La contesa tra Mediaset e Vivendi approda a Bruxelles

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Venerdì la procura di Milano ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Bolloré e de Puyfontaine sulle accuse di aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza. Intanto Bruxelles chiede chiarimenti al Mise sulla norma salva-Mediaset inserita a novembre nel Decreto Ristori. La querelle potrebbe portare Vivendi ad avviare una procedura di infrazione contro lo Stato italiano. Nel marasma, Mediaset brilla a Piazza Affari con un guadagno superiore al 4%.


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La procura di Milano chiude l’inchiesta nei confronti dei vertici di Vivendi

Il titolo Mediaset ingrana la marcia e corre a Piazza Affari. Complice anche l’aumento dell’attenzione intorno alle vicende giudiziarie collegate al caso Vivendi.

Venerdì scorso, la procura di Milano ha disposto la chiusura dell’inchiesta nei confronti di Vincent Bolloré, azionista di riferimento di Vivendi (presidente della società fino al 2018), e dell’attuale ceo, Arnaud de Puyfontaine, per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza nella scalata del gruppo francese a Mediaset (con tanto di consegna di informazione di garanzia ai due indagati). Secondo quanto riportato da Reuters la vicenda risale a dicembre del 2016, quando Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi (e socio di maggioranza di Mediaset) ha presentato un esposto in procura, Consob e Agcom. Fininvest contestava la decisione di Vivendi di disdire il contratto di acquisto di Mediaset Premium (effettuata a luglio 2016) e la successiva decisione di acquisire, proprio a dicembre dello stesso anno, il 29,9% dei diritti di voto in Mediaset. Secondo l’accusa, Vivendi quell’estate avrebbe cercato di far scendere artificiosamente il valore del titolo per poi lanciare una scalata a prezzi favorevoli.

In particolare la procura individua tre comunicati di Vivendi, il 27 e il 29 luglio 2016 e il 19 ottobre 2016, in cui contesta ai due indagati di aver diffuso «informazioni artefatte (...) strumentali a far credere al mercato che il mancato adempimento del contratto dell'8 aprile 2016 fosse imputabile ad una scorretta rappresentazione da parte di Mediaset della situazione economico-finanziaria di Premium, laddove invece la mancata esecuzione delle obbligazioni contrattuali era stata programmata “ab origine” da Vivendi in relazione al suo reale intendimento industriale finale».A seguito dell’informativa al mercato, scrive ancora la procura, le azioni Mediaset, sono passate da un valore di 3,23 euro del 27 luglio 2016, a un valore di 2,236 euro del 28 novembre 2016, «con una flessione totale del 30,8%».

Infine, secondo la procura di Milano, Bolloré e De Puyfontaine avrebbero promosso «iniziative che, a partire da luglio 2016 e almeno fino a ottobre 2016, hanno visto coinvolta Telecom Italia per la costituzione di una newco formata, oltre che dalla società di telefonia, da Vivendi e Mediaset».

Il nodo Salva-Mediaset

Vivendi «ribadisce di aver acquisito la sua quota azionaria in Mediaset nel rispetto di tutte le norme» mentre si definiscono altri paletti sul fronte della cosiddetta norma Salva-Mediaset in cui la società francese e Mediaset sono impegnate in una causa civile approdata davanti alla Commissione europea.

Su questo palcoscenico parallelo venerdì Bruxelles ha inviato una missiva al ministero dello Sviluppo economico in cui impugna la norma. A novembre, il governo italiano ha inserito un emendamento (approvato in via definitiva) al decreto Ristori per difendere Mediaset dai tentativi di scalata di Vivendi alla luce della posizione dominante dei francesi in un’altra importantissima società delle telecomunicazioni: Tim. L’Agcom aveva il compito di svolgere un’istruttoria per verificare gli effetti distorsivi sul mercato. Bruxelles è però intervenuta in questa sede dopo il ricorso presentato da Vivendi.

Per il governo la norma inserita nel Decreto Ristori e l’intervento del Garante delle Comunicazioni andava a colmare la lacuna lasciata dalla cancellazione della Legge Gasparri voluta dalla Corte di Giustizia Ue (a settembre infatti la Corte di Giustizia aveva dichiarato contraria al diritto dell’Unione la legge per cui Vivendi ha dovuto congelare i due terzi della partecipazione del 29% di Mediaset in base all’articolo 43 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici – Tusmar). Tuttavia per Bruxelles la salva-Mediaset potrebbe incappare negli stessi difetti della Gasparri e non dovrebbe essere applicata fino a un esame formale Ue e, in caso contrario, il giudice nazionale può dichiararla inefficace.

Le mosse di Vivendi

Vivendi ha deciso quindi di passare all’attacco. Da un lato la società ha presentato il ricorso alla Commissione Ue per il mancato cancellamento, in termini sostanziali, della delibera che stabilisce il congelamento dei diritti di voto di Vivendi in Mediaset. Dall’altro si scaglia contro i rumors riportati dalla stampa italiana, rei di influenzare l’andamento della disputa fra le parti e di danneggiare l’immagine delle persone coinvolte. Con la decisione di “prendere tutte le misure necessarie per la tutela dei propri interessi, Vivendi potrebbe avviare una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano. Nel caso, la querelle potrebbe durare anni.

Titolo Mediaset in rally a Piazza Affari

Alle 12 il titolo Mediaset corre a Piazza Affari con un guadagno del 4,41% scambiato a 2,17 euro. Anche Vivendi in positivo dell’1,48% alla Borsa di Parigi. Secondo gli analisti di Equita Sim (rating hold con tp 2,18 euro) un accordo con Vivendi sarebbe positivo per Mediaset, «seppure un appeal speculativo sul titolo è comunque legato a un accordo con Fininvest (47% dei diritti di voto su Mediaset)».


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