L’onda dell’IA è alta: è già bolla? C’è già chi ne prevede lo scoppio

La pioggia di investimenti da parte delle big tech per l’intelligenza artificiale continua a generare incertezza sulla sostenibilità di queste ingenti spese, e, secondo alcuni, saremmo a soli due o tre trimestri dallo scoppio della bolla.
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Si sopravvaluta l’IA?
Sono domande che continuano a ripetersi negli ultimi mesi: i mercati stanno sopravvalutando l’intelligenza artificiale? Le valutazioni sono diventate eccessive? Ma soprattutto, siamo davanti ad una bolla simile a quella di internet dei primi anni 2000?
Gli echi della delusione arrivata con la trimestrale di Samsung risuonano ancora sull’azionario, nonostante l’azienda abbia segnalato un aumento dei profitti di 19 volte. Gli analisti e gli investitori temono che la domanda di chip di memoria possa rallentare nella seconda metà dell’anno.
I risultati del gigante sudcoreano hanno evidenziato come gli investitori stiano mettendo sempre più in discussione le valutazioni, poiché i colli di bottiglia in alcune parti della catena di fornitura dell’IA — come i chip di memoria o i data center — iniziano a risolversi e i prezzi dei modelli di IA diventano più difficili da prevedere.
Ulteriori segnali sono arrivati dal Ceo di Meta, Mark Zuckerberg, il quale ha ammesso privatamente (secondo Reuters) che lo sviluppo degli agenti IA sta procedendo più lentamente del previsto, mentre le quotazioni dei tech continuano a calare, con Nvidia che ha ceduto il 16% dai massimi storici toccati ad aprile e delle ultime 52 settimane.
L’elenco dei pessimisti comprende anche il nome di Michael Burry, colui che nel 2008 aveva previsto il crollo del mercato immobiliare. Il ‘più celebre contrarian di Wall Street’ ha avrebbe aperto posizioni short su diversi titoli legati all’infrastruttura IA (i ticker specifici non sono ancora stati resi pubblici), citando preoccupazioni sulle valutazioni che paragona alle fasi finali della bolla dot-com, secondo 247wallst.com.
Un modello a basso costo
Un altro pericolo arriva dalla Cina dove un nuovo modello IA a basso costo sta eguagliando Anthropic e OpenAI nei test di benchmark standard, come riportato da Reuters il 2 luglio, riprendendo lo shock DeepSeek dei primi mesi del 2025 e rinnovando i dubbi sul fatto che i massicci investimenti occidentali in IA si tradurranno in vantaggi competitivi duraturi.
Se modelli di qualità avanzata possono essere replicati a basso costo, la giustificazione per spese della portata a cui Meta, Microsoft e altri si sono impegnati diventa sempre più difficile da sostenere.
Un sondaggio citato da UBS, tramite Intellectia.ai, ha rilevato che circa il 60% delle aziende sta riducendo la spesa in IA, sollevando interrogativi fondamentali su se il colossale investimento infrastrutturale da mille miliardi di dollari stia generando rendimenti per le imprese ordinarie o stia principalmente arricchendo i fornitori di servizi cloud e i produttori di chip.
Raiffeisen parla di bolla
A parlare chiaramente di bolla è Matthias Geissbühler, responsabile degli investimenti di Banca Raiffeisen, secondo il quale potrebbe anche scoppiare presto, “nei prossimi due o tre trimestri”, sebbene “non sia possibile stimare il momento esatto”.
L’esperto basa la sua valutazione su diversi sviluppi nel settore. "Un indizio potrebbe essere il rallentamento degli investimenti", spiega. "Meta, ad esempio, ha recentemente annunciato l'intenzione di vendere potenza di calcolo, poiché a quanto pare non potrà utilizzare autonomamente le infrastrutture previste. Per me questi segnali indicano che siamo giunti a una fase molto avanzata di un ciclo".
"Nei prossimi trimestri i grandi hyperscaler" (i fornitori di servizi cloud che gestiscono enormi centri dati) "potrebbero ridurre gli investimenti, il che potrebbe portare a una significativa correzione dei titoli del ramo dei semiconduttori", osserva l'analista di Raiffeisen, ricordando inoltre che " in passato le grandi ondate di sbarchi in borsa (IPO) sono state spesso un segnale del raggiungimento del picco di un ciclo. Come è noto, alla fine dell'anno, dopo l'IPO di SpaceX ci sono ancora due pesi massimi ai blocchi di partenza: Anthropic e OpenAI".
"Esiste un detto secondo cui l'ultimo dieci per cento di un rialzo può essere tranquillamente lasciato agli speculatori", chiosa Geissbühler.
La banca stessa ha quindi recentemente realizzato i profitti su alcuni titoli tecnologici e ha ridotto la sua esposizione nel comparto.
L’onda è già alta
Secondo Edouard Carmignac, fondatore (nel 1989) e ad dell’omonima società di gestione patrimoniale indipendente a conduzione familiare, la domanda sulla bolla “rispecchia una tendenza ricorrente sui mercati finanziari. Ogni volta che si delinea una trasformazione di vasta portata, l’attenzione si sposta dal mondo che potrebbe creare alle modalità, reali o immaginarie, in cui potrebbe rivelarsi una delusione”.
Dal gennaio 2024, quando l’IA non era ancora diventata l’argomento dominante che è oggi nei dibattiti finanziari, “molte persone sembrano più preoccupate dell’altezza dell’onda che della forza della marea che la trasporta”, scrive l’esperto nella lettera di luglio agli investitori.
“Tuttavia”, aggiunge, “è innegabile che l’onda sia già alta. Si stima che attualmente l’intelligenza aumentata rappresenti il 37% della spesa in conto capitale negli Stati Uniti e il 17% in Europa. Inevitabilmente, emergerà un eccesso di capacità di calcolo”.
Carmignac prevede che questo “accelererà il calo dei costi dell’IA e la renderà più accessibile: uno sviluppo che dovremmo accogliere con favore”, ma avvisa che, “se da un lato la sua diffusione nell’economia aumenterà la produttività e la creatività, dall’altro provocherà anche profondi sconvolgimenti che metteranno in discussione molte posizioni consolidate”.
Se “i principali acquirenti di capacità di elaborazione dati, aziende le cui posizioni di mercato appaiono oggi inattaccabili, come Microsoft, saranno in grado di trasferire i costi di questi investimenti sugli utenti? Come faranno le società di software consolidate a fronteggiare la straordinaria capacità di analisi e semplificazione dei nuovi modelli linguistici come Claude? E infine, come dovremmo valutare le enormi esigenze di memoria e di energia elettrica dell’intelligenza artificiale? Ogni grande rivoluzione tecnologica rimescola le carte, creando vincitori e perdenti. Tocca a noi essere all’altezza della sfida”, conclude.
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