intel sta cercando di trasformarsi nel principale concorrente occidentale di TSMC.
La strategia prevede investimenti massicci nelle attività di foundry, cioè nella produzione di chip per clienti esterni, un business che richiede anni per raggiungere la redditività ma che potrebbe garantire all'azienda una nuova fase di crescita.
Un eventuale contratto con Google avrebbe quindi un valore soprattutto simbolico: dimostrerebbe che i maggiori gruppi tecnologici americani sono disposti ad affidare a Intel alcune delle lavorazioni più strategiche dell'era dell'intelligenza artificiale.
Wall Street corre più veloce dei fondamentali
L'entusiasmo degli investitori è però molto più avanzato rispetto ai risultati economici. Dall'inizio del 2026 il titolo Intel è salito del 200%, mentre il rialzo degli ultimi dodici mesi raggiunge il 440%.
La corsa delle quotazioni ha portato il titolo ben oltre le valutazioni medie degli analisti. Secondo i dati raccolti da MarketScreener, il target price medio è pari a circa 90 dollari, valore inferiore del 18% rispetto alle quotazioni attuali.
Anche le raccomandazioni evidenziano una certa prudenza. Su 48 analisti che seguono il titolo, soltanto 12 consigliano l'acquisto, mentre ben 32 suggeriscono una posizione neutrale.
Gli utili sono ancora lontani
La vera sfida resta quella dei conti. Secondo le stime del consensus, Intel dovrebbe chiudere anche il 2026 in perdita, con un rosso di circa 1,7 miliardi di dollari. Si tratterebbe del terzo esercizio consecutivo negativo dopo la perdita di 18,7 miliardi registrata nel 2024 e il passivo di 267 milioni del 2025.
Il ritorno all'utile è previsto soltanto nel 2027, quando gli analisti stimano profitti per circa 5,1 miliardi di dollari su un fatturato di 65 miliardi, in crescita del 23% rispetto ai 52,8 miliardi registrati nel 2024.
Per questo motivo il rialzo del titolo riflette soprattutto una scommessa sul futuro. Wall Street sembra convinta che Intel possa diventare uno dei principali beneficiari della corsa globale all'intelligenza artificiale. La notizia di Google rafforza questa narrativa, ma per trasformare l'entusiasmo degli investitori in una storia di successo duratura serviranno ancora diversi trimestri di esecuzione impeccabile.
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