L’oro brilla ancora dopo i dati macro USA

I cali della fiducia dei consumatori e delle vendite al dettaglio hanno contributo a ridurre le preoccupazioni per un prossimo aumento dei tassi, sostenendo così le quotazioni del metallo giallo.
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Oro di slancio
Oro ancora in rialzo questa mattina ancora sostenuto dai dai sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti diffusi venerdì scorso che avevano pesato sul dollaro, rendendo il bene rifugio più economico per una grossa fetta di acquirenti.
Stamattina il prezzo spot restava sopra quota 4.400 dollari, toccando un massimo di 4.416 dollari, vicino ai livelli di venerdì scorso, mentre il future con scadenza a dicembre quotava 4.455 dollari l’oncia (massimo a 4.472 dollari). Al tempo stesso, il dollaro resta debole nei confronti dell’euro: il cross EUR/USD sale fino sfiorare quota 1,16.
Il metallo giallo aveva chiuso la settimana scorsa con un aumento di circa l’1%, mentre da inizio anno la crescita supera il 2%.
L’impatto dei dati macro
Gli ultimi dati statunitensi hanno mostrato un calo sia della fiducia dei consumatori che delle vendite al dettaglio, contribuendo a ridurre le preoccupazioni per un imminente aumento dei tassi, che di solito rappresenta un ostacolo per l’oro, che non offre rendimenti.
L’indice del dollaro statunitense oggi cede lo 0,2%, rendendo l’oro, quotato in questa valuta, più economico. Anche la curva dei rendimenti, che misura il divario tra i rendimenti dei titoli di Stato a lungo e breve termine, si stava allargando.
“I mercati non credono che la Fed sia davvero falco nel breve termine”, spiega Justin Lin, analista di Global X ETFs: I mercati monetari scontano meno di un terzo di probabilità di un aumento dei tassi alla riunione della Fed di settembre, in calo rispetto a oltre il 70% all’inizio del mese.
I verbali della riunione di politica monetaria della Fed di luglio, la cui pubblicazione è prevista per mercoledì, dovrebbero fornire maggiore chiarezza sulle considerazioni sui tassi.
Rischi per il Medio Oriente
Tuttavia, la volatilità continua a gravare sulle prospettive dell’offerta energetica mondiale, a dimostrazione che il rischio di un inasprimento monetario non è svanito.
Altri attacchi a navi nello Stretto di Hormuz sono stati registrati verso la fine della scorsa settimana, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato di essere impegnati nella preparazione di nuove misure per colpire l’economia iraniana. Alcune navi che escono dallo stretto con i transponder satellitari spenti hanno contribuito a mantenere sotto controllo i prezzi dell’energia.
Inoltre, Iran e Oman sembrano vicini a un accordo su come gestire lo stretto, anche se gli Stati Uniti non partecipano a questi colloqui.
L’appetito degli investitori e le banche centrali
Il recupero dell’oro sopra la soglia chiave dei 4.000 dollari l’oncia è stato trainato anche dal rinnovato appetito degli investitori e da un aumento degli acquisti da parte delle banche centrali, in particolare della Cina. I rialzi della scorsa settimana hanno portato il metallo sopra la media mobile a 100 giorni per la prima volta da aprile, e continua a mantenersi vicino a quel livello.
Secondo Lin di Global X ETFs, “l’oro avrà bisogno di una rottura significativa sopra i 4.400 dollari per confermare che il suo slancio positivo abbia ulteriore spazio per continuare. Il recente rimbalzo, pur essendo principalmente guidato da fattori tecnici, ha già scontato la maggior parte dei catalizzatori positivi della scorsa settimana, quindi potremmo vedere l’oro scambiare in modo relativamente piatto” fino al prossimo catalizzatore chiaro.
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