L’oro si lecca le ferite dopo le parole di Warsh

Il presidente della Federal Reserve aveva ribadito a Jackson Hole che i responsabili della politica monetaria riporteranno l'inflazione al loro obiettivo del 2%, definendolo un target fermo e fisso.
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Ancora vendite sull’oro
Oro ancora ini calo questa mattina dopo le parole di Kevin Warsh pronunciate venerdì scorso durante il Simposio di Jackson Hole.
Dopo il -3% del post intervento di Warsh, questa mattina il prezzo spot del metallo giallo scendeva (-0,40%) ai minimi di quasi due settimane, a 4.437 dollari, mentre il future con scadenza a dicembre scambiava a 4.486 dollari l’oncia (-1%).
Posizione più hawkish per Warsh
Warsh ha ribadito alla conferenza annuale della Federal Reserve a Jackson Hole che i responsabili della politica monetaria riporteranno l'inflazione al loro obiettivo del 2%, che ha definito un target fermo e fisso.
La Fed avrà "del lavoro da fare" se i responsabili delle politiche non otterranno la fiducia necessaria che l'inflazione stia scendendo verso il 2%, avvisava Warsh, arrivando più vicino che mai ad ammettere che potrebbero essere necessari aumenti dei tassi.
Sebbene sia considerato una protezione contro l'inflazione, l'oro perde in genere appeal in un contesto di tassi di interesse in aumento, poiché non produce interessi.
I mercati vedono attualmente una probabilità del 60% di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre, secondo lo strumento CME FedWatch. Gli operatori stanno ora prezzando più del 50% di probabilità di un aumento alla prossima riunione della Fed a settembre.
"Il cambio verso una posizione più hawkish ha sorpreso molti investitori", quindi alcuni ostacoli di breve termine per l'oro dovrebbero continuare, prevede Rajeev De Mello, global macro portfolio manager di GAMA Asset Management SA. L’esperto prevede prezzi intorno ai 4.200-4.300 dollari l'oncia nel breve termine e ha spiegato che manterrà i suoi investimenti in oro essendo un investitore di lungo termine.
Il balzo del petrolio
Sull’andamento dei prezzi pesa anche l’ulteriore pressione inflazionistica arrivata dall’aumento del petrolio, arrivato dopo che l'esercito statunitense ha colpito lanciarazzi iraniani accusati di essere impegnati a prepararsi ad inviare mine nello Stretto di Hormuz: si tratta della prima azione militare statunitense contro l'Iran da oltre un mese, dopo che il presidente Donald Trump era passato a una campagna di pressione economica sulla Repubblica Islamica.
In queste ore, Trump ha pubblicato un video generato dall'IA che mostrava il polo petrolifero iraniano dell'isola di Kharg ridotto in frantumi. Non era chiaro se il post rappresentasse una minaccia per l'isola di Kharg o se fosse in corso un attacco.
L’aumento delle tensioni porta il Brent a 91 dollari (+6%) e il greggio WTI a 86,45 dollari al barile (+3%).
Se "l'oro sta ancora leccandosi le ferite dopo il tono falco assunto da Warsh a Jackson Hole, l'azione militare statunitense in Iran ha esercitato una pressione al rialzo sui prezzi del petrolio, e questo si è aggiunto ai problemi della materia prima gialla dal punto di vista dell'inflazione", spiega Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.
Dati macro statunitense di questa settimana
Una serie di dati sul mercato del lavoro statunitense è prevista per questa settimana, tra cui le offerte di lavoro, il rapporto sull'occupazione fornito dall’ADP, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e i dati sulle buste paga dei settori non agricoli (NFP).
"Il dato NFP ha il potenziale per estendere la debolezza dell'oro post-Jackson Hole o fornire il catalizzatore per un rimbalzo tecnico dovuto alle coperture delle posizioni corte", prevede Waterer.
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