L’AI renderà il mondo più equo?

24/08/2026 13:15
L’AI renderà il mondo più equo?

Probabilmente le cose peggioreranno prima di migliorare, ma nel lungo termine l'intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per diventare un grande motore di uguaglianza e di pari opportunità a livello globale.

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L'AI ha il potenziale per rendere il mondo più equo

Finora l'analisi macroeconomica a breve termine dell'AI si è concentrata principalmente sull'impatto immediato su commercio, investimenti, spesa e inflazione. Pochi metterebbero in dubbio che quest'anno l'AI è stata una forza trainante fondamentale per i mercati globali e la crescita economica.

Come si legge nell’analisi di Lynn Song, macroeconomista di ING, man mano che la discussione si sposta sul lungo termine, le previsioni iniziano a farsi più audaci e disparate. C’è chi vede un'era di abbondanza, in cui l'intelligenza artificiale e la robotica porranno fine alla scarsità, e chi prevede scenari distopici in cui l'AI distruggerà la civiltà umana così come la conosciamo.

Gli economisti tendono a propendere per un risultato intermedio, meno entusiasmante ma più plausibile. Uno studio dell'OCSE stima che la crescita della produttività del lavoro grazie all'AI sarà compresa tra 0,4 e 1,3 punti percentuali nei Paesi del G7 con un'elevata esposizione all'AI. Un documento della Fed di Dallas afferma che l'AI stimolerà la tendenza di crescita di 0,2 punti percentuali.

Anziché inserirsi nel dibattito sull'abbondanza, l'estinzione o la percentuale di crescita che l'AI contribuirà a generare, l’analisi di Song affronta un’altra questione: l'AI renderà il mondo più equo nel 21° secolo? Anche se ci troviamo ancora nelle fasi iniziali, stiamo già assistendo a diverse conseguenze evidenti dell'introduzione dell'AI nell'economia.

Nel complesso, ING ritiene che l'AI avrà due impatti trasformativi sul mondo:

  1. L'AI aiuterà le persone a fare di più in meno tempo.
  2. L'AI aiuterà le persone a fare cose prima irraggiungibili.

Di seguito ING analizza come questi due fattori contribuiranno a colmare il divario della disuguaglianza, ma anche perché è probabile che la situazione peggiori prima di migliorare.

L'AI aiuterà le persone a fare di più in meno tempo

Il primo tema riguarda l'aumento della produttività.

Innanzitutto, spiega Song, l'impatto dell'AI sulla produttività a livello macro sembra finora piuttosto limitato. Sebbene si osservi una crescita della produttività a partire dalla diffusione dell'intelligenza artificiale di nuova generazione, osserva Song, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti, questa tendenza non si è discostata in modo significativo da quella dell'era pre-AI. Tuttavia, a livello micro, esistono molti esempi notevoli di come l'AI stia migliorando le cose. Con la crescita dell’adozione, anche i dati macroeconomici dovrebbero vedere un rialzo.

  • Le persone lavoreranno più velocemente. Osserviamo già numerosi esempi aneddotici a livello micro. Attività come la programmazione, la traduzione, la scrittura e l'analisi dei dati possono essere completate molto più rapidamente di prima. Secondo i dati dei sondaggi, molte attività hanno registrato incrementi di produttività di circa il 50%. E con la crescente diffusione dell'AI agentica, per ING è probabile che i miglioramenti della produttività aumentino ulteriormente man mano che intere funzioni vengono automatizzate.
  • Le persone potranno lavorare in modo più intelligente. Il tempo dedicato al completamento di compiti di routine e ripetitivi o allo sforzo di apprendere un compito difficile si è ridotto significativamente in molti settori. Secondo Song, l'intelligenza artificiale contribuirà ulteriormente ad automatizzare questi processi, lasciando più tempo per attività a maggior valore aggiunto.
  • Le persone riavranno indietro il loro tempo. Uno dei fattori che aggravano la disuguaglianza è che gli individui più poveri spesso devono pagare con il loro tempo. La citazione degli Avengers secondo cui "nessuna somma di denaro ha mai comprato un secondo di tempo" potrebbe essere vera in linea di massima per ING, ma uno dei grandi vantaggi dei ricchi è che possono, in sostanza, ricomprare il loro tempo, di solito sotto forma di acquisto di servizi o saltando la fila. L'intelligenza artificiale non eliminerà questo vantaggio, ma contribuirà a restituire del tempo a coloro che ne hanno più bisogno.

L'aumento di produttività sarà probabilmente asimmetrico. Tra coloro che adottano l'AI, sottolinea Song, è probabile che si formi un gruppo di "superutenti" che sfruttano la tecnologia per aumentare drasticamente la propria produzione, e un altro gruppo che ne fa un uso improprio, creando nuovi problemi di accuratezza e affidabilità.

In media, ING prevede che l'intelligenza artificiale consentirà agli utenti medi di produrre risultati di qualità e quantità superiori, risparmiando tempo nelle attività di routine. Ciò dovrebbe colmare il divario tra le grandi organizzazioni ricche di risorse e il resto del mercato. Team più piccoli e snelli saranno in grado di competere sempre più efficacemente con i concorrenti più grandi.

Una maggiore produttività da sola non garantirà una maggiore uguaglianza. La questione cruciale è chi ne trarrà vantaggio. Storicamente, i miglioramenti della produttività, come quelli derivanti da macchinari e automazione, sono andati a beneficio dei detentori del capitale piuttosto che dei lavoratori. Supponendo che l'intelligenza artificiale segua un modello simile, sottolinea Song, potremmo assistere a un aumento della produttività, ma i lavoratori potrebbero non riuscire a capitalizzarne i benefici.

L'AI aiuterà le persone a fare cose prima irraggiungibili

Il secondo tema riguarda il modo in cui l'AI permetterà alle persone di fare cose che prima non potevano fare. In breve, spiega Song, l'AI contribuirà a migliorare le capacità e le opportunità.

  • L'intelligenza artificiale accelera la democratizzazione dell'informazione e delle competenze. Internet ha rappresentato una svolta nella democratizzazione dell'accesso all'informazione, collegando la conoscenza e gli utenti di tutto il mondo. Tuttavia, gli utenti dovevano ancora sapere dove cercare, superare le barriere linguistiche e interpretare correttamente le informazioni. L'intelligenza artificiale colma quest'ultimo ostacolo, rendendo i contenuti più accessibili, intuitivi e facili da fruire.
  • L'AI aiuta a compensare le carenze di competenze e conoscenze. In parole semplici, quasi tutti noi abbiamo i nostri punti di forza e di debolezza. Ma ora i lavoratori possono sempre più spesso compensare le proprie lacune affidandosi all'AI. Chi ha difficoltà a scrivere può usare l'AI in modo chiaro e professionale. Chi non ha competenze tecniche può fare vibe coding per risolvere compiti complessi utilizzando input in linguaggio naturale. E gli utenti con scarse capacità matematiche possono creare modelli analitici sofisticati a partire da un singolo prompt.
  • L'intelligenza artificiale abbasserà le barriere d’accesso all'imprenditorialità. Per gran parte della storia umana, i finanziamenti sono stati il ​​principale collo di bottiglia dell’imprenditorialità. Innumerevoli grandi idee non sono uscite dai cassetti, e quelle che riuscivano a ottenere l’opportunità di essere presentate a un finanziatore spesso dovevano cedere ingenti quote azionarie o stravolgere la propria visione fino a renderla irriconoscibile pur di ottenere capitali. Trasformare un'idea in un'impresa richiedeva non solo denaro, ma anche l'accesso a talenti specializzati che molti fondatori semplicemente non potevano permettersi. Col tempo, le aziende unipersonali o con risorse limitate diventeranno sempre più facili da mettere in piedi. La barriera non sono più i capitali ma la creatività. L'imprenditorialità di successo rimane una delle migliori strade per che le persone hanno per migliorare la propria condizione socioeconomica. Ridurre le barriere contribuirà a ridurre le disuguaglianze.

Per ora, il dibattito globale resta concentrato soprattutto sull’aumento della produttività. Tuttavia, secondo ING, il ruolo dell’intelligenza artificiale nel permettere alle persone di fare ciò che prima non era alla loro portata avrà probabilmente un impatto ancora più significativo sull’equità delle opportunità a livello globale.

Un accesso più ampio alle competenze, la capacità di colmare le lacune in termini di abilità e meno ostacoli all'avvio di nuove imprese potrebbero espandere le opportunità economiche ben oltre i soli aumenti di produttività.

Con il progresso tecnologico e con la crescita di generazioni native dell’intelligenza artificiale, secondo ING è probabile che queste tendenze si intensifichino in futuro, in modo simile a quanto accaduto con l'avvento di Internet.

È probabile che le disuguaglianze aumentino prima di diminuire

Nonostante queste prospettive positive a lungo termine, ING ritiene probabile che le disuguaglianze possano aumentare prima di diminuire. Esistono quattro argomenti chiave a sostegno della tesi secondo cui le disuguaglianze aumenteranno prima di diminuire:

  1. I vantaggi dell'AI saranno concentrati nelle mani di pochi.
  2. I lavoratori potrebbero diventare più produttivi, ma perdere potere contrattuale.
  3. L'AI potrebbe precludere l’accesso ai primi passi della carriera.
  4. L'AI contribuirà ben poco a colmare le radicate disparità geografiche.

I vantaggi dell'AI saranno concentrati nelle mani di pochi

Il primo e più ovvio elemento è chi trarrà beneficio dall'adozione dell'AI. Attualmente, osserva Song, stiamo assistendo a una feroce lotta nella corsa all'intelligenza artificiale tra Cina e Stati Uniti e, più in generale, tra intelligenza artificiale open source e proprietaria. Il presidente cinese Xi Jinping ha auspicato che l'AI diventi un bene pubblico globale, ma resta molto incerto se ci stiamo effettivamente muovendo in questa direzione.

Per ora, i vantaggi derivanti dalla corsa all'intelligenza artificiale e dalla sua adozione si concentrano in un numero limitato di aziende ed economie. Ciò significa che ci sono stati chiari vincitori e vinti in questa corsa all'AI. Uno studio di PWC ha concluso che il 75% dei vantaggi derivanti dall'AI è nelle mani di appena il 20% delle aziende.

Una conseguenza evidente, spiega Song, è la crescente divergenza della crescita tra i vari paesi del mondo. Ad esempio, in Cina, si osserva che i settori ad alta tecnologia attraggono una quantità sproporzionata di capitali e risorse, dando vita a un'economia a forma di K, in cui si assiste a un'espansione esplosiva in una manciata di settori trainati dalla tecnologia, mentre gran parte dell'economia tradizionale continua a ristagnare.

Non si tratta di un fenomeno nuovo. La Cina ha spesso dato priorità strategica a settori specifici. Tuttavia, sottolinea Song, a differenza dei cicli precedenti, le catene di approvvigionamento per la tecnologia e l'intelligenza artificiale sono, almeno per ora, relativamente più brevi. Di conseguenza, un numero inferiore di persone beneficia del boom tecnologico rispetto ai precedenti supercicli di investimenti immobiliari e infrastrutturali, che hanno trainato una miriade di settori insieme ai loro occupati.

I governi si trovano ora di fronte a una questione complessa: se e come intervenire nella distribuzione dei benefici derivanti dall'adozione dell'AI. Ad esempio, evidenzia Song, nel pieno del boom dell'AI, Taiwan ha erogato 10.000 dollari taiwanesi (ca. 268,50 euro al cambio del 21 agosto 2026) a persona nel 2025 e ripeterà l'iniziativa nel 2027, in una serie di misure molto apprezzate. Nel frattempo, la proposta di "dividendo nazionale" avanzata a maggio dalla Corea del Sud, che prevedeva la ridistribuzione ai cittadini dei ricavi derivanti dal boom dei semiconduttori, ha scosso i mercati.

I lavoratori potrebbero diventare più produttivi, ma perdere potere contrattuale

ING sostiene che il ruolo dell'AI nel migliorare la produttività, le capacità e le opportunità contribuirà a far sì che l'AI diventi il ​​“grande equalizzatore”. Ma per ora, i lavoratori stanno già diventando più competitivi e produttivi, senza necessariamente vedere un maggiore potere contrattuale in cambio.

Per la stragrande maggioranza dei lavori, un aumento della produttività non si traduce automaticamente in un corrispondente incremento della retribuzione. Anche questo non è un fenomeno nuovo. Lo storico dell'economia Robert Allen ha coniato il termine “Pausa di Engels” per descrivere un periodo della prima rivoluzione industriale nel Regno Unito in cui i salari rimasero sostanzialmente fermi, nonostante la produzione per lavoratore continuasse a crescere. Secondo Allen, una delle ragioni era il fatto che una percentuale crescente dei profitti finiva ai detentori del capitale, invece che ai lavoratori. Quando ai lavoratori va una parte più ridotta dei benefici generati dalla produttività, anche il loro potere contrattuale per ottenere aumenti salariali tende a indebolirsi.

Secondo ING, è probabile che assisteremo allo stesso fenomeno anche nell'era dell'AI. Il rovescio della medaglia del fatto che l'AI ci permetterà di fare di più, e di fare cose che prima non potevamo, è che la quota di redditività che va ai lavoratori probabilmente diminuirà di nuovo. Uno dei timori più comuni che sentiamo riguardo all'AI è che possa toglierci il lavoro, e in caso quando. Un timore intensificato dai titoli di giornale fin troppo frequenti sui licenziamenti e sulle promesse di riduzioni mirate del personale.

Le aziende potrebbero essere più propense a spendere di più in token che in talenti, e questo potrebbe tradursi in un minore potere contrattuale per i lavoratori. È probabilmente troppo presto per trarre conclusioni o stabilire un nesso di causalità, precisa Song, ma negli ultimi anni abbiamo assistito a un rallentamento della crescita salariale nelle principali economie come Stati Uniti, Cina e Unione Europea.

La transizione all'AI potrebbe ostacolare una generazione di lavoratori

Uno degli argomenti più comuni nelle discussioni sull'AI è la perdita di posti di lavoro. Molti hanno parlato della possibilità che l'AI sostituisca i posti di lavoro esistenti. James Knightley, Chief international Economist di ING, scrive di come l'AI sia la principale causa di licenziamenti negli Stati Uniti negli ultimi cinque mesi.

Un elemento di cui si parla meno è quello della creazione di posti di lavoro. Un'osservazione aneddotica comune, che abbiamo sentito ripetere da persone di diversi settori, è la diminuzione delle assunzioni in posizioni entry level negli ultimi anni. Sebbene raramente esplicitata, la logica di fondo è semplice per Song: gran parte del lavoro che l'intelligenza artificiale ora sostituisce più facilmente è proprio quello tradizionalmente svolto dai dipendenti junior.

Ciò potrebbe avere implicazioni significative per il futuro. Numerosi studi hanno analizzato l'impatto della disoccupazione giovanile e dei salari d’ingresso più bassi sui guadagni nel corso della vita e sui consumi futuri. Un documento di lavoro della Banca Mondiale sostiene che l'adozione dell'AI ha un impatto negativo maggiore sulla domanda di lavoro in posizioni entry level e per lavoratori meno istruiti.

L'introduzione dell'intelligenza artificiale arriva in un momento sfortunato, con i tassi di disoccupazione giovanile già piuttosto elevati. Secondo Song, è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive su come l'AI stia influenzando i tassi di disoccupazione giovanile. Tuttavia, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un leggero aumento della disoccupazione giovanile in Asia e Nord America, mentre è diminuita nell'Eurozona. A livello globale, la situazione rimane relativamente stabile.

Ci sono validi motivi per sostenere che avremo bisogno di un minor numero di impiegati qualificati in settori ad alta intensità di informazioni, così come di personale amministrativo.

Questo prima di considerare l’impatto del prossimo grande cambiamento, che secondo ING sarà la robotica legata all’intelligenza artificiale. Questi prodotti sono già gradualmente in arrivo sul mercato. L’ipotesi ottimistica è che i lavori pericolosi, noiosi o indesiderabili saranno sempre più spesso svolti dai robot, ma una visione più realistica è che anche vari lavori altamente retribuiti o desiderabili finiranno per essere sostituiti.

Ogni grande cambiamento di paradigma tecnologico ha creato nuove professioni e reso obsolete quelle esistenti. È improbabile per Song che l'intelligenza artificiale faccia eccezione. Il modo in cui i governi gestiranno questioni come la tutela dei posti di lavoro e la protezione dei dipendenti determinerà probabilmente quanto questo fattore contribuirà ad amplificare le disuguaglianze.

L'AI farà ben poco per affrontare le disuguaglianze geografiche radicate

Dal punto di vista geografico, spiega Song, è probabile che l'intelligenza artificiale non contribuisca molto ad aiutare i più svantaggiati. Anche se l'intelligenza artificiale si rivelasse un drastico cambiamento di paradigma, non farebbe nulla per coloro che non vi hanno accesso. Basti pensare alla diffusione di Internet per vedere come una tecnologia che spesso diamo per scontata in realtà non sia universalmente disponibile.

L'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) stima che circa un quarto della popolazione mondiale non abbia ancora un accesso affidabile a Internet. La penetrazione di Internet in Nord America ed Europa supera il 90%, mentre nell'Africa subsahariana si attesta solo al 35%. Internet è probabilmente la più importante innovazione tecnologica degli ultimi decenni, eppure oltre un quarto della popolazione mondiale non vi ha ancora accesso regolare.

Pertanto, secondo ING è probabile che una buona parte della popolazione nelle economie di frontiera non avrà accesso all'intelligenza artificiale e ai relativi benefici. Questo ancor prima di considerare elementi come i costi dei token. Ciò probabilmente aggraverà le disuguaglianze prima che la situazione migliori.

L'AI ha il potenziale per rendere il mondo più equo, ma non sarà facile

ING ritiene che l'AI abbia il potenziale per diventare, col tempo, il “grande equalizzatore”.

L'intelligenza artificiale sta già aumentando la produttività, aiutando i lavoratori a colmare le lacune in termini di competenze e conoscenze, e sembra probabile che, in definitiva, contribuirà ad abbassare le barriere all'imprenditorialità e a migliorare l'accesso alle opportunità a livello globale. ING prevede che, una volta che la situazione si sarà stabilizzata, avremo condizioni di partenza più eque rispetto a quelle precedenti all'era dell'AI.

Tuttavia, le prove storiche suggeriscono che la disuguaglianza probabilmente aumenterà prima di diminuire. I primi beneficiari dei cambiamenti tecnologici tendono a essere i detentori del capitale. I benefici sociali più ampi impiegano anni, se non decenni, prima di manifestarsi. Come già accaduto con le precedenti ondate tecnologiche, secondo ING è probabile che anche in questo caso ci saranno gruppi demografici che rimarranno indietro.

I lavoratori diventeranno più produttivi e le persone acquisiranno competenze sempre maggiori. Questo è senza dubbio un aspetto positivo. Tuttavia, in questo processo, precisa Song, alcune professioni scompariranno, ne emergeranno di nuove e molti lavoratori potrebbero trovarsi ad affrontare difficili disagi durante la transizione. Non è detto che i lavoratori acquisiscano maggiore potere contrattuale man mano che l'intelligenza artificiale ridurrà la quota dei benefici della produttività che va ai lavoratori.

Ciononostante, ING ritiene che l'AI abbia il potenziale per livellare le opportunità e diventare il cosiddetto grande equalizzatore. L'AI è destinata a colmare l'ultimo divario nella democratizzazione dell'informazione e delle competenze, iniziato con Internet, e dovrebbe contribuire a migliorare l'accesso alle opportunità. La realizzazione di questo scenario dipenderà probabilmente da come verrà regolamentata l'AI, da quale modello di sviluppo prevarrà (open source o proprietario), dalla velocità con cui i prodotti basati sull’AI arriveranno sul mercato e da come verranno distribuiti i benefici.

L'intelligenza artificiale non renderà tutti ugualmente ricchi per ING. Per quanto la maggior parte di noi desideri un'era di abbondanza e la fine della scarsità, la natura umana rende questo obiettivo remoto, nella migliore delle ipotesi. Anche in un mondo in cui le macchine possono produrre qualsiasi cosa a basso costo, sarà difficile domare il desiderio umano di volere più degli altri. Tuttavia, conclude Song, se l'intelligenza artificiale riuscirà a rendere più accessibili competenze, spirito imprenditoriale e opportunità, potrebbe in definitiva diventare una delle forze più importanti per livellare le disparità nel ventunesimo secolo.

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