Intesa Sanpaolo alza l’asticella: nuovo piano previsto con maxi-remunerazione agli azionisti

Le previsioni di Equita indicano una strategia che si dovrebbe articolare in quattro direttrici chiave mentre per il quarto trimestre 2025 si attende risultati pienamente in linea con la guidance.
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Il nuovo piano di Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo si prepara a presentare il nuovo piano industriale 2026-2029 il prossimo 2 febbraio, un appuntamento strategico che segnerà la seconda fase del disegno di lungo periodo avviato dal gruppo sotto la guida di Carlo Messina.
Secondo le anticipazioni di Equita, la strategia si articolerà lungo quattro direttrici chiave: sviluppo del modello di Wealth Management, accelerazione della trasformazione digitale, consolidamento dell’efficienza operativa e revisione della politica di remunerazione agli azionisti.
Il cuore del piano sarà la crescita delle attività a minore assorbimento di capitale, come asset management, private banking e assicurazioni, in linea con l’obiettivo di rendere i ricavi più stabili e meno dipendenti dal margine d’interesse. Equita sottolinea che tale approccio permetterà al gruppo di “mantenere elevata redditività e resilienza in un contesto di normalizzazione dei tassi”.
Dopo il lancio di Isybank e della piattaforma Isytech nel piano precedente, gli analisti si attendono un’ulteriore spinta sulla digitalizzazione con nuovi progetti fondati su intelligenza artificiale e automazione dei processi. L’obiettivo è offrire prodotti più personalizzati, aumentare il cross-selling e migliorare la velocità di risposta in tutte le divisioni del gruppo.
Sul fronte dell’efficienza, Equita evidenzia il ruolo dei continui investimenti tecnologici e la progressiva riduzione dei costi di integrazione — previsti nel quarto trimestre 2025 — destinati a generare impatti positivi sul conto economico nei prossimi esercizi.
L’istituto milanese potrebbe inoltre rivedere la politica di distribuzione, con la sim che non esclude un payout superiore all’attuale 70% e ulteriore flessibilità per eventuali buyback. La remunerazione complessiva in contanti, considerando dividendi e riacquisti di azioni proprie, è stimata in oltre 35 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, pari a circa il 35% della capitalizzazione di mercato.
Le attese di Equita sulla trimestrale
Per quanto riguarda il quarto trimestre 2025, atteso sempre per il 2 febbraio prossimo, gli analisti prevedono risultati pienamente in linea con la guidance annuale, con un utile netto stimato intorno a 2,3 miliardi di euro, a conferma della solida redditività del gruppo nonostante un contesto di normalizzazione dei tassi e pressione sul margine di interesse.
Il margine di interesse (NII) è atteso in calo del 2% su base trimestrale e del 6% annuo, a 3,71 miliardi di euro, mentre le commissioni dovrebbero crescere del 3% annuo grazie al risparmio gestito, con ricavi totali piatti su base trimestrale e in calo dell’1% annuo a circa 6,78 miliardi di euro.
L’utile operativo è stimato a 4,113 miliardi (-2% trimestrale, -3% annuo), le rettifiche su crediti a -342 milioni (33 bps), e il CET1 stabile al 13,5%. Equita mantiene un outlook positivo per il 2026, con stime di utile netto annuo a 9,459 miliardi di euro, confermando la resilienza del business e la capacità di gestire i margini in un mercato complesso, riflettendo così la solidità del modello della banca torinese.
Infine, Equita conferma il giudizio buy sulle azioni Intesa Sanpaolo, con target price a 7,10 euro rispetto ai 5,90 euro di questa mattina (-0,90%).
Crescita sostenuta fino al 2029
Per quanto riguarda i prossimi anni, Equita proietta per Intesa Sanpaolo una crescita sostenuta fino al 2029, con un margine d’interesse stimato a 16,5 miliardi di euro (CAGR 2025-29 del +3%, contro un consensus di 16,4 miliardi), ricavi totali a 30,8 miliardi (+3% vs consensus 30,5 miliardi) e un utile operativo a 19,3 miliardi (+5% vs 19,0 miliardi attesi dal mercato),
Inoltre, le rettifiche sui crediti sono viste a -1,4 miliardi (31 punti base), l’utile netto a 11,6 miliardi con un CAGR del +6% e ROTE intorno al 21% (superiore al consensus di 11,3 miliardi), oltre a un dividendo per azione superiore a 0,50 euro con CAGR dell’+8% a un payout ratio del 70%.
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