L’oro rimbalza: è la quiete prima della tempesta?

L’oro rimbalza: è la quiete prima della tempesta?

Dopo tre sedute consecutive in calo, le quotazioni del bene rifugio tornano a salire anche se il peggioramento del conflitto tra Stati Uniti e Iran, unito ad un possibile nuovo rialzo dei tassi di interesse, lasciano intravvedere un futuro incerto per il metallo giallo.

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Il rimbalzo dell’oro

Tornano a salire i prezzi dell’oro, indeboliti nei giorni scorsi dalla ripresa dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran mentre ieri i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve lasciavano intravvedere la possibilità di nuovi rialzi dei tassi di interesse.

Dopo tre sedute negative in rosso, stamattina il prezzo spot del metallo giallo tornava sopra i 4.100 dollari, segnando una crescita dello 0,70%, mentre il future con scadenza ad agosto si portava a 4.116 dollari l’oncia.

Ieri il lingotto era sceso fino a perdere il 2%, sotto i 4.030 dollari, prima di recuperare parte delle perdite.

Sempre caldo il fronte in Medio Oriente

Ieri il secondo giorno di attacchi statunitensi contro l’Iran aveva spinto in alto i prezzi dell’energia, vista anche la revoca della deroga che permetteva a Teheran di vendere greggio, intensificando le preoccupazioni sull’inflazione e i conseguenti timori per una politica più restrittiva da parte della Fed.

Gli ultimi attacchi che, secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, avevano l’obiettivo di ridurre la capacità dell’Iran di disturbare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sono arrivati poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva dichiarato di ritenere che il cessate il fuoco fosse "finito". Teheran ha minacciato un’operazione di ritorsione su larga scala contro le basi statunitensi in Medio Oriente.

I verbali della Fed

Le preoccupazioni per nuovi aumenti dei tassi di interesse della Fed sono aumentate a seguito della diffusione ieri dei verbali della riunione di giugno svolta dall’istituto centrale. Dalle minute è emerso che alcuni membri del FOMC vedevano spazio per una nuova stretta monetaria, anche se alla fine hanno sostenuto la decisione di mantenere l’attuale livello (3,5-3,75%).

Più in generale, i verbali hanno riflesso una crescente preoccupazione tra i funzionari della banca centrale statunitense per l’inflazione, proprio mentre i timori sul mercato del lavoro sono leggermente diminuiti.

Per il futuro emergono due scenari principali: da un lato, una dissipazione delle pressioni inflazionistiche che giustificherebbe un mantenimento o un calo dei tassi; dall'altro, la persistenza dell'inflazione (dovuta a IA, dazi e tensioni in Medio Oriente) che richiederebbe un inasprimento monetario. Di conseguenza, le opinioni sul livello dei tassi a fine anno sono divise tra chi li vede stabili/in calo e chi li prevede al di sopra del range attuale.

Costi di indebitamento più elevati rappresentano generalmente un vento contrario per l’oro, che non genera interessi. I trader sui swap ora valutano la probabilità di un aumento dei tassi alla prossima riunione della Fed a oltre il 30%, in aumento rispetto al 20% di giovedì scorso.

Quiete prima della tempesta?

L’avvio fiacco degli scambi dell’oro giovedì "sembra più un’esitazione prima di una nuova tempesta che una calma genuina", secondo Hebe Chen, analista di Vantage Markets a Melbourne, con Il mercato che “ha sentito la campana d’allarme del Medio Oriente, ma non lo sta ancora trattando come una crisi a tutto tondo".

L’oro è sceso di oltre un quinto dall’inizio della guerra con l’Iran a fine febbraio, con un’ondata di vendite che ha posto fine a un rally triennale e ha spinto recentemente il metallo sotto i 4.000 dollari. Non ci sono però prove che gli investitori stiano aprendo posizioni short su larga scala in previsione di ulteriori cali.

"I trader stanno osservando se il rischio passerà da uno choc da titoli di giornale all’inizio di un nuovo ciclo di tensioni geopolitiche, e quanto gravi potrebbero essere gli effetti a catena", ha aggiunto Chen, e "Fino a quando non arriverà questa conferma, l’oro potrebbe restare in una fase di attesa".

“Gran parte del premio geopolitico è già incorporato nel prezzo, quindi le tensioni rinnovate stanno portando a aggiustamenti delle posizioni piuttosto che a nuovi acquisti di beni rifugio”, spiega Ewa Manthey, stratega delle materie prime di ING Bank N/V, prevedendo che “In futuro, la reazione dell’oro dipenderà da come gli eventi influenzeranno il posizionamento degli investitori, i rendimenti e il sentiment generale del mercato”.

“Un nuovo test dei 4.000 dollari è possibile se continuerà lo smobilizzo delle posizioni”, ha affermato Manthey. “Ma perché l’oro scenda in modo significativo e duraturo sotto quel livello, il mercato dovrebbe probabilmente assistere a ulteriori liquidazioni, a un aumento dei rendimenti reali e a una riduzione delle aspettative di allentamento della Fed, non solo a titoli geopolitici”.

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