La diversificazione tra azioni e obbligazioni funziona ancora?

L'era della pandemia ha segnato un punto di svolta nella correlazione tra azioni e obbligazioni. L'aumento dei tassi di interesse reali ha avuto un ruolo importante, accrescendo la sensibilitร sia delle azioni sia delle obbligazioni
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata piuttosto importante quella di oggi sul fronte macro che vede dati macro rilevanti in uscita negli Stati Uniti. Si comincia con il rapporto sullโoccupazione di maggio (Non-Farm Payrolls). Il consenso si aspetta una creazione di posti di lavoro pari a 95k (dai 115k di aprile), quindi in ulteriore rallentamento rispetto ai mesi precedenti. In seguito vedremo Il tasso di disoccupazione, che dovrebbe restare stabile al 4,3%, con lโattenzione degli investitori che sarร soprattutto sui salari orari. Se questi cresceranno in modo moderato, sarร un segnale positivo che le pressioni inflazionistiche stanno gradualmente scendendo. In pratica, un dato in linea o leggermente superiore alle attese confermerebbe che lโeconomia americana resta solida, anche se sta rallentando con calma.
Questo sarebbe visto positivamente dai mercati azionari, ma ridurrebbe le ormai giร poche speranze di tagli della Fed a breve. Al contrario, un numero molto debole (sotto gli 80k) farebbe scattare qualche campanello dโallarme sul rallentamento economico e aumenterebbe le probabilitร di un intervento piรน deciso della banca centrale.
Per quanto riguarda lโEuropa, venerdรฌ Eurostat pubblicherร i dati definitivi sul PIL e sullโoccupazione del 1Q16. Ci aspettiamo numeri piuttosto modesti, una crescita QoQ del +0,1%, sostanzialmente una conferma di un avvio dโanno debole. Il contesto europeo resta complicato con unโeconomia che fatica a trovare slancio, i PMI sono deludenti e lโinflazione che รจ tornata a salire (soprattutto per gli effetti energetici legati alle tensioni geopolitiche).
Questo mette la BCE in una posizione delicata, divisa tra la necessitร di non lasciare correre troppo lโinflazione e quella di non strangolare una crescita giร anemica.
Una sorpresa positiva sul lavoro americano rafforzerebbe probabilmente il dollaro, mentre dati deboli negli USA potrebbero invece dare un poโ di ossigeno allโeuro e al sentiment di rischio, purchรฉ lโEuropa non deluda ulteriormente.
I dati statunitensi e dellโEuropa di ieri ci raccontano una storia di due economie che procedono su binari diversi, ma entrambi con qualche segnale di cautela. Negli Stati Uniti il mercato del lavoro resta complessivamente solido, ma inizia a mostrare le prime piccole crepe. Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione sono salite a 225k, sopra le attese e in aumento di 13.000 unitร rispetto alla settimana precedente. Non รจ ancora un allarme rosso - i livelli restano bassi in termini storici - perรฒ lโaumento รจ chiaro e arriva insieme a un balzo dei Challenger Job Cuts, che a maggio hanno toccato quasi 97k annunci di tagli, il livello piรน alto da gennaio. Aggiungiamoci la produttivitร del primo trimestre rivista nettamente al ribasso (solo +0.3%), e il quadro che emerge รจ quello di unโeconomia americana ancora resiliente, ma meno โroventeโ di qualche mese fa.
Oggi vedremo se i Nonfarm Payrolls di maggio confermeranno lo scenario. Sarร quindi interessante capire se questo raffreddamento si conferma. Il mercato del lavoro non sta crollando, ma รจ innegabile che stia perdendo un poโ di slancio, e questo potrebbe dare alla Fed piรน spazio per riflettere prima di muovere sui tassi.
Dallโaltra parte dellโAtlantico lโEuropa continua a faticare, soprattutto sul fronte dei consumi. Le vendite al dettaglio nellโEurozona di aprile sono calate dello 0,4% su base mensile, peggio delle attese, dopo un marzo rivisto in forte rialzo. ร un segnale deludente. I consumatori europei sembrano ancora frenati, tra inflazione energetica che non molla del tutto, incertezza geopolitica e potere dโacquisto che stenta a riprendersi. In pratica, mentre gli USA mostrano una crescita ancora decente con qualche crepa, lโEuropa appare piรน fragile sul lato della domanda interna. Due velocitร diverse che, per ora, confermano la divergenza che stiamo vedendo da mesi sui mercati.
La crescente correlazione tra azioni e obbligazioni ha sollevato un interrogativo importante per gli investitori: la diversificazione tradizionale funziona ancora? Per buona parte degli ultimi due decenni, la risposta รจ stata largamente affermativa. I rendimenti di azioni e obbligazioni mostravano una correlazione costantemente bassa o negativa, con le obbligazioni che fungevano da copertura affidabile nelle fasi di ribasso dei mercati azionari. Quando le azioni scendevano, le obbligazioni tipicamente salivano, contribuendo ad attutire le perdite e a stabilizzare i rendimenti di portafoglio. Piรน di recente, tuttavia, questa relazione รจ diventata meno stabile, con azioni e obbligazioni che a tratti si sono mosse nella stessa direzione. Sebbene entrambe le classi di attivo restino essenziali per portafogli diversificati, il contesto in cui operano รจ cambiato, in particolare da quando l'incertezza sull'inflazione รจ diventata una forza macroeconomica piรน dominante. Il tradizionale schema di allocazione 60/40, tipicamente definito come 60% azioni e 40% obbligazioni, si รจ a lungo basato su questa relazione inversa tra azioni e obbligazioni. Combinando le azioni per il potenziale di crescita con il reddito fisso per la generazione di reddito e l'attenuazione dei ribassi, la strategia ha storicamente prodotto risultati resilienti attraverso i diversi cicli di mercato. Un'allocazione 60/40 ha generato rendimenti annuali positivi in 29 degli ultimi 36 anni.
L'era della pandemia, tuttavia, ha segnato un punto di svolta. Un'ondata di stimoli fiscali e monetari ha spinto l'inflazione ai massimi pluridecennali, innescando un aggressivo ciclo di restringimento monetario da parte della Fed e una transizione verso un contesto di tassi piรน elevati. Questo periodo ha rappresentato una netta discontinuitร rispetto al regime precedente di inflazione bassa e stabile e condizioni finanziarie accomodanti, lasciando spazio ad un contesto caratterizzato da inflazione elevata, incertezza sulle politiche monetarie e condizioni finanziarie piรน restrittive.
Le conseguenze di questo cambiamento sono state piรน evidenti nel 2022, quando sia le azioni sia le obbligazioni hanno registrato bruschi cali, determinando un drawdown di circa il 16% per un'allocazione 60/40, la peggiore performance annuale dal 2008. Anzichรฉ compensare le perdite azionarie, l'aumento dei tassi ha gravato simultaneamente su entrambe le classi di attivo, mettendo in discussione l'assunto fondamentale del tradizionale schema 60/40.
Da allora, i rendimenti piรน elevati hanno aiutato le obbligazioni a recuperare terreno, contribuendo ad un significativo rimbalzo dei portafogli multi-asset. Un'allocazione 60/40 ha generato solidi rendimenti negli anni successivi, con un +18% nel 2023, +16% nel 2024 e +14% nel 2025, sostenuta dal miglioramento del reddito e da un parziale ripristino dei benefici della diversificazione. Ad esempio, durante il selloff azionario dello scorso anno innescato dai dazi, le obbligazioni hanno fornito stabilitร : il Bloomberg U.S. Aggregate Bond Index รจ salito di circa l'1%, mentre l'S&P 500 ha perso all'incirca il 18% tra metร febbraio 2025 e inizio aprile 2025.
ร importante sottolineare che, sebbene i benefici della diversificazione siano tornati, le correlazioni sono rimaste piรน variabili rispetto al ciclo precedente. Piรน di recente, le rinnovate preoccupazioni sull'inflazione seguite al conflitto USA-Iran e l'incertezza sulla politica della Fed, hanno nuovamente messo sotto pressione entrambe le classi di attivo, spingendo le correlazioni di breve termine tra azioni e obbligazioni nettamente al rialzo, fino ai livelli piรน estremi dal 1999.
Anche l'aumento dei tassi di interesse reali ha probabilmente giocato un ruolo importante, accrescendo la sensibilitร sia delle azioni sia delle obbligazioni alle variazioni dei tassi. Parte del recente incremento dei tassi reali riflette verosimilmente prospettive di crescita di lungo termine piรน costruttive, sostenute dall'aspettativa che i guadagni di produttivitร trainati dall'IA possano innalzare il tasso di crescita di equilibrio e, con esso, il tasso neutrale.
Considerati nel loro insieme, questi sviluppi mettono in evidenza quanto la relazione tra azioni e obbligazioni dipenda dal contesto macroeconomico, in particolare dall'equilibrio tra inflazione e crescita. In contesti di inflazione bassa e stabile, le correlazioni azioni-obbligazioni tendono a essere basse o negative, poichรฉ prevalgono i timori legati alla crescita: le azioni scendono mentre le obbligazioni beneficiano del calo dei tassi dovuto ai tagli della Fed.
Al contrario, le correlazioni tendono a diventare positive in contesti inflazionistici o stagflazionistici, dove i timori sull'inflazione prevalgono su quelli sulla crescita. Tale scenario crea un quadro di politica monetaria piรน vincolato, in cui la Fed ha minore capacitร di rispondere in modo aggressivo ad un rallentamento della crescita a causa dell'aumento dei prezzi. In altre parole, azioni e obbligazioni potrebbero scendere simultaneamente, limitando la capacitร del portafoglio di attutire il rischio di ribasso.
Il messaggio chiave non รจ che la diversificazione abbia smesso di funzionare, ma che sia diventata piรน dipendente dal regime di mercato, rafforzando la necessitร di adattare, non di abbandonare, lo schema 60/40. Questa resta dunque una base solida per portafogli bilanciati, in particolare per gli investitori che cercano un mix di crescita e stabilitร . Le obbligazioni continuano a svolgere un ruolo cruciale, fornendo reddito e diversificazione durante le fasi di ribasso guidate dalla crescita. ร importante sottolineare che gli attuali rendimenti nominali e reali, vicini all'estremo superiore del loro range dal 2008, hanno migliorato le prospettive complessive di rendimento del reddito fisso, rafforzandone il valore all'interno di un portafoglio.
Ciรฒ che รจ cambiato, tuttavia, รจ che gli investitori potrebbero voler considerare un approccio piรน dinamico alla diversificazione. Ovvero un approccio che incorpori un piรน ampio ventaglio di esposizioni con diverse sensibilitร macroeconomiche. Tra i diversificatori aggiuntivi possono rientrare asset sensibili all'inflazione come gli asset reali, comprese le materie prime, le infrastrutture e lโimmobiliare, nonchรฉ l'accesso ai mercati privati attraverso strategie di investimento alternative per gli investitori qualificati.
Significa anche essere piรน selettivi all'interno della componente azionaria. Poichรฉ la leadership di mercato si รจ ristretta con l'ascesa dell'IA, il rischio di concentrazione รจ aumentato. I primi 10 titoli dell'S&P 500 rappresentano oggi circa il 40% della capitalizzazione totale di mercato, in crescita rispetto al 23% di inizio 2020, a conferma dell'importanza di diversificare tra settori, stili ed esposizioni.
I periodi di volatilitร e di mutamento nelle relazioni tra le classi di attivo sono parte naturale dell'investimento. I regimi di mercato evolvono, ma i principi dell'investire restano gli stessi. Mantenersi ancorati alle allocazioni strategiche, preservare un'ampia diversificazione e ribilanciare con criterio il portafoglio puรฒ aiutare gli investitori a navigare l'incertezza. In un contesto macroeconomico piรน complesso, l'obiettivo non รจ abbandonare la diversificazione, ma renderla piรน resiliente.
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