L’euro digitale sarà un flop?

15/06/2026 14:15
L’euro digitale sarà un flop?

L’euro digitale dovrebbe essere la risposta europea alle criptovalute. Eppure, già oggi, il progetto appare superato: troppo lento, troppo regolamentato e lontano dalle reali esigenze del mercato. Si profila il prossimo grande flop dell’Unione Europea?

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Quasi senza che l’opinione pubblica se ne accorga, il progetto di una valuta digitale europea emessa dalla banca centrale continua ad avanzare. Dallo scorso novembre, l’“Eurosistema” (l’insieme delle banche centrali dell’area euro) ha iniziato a testare le possibili caratteristiche e l’infrastruttura dell’euro digitale. Nel frattempo, come si legge nel commento di Thomas Mayer, Fondatore del Flossbach von Storch Research Institute, la macchina legislativa dell’UE è impegnata quest’anno a definire il quadro giuridico. L’introduzione dell’euro digitale è prevista, infine, nel corso del 2029.

Euro digitale: stato dell’arte, calendario e sviluppo fino al 2029

La lentezza del percorso e ciò che finora è emerso sulla probabile configurazione della valuta digitale, secondo Mayer lasciano pensare che il progetto possa diventare il prossimo flop dell’Unione Europea, dopo la “Strategia di Lisbona” del 2000 (che puntava a fare dell’Europa l’area economica più competitiva al mondo) e il “Green Deal”, con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Nei prossimi tre anni, precisa Mayer, il mondo delle valute digitali potrebbe evolvere con tale rapidità da rendere già obsolete le regolamentazioni europee che oggi avanzano a passo di lumaca.

Servirebbe fin da subito un quadro normativo generale, evidenzia Mayer, sufficientemente flessibile da consentire adattamenti futuri. Inoltre, sotto la pressione della lobby bancaria, le autorità europee sembrano intenzionate a limitare la detenzione di euro digitali nei wallet a un massimo di 3.000 euro. Secondo i promotori, questo limite non impedirebbe di usare l’euro digitale anche per pagamenti di importo elevato, perché il wallet verrebbe ricaricato in tempo reale da un conto bancario quando si svuota, secondo il cosiddetto “principio a cascata”. Ma chi avrà davvero bisogno di un euro digitale per effettuare pagamenti nel 2029, quando nell’area euro sono già oggi disponibili i bonifici istantanei SEPA? E quando negli Stati Uniti gli stablecoin in dollari sono già pronti per i pagamenti transfrontalieri? Per Mayer nessuno.

Moneta di banca centrale o depositi bancari: cosa vogliono davvero cittadini e imprese

Molti cittadini e imprese, invece, sarebbero ben felici di poter detenere direttamente moneta di banca centrale come alternativa ai depositi presso banche private. Il ricordo della crisi finanziaria del 2008-2009 e della crisi dell’euro del 2010-2012 non è ancora del tutto svanito: allora diverse banche rischiarono di fallire e i depositi custoditi presso di esse sembrarono in pericolo. In quel periodo alcuni accumularono contante, spiega Mayer, mentre grandi gestori patrimoniali valutarono persino l’idea di acquisire una licenza bancaria per poter depositare denaro direttamente presso la banca centrale.

Il limite imposto ai wallet dell’euro digitale, sottolinea Mayer, serve solo a proteggere il monopolio delle banche sulla moneta digitale. I lobbisti bancari sostengono che l’economia europea dipenda dal credito bancario. Se ai cittadini fosse consentito detenere denaro in euro digitali emessi dalla Banca centrale europea, le banche perderebbero i depositi necessari per concedere prestiti.

Mercati dei capitali invece delle banche: ciò che crea davvero crescita

Questo argomento è sbagliato per due ragioni per Mayer.

Primo: le banche creano esse stesse i “depositi” quando concedono prestiti e accreditano la somma presa a prestito sul conto del debitore. La moneta bancaria è quindi uno strumento di finanziamento che si distingue dagli altri solo perché le banche ne garantiscono la parità con la moneta di banca centrale.

Secondo: le banche potrebbero raccogliere euro digitali emessi dalla BCE sotto forma di depositi e usarli per concedere prestiti. In altre parole, farebbero ciò che spesso sostengono di fare, ma che in realtà non fanno davvero.

Per il resto, conclude Mayer, le banche tendono a sopravvalutare il proprio ruolo nell’economia. Sono importanti per finanziare gli immobili e i prestiti di minore entità alle imprese, al commercio e ai consumatori. Ma per l’innovazione e la crescita economica servono i mercati dei capitali.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in euro al 6,20%

Tasso fisso cumulativo, richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it