L’oro si rafforza spinto dai dazi di Trump

L’oro si rafforza spinto dai dazi di Trump

L’annuncio del presidente degli Stati Uniti ha pesato sul sentiment di rischio dei mercati, spingendo gli investitori a orientarsi verso i tradizionali beni rifugio come i metalli preziosi e i titoli del Tesoro statunitensi.

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Le quotazioni di oggi dell’oro

Torna a splendere l’oro tra la nuova mossa di Donald Trump sui dazi, la debolezza del dollaro statunitense e le continue incertezze geopolitiche.

Stamattina il prezzo spot del bene rifugio per eccellenza scambia a 5.145 dollari dopo aver toccato un massimo di 5.175 dollari, mentre il future con scadenza ad aprile si muove sui 5.166 dollari l’oncia.

Per quanto riguarda il dollaro, la coppia EUR/USD sale sopra quota 1,18, con l’indice del biglietto verde che scende (-0,20%) a 97,55, rendendo così più economico l’oro.

La sua recente serie di guadagni ha aiutato il metallo a recuperare terreno dopo l'improvvisa caduta a inizio mese, che aveva trascinato i prezzi al ribasso da un record. L'aumento è stato sostenuto dal fatto che rimangono intatti molti dei fattori a lungo termine che hanno favorito la commodity, tra cui le crescenti tensioni geopolitiche e la diffidenza degli investitori nei confronti di obbligazioni sovrane e valute.

I dazi di Trump

Trump ha reagito alla sentenza della Corte Suprema contraria ai poteri di emergenza utilizzati dal presidente degli Stati Uniti per imporre dazi annunciando nuove tariffe del 15%, il massimo consentito per legge, aumentando le preoccupazioni per possibili misure di ritorsione e potenziali interruzioni delle catene di approvvigionamento globali.

L’annuncio dei dazi ha pesato sul sentiment di rischio, spingendo gli investitori a orientarsi verso i tradizionali beni rifugio come i metalli preziosi e i titoli del Tesoro statunitensi.

Inoltre, l’incertezza sulla durata e sulla portata dei dazi, così come le possibili contestazioni legali e congressuali, hanno aumentato la volatilità del mercato.

Dati macro e tensioni geopolitiche

Un supporto per l’oro è arrivato anche dai dati economici statunitensi pubblicati la scorsa settimana. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è aumentato ad un tasso annualizzato dell’1,4% nel quarto trimestre, segnando un forte rallentamento rispetto al trimestre precedente.

Allo stesso tempo, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali, l’indicatore dell’inflazione preferito dalla Federal Reserve, ha mostrato un aumento dei prezzi del 2,9% su base annua a dicembre, con la misura core intorno al 3,0%, rimanendo al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale.

La combinazione di crescita in rallentamento e inflazione ancora elevata ha rafforzato l’attrattiva dell’oro sia come copertura contro l’incertezza economica sia come riserva di valore.

In Medio Oriente, intanto, si assiste ad uno stallo tra Washington e Teheran. Mentre le due nazioni sono in trattative per un potenziale accordo sul programma nucleare iraniano, gli USA accumulato una vasta forza militare nella regione, alimentando il timore che si possano verificare attacchi limitati o un conflitto in piena regola e aumentando l’incertezza globale.

Prevista volatilità nel breve

Se "ci sono sufficienti fattori strutturali a favore dell'oro nel medio termine", spiega Vasu Menon, stratega di Oversea-Chinese Banking, "a breve termine, tuttavia, ci si aspetta che i prezzi dell'oro siano volatili dopo i forti guadagni degli ultimi mesi, dati gli sviluppi ancora in corso della politica commerciale statunitense e la situazione in Iran".

“La forza dell'oro, nonostante il posizionamento più basso degli hedge fund, mostra un ulteriore potenziale di rialzo”, scrive Mark Cranfield, analista di Bloomberg, aggiungendo che “i dati della Commodity Futures Trading Commission mostrano che la posizione netta long sui future sull'oro è scesa al livello più basso in quasi un anno”.

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