Intesa Sanpaolo batte le attese: utile record nei nove mesi

La prima banca italiana chiude i primi nove mesi del 2026 con un utile in crescita dell'8,1% e porta la previsione per l'intero anno a ben oltre 10 miliardi di euro. Il consiglio ha deliberato anche l'acconto sul dividendo, ma il titolo ha virato in negativo dopo la diffusione dei conti.
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Nove mesi in crescita su tutte le voci dei ricavi
Trimestre di crescita senza sorprese negative per la banca guidata da Carlo Messina, con ricavi in aumento su ogni fronte e qualità del credito ai vertici del settore.
Nei primi nove mesi del 2026 l'utile netto è salito a 8,2 miliardi di euro, in crescita dell'8,1% rispetto ai 7,59 miliardi dello stesso periodo del 2025. Per differenza con i 5,55 miliardi del primo semestre, il solo terzo trimestre vale circa 2,6 miliardi, sopra i 2,45-2,49 miliardi attesi da Barclays ed Equita.
I proventi operativi netti sono cresciuti del 5% sui nove mesi: interessi netti +2,3%, commissioni nette +5,2%, risultato dell'attività assicurativa +5,8% e forte aumento del risultato delle attività finanziarie al fair value.
Il costo del rischio annualizzato è di 19 punti base, con overlay per 0,9 miliardi. I crediti deteriorati netti pesano per lo 0,9% del totale (0,8% con la metodologia EBA) e l'esposizione verso la Russia è quasi azzerata.
Acconto da 22 centesimi e capitale al 13,1%
Il consiglio di amministrazione ha deliberato un acconto sul dividendo di 22 centesimi per azione, per un totale di 3.813 milioni di euro, contro i 18,6 centesimi dell'anno scorso.
Lo stacco della cedola è fissato per lunedì 23 novembre, con record date il 24 e pagamento il 25 novembre. Sul prezzo di riferimento di ieri lunedì 2 novembre l'acconto corrisponde a un rendimento del 3,7%.
La distribuzione maturata nei nove mesi arriva a 7,8 miliardi, di cui 6,1 miliardi di dividendi, che si aggiungono al buyback da 2,3 miliardi concluso a ottobre.
Il Cet1 ratio si attesta al 13,1% al netto della distribuzione maturata, e sale al 13,8% considerando circa 70 punti base di beneficio dall'assorbimento delle imposte differite attive.
Guidance 2026 a «ben oltre» 10 miliardi
La banca ha migliorato la prospettiva di utile netto per il 2026 a ben oltre 10 miliardi di euro, dopo averla già portata a «oltre 10 miliardi» con la semestrale di luglio.
Alla base della stima: ricavi in crescita trainati da commissioni e attività assicurativa, interessi netti attesi a ben oltre 15 miliardi con ulteriore crescita significativa nel 2027, costi stabili e una significativa riduzione degli accantonamenti.
In senso contrario pesano l'aumento della tassazione legato alla Legge di Bilancio 2026, con un impatto di 0,9 miliardi, e i tributi sul sistema bancario e assicurativo.
Confermato il payout al 95% per il 2026, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback: per gli investitori il messaggio è che la remunerazione resta tra le più alte del settore bancario europeo.
Opas su Mps al via dal 23 novembre
I conti arrivano a pochi giorni dall'avvio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio su Monte dei Paschi di Siena, un'operazione da 31,4 miliardi di euro che prevede 1,6 azioni Intesa di nuova emissione e 1,25 euro in contanti per ogni azione Mps.
Dopo il via libera della Bce del 27 ottobre e la chiusura di 49 procedimenti autorizzativi in 29 giurisdizioni, manca l'approvazione del documento d'offerta da parte della Consob, attesa intorno al 9-10 novembre. Il periodo di adesione dovrebbe partire lunedì 23 novembre, con l'acconto sul dividendo che comporterà una rettifica del concambio.
L'efficacia è subordinata al raggiungimento del 66,67% del capitale di Mps, soglia che la banca si riserva di ridurre; Delfin si è già impegnata a portare il suo 17,6%. Messina ha escluso nuovi rilanci e ha annunciato che, superato il 50% del Monte, scatterà un'Opa obbligatoria su Mediobanca per il 13,7% residuo.
Il pronunciamento dell'Antitrust è atteso entro fine novembre e quello sul Golden Power verso metà dicembre: per questo l'offerta potrebbe protrarsi fino al massimo di 40 giorni di Borsa aperta.
Il titolo in Borsa e il giudizio degli analisti
A Piazza Affari la reazione ai conti è stata fredda: il titolo, che alle 12:49 di oggi martedì 3 novembre scambiava a 5,98 euro (+0,45%), dopo la diffusione dei risultati alle 12:54 ha virato in negativo e alle 12:55 vale 5,937 euro, in calo dello 0,80% rispetto alla chiusura di ieri a 5,922 euro.
In mattinata le azioni avevano toccato un massimo a 6,012 euro e un minimo a 5,868 euro, con oltre 14 milioni di pezzi scambiati. Una presa di profitto tipica dopo conti attesi già forti, in una seduta debole per l'intero listino milanese.
Dal picco di 6,507 euro del 6 ottobre, toccato subito dopo il rilancio su Mps, le azioni hanno ceduto circa il 9%, con un minimo di chiusura a 5,839 euro il 22 ottobre; la fascia 5,85-6,05 euro è diventata l'area di consolidamento delle ultime due settimane.
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