La febbre d’Opa contagia Piazza Affari

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Risiko bancario, rivoluzione green, cambi generazionali ma soprattutto l’aumento delle disparità tra aziende più colpite dai lockdown e quelle che, grazie a una posizione finanziaria forte, escono a testa alta. Il tutto condito da una forte liquidità, dalle attese di un rialzo dei tassi e la previsione di una forte ripresa post pandemia.


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I possibili target d’Opa sono circa 15

In molti hanno indicato l'esplosione delle Opa come uno dei tanti effetti post-covid, passerà. Durante la pandemia alcune società, le più esposte su internet e meno colpite dai lockdown, si sono rafforzate, altre indebolite, il pesce grande mangia il pesce piccolo. C'è invece chi crede che questo fermento sia legato al timore di un rialzo dei tassi che in futuro renderà meno conveniente chiedere i soldi a prestito, e infine c’è chi pensa che il boom di internet abbia accelerato la trasformazione verso un mondo più globale dove le dimensioni contano. Di fatto, da tempo a Piazza Affari, non si contavano tante acquisizioni. Ben 10 le offerte pubbliche d'acquisto in corso, tra annunciate e lanciate, che si aggiungono alle otto concluse da gennaio a oggi. Le più recenti: Cattolica, Retelit, Carraro.

Risiko bancario

Secondo un’indagine di Mf Dow Jones condotta tra analisti e gestori, in arrivo ci sarebbero almeno 15 Opa. Alcune sono ampiamente scontate dal mercato. E’ il caso del risiko bancario, accelerato dopo i tempi stretti indicati dal governo per poter sfruttare i benefici fiscali. La dote per le nozze è accessibile in caso di matrimonio consenziente, se la fusione si conclude entro fine 2022, al contrario per le operazioni ostili, la dote è valida da qui a fine anno, sei mesi. Secondo gli analisti di Deutsche Bank sul piatto c’è un tesoretto fiscale che vale 11,6 miliardi di euro, nel caso specifico la fusione di Mps-Unicredit ammonta a 3,4 miliardi, mentre Unicredit-Banco Bpm a 3 miliardi, Bper-Banco Bpm a oltre 1 miliardo.

Il mercato ha già puntato la sua fiche su Bper e Pop Sondrio con la regia di Unipol salita al 6,9% di Pop Sondrio e l'obiettivo di arrivare al 9,5%, Unipol Sai è già il maggiore azionista di Bper con il 20%.

Poi c’è il risiko a geometrie variabili tra Unicredit, Mps e Banco Bpm. Se l’Opa fosse su una sola società, il terzo escluso dovrebbe cercare moglie in fretta, pena perdere i vantaggi fiscali o farsi schiacciare dalle dimensioni della concorrenza.

Sullo sfondo rimane il futuro di Anima e il suo accordo fino al 2030 con Mps. Il gruppo del risparmio gestito potrebbe diventare un bocconcino interessante per i francesi di Amundi, già legati a Unicredit ma con un accordo di minore durata rispetto a quello tra Mps e Anima. Amundi, per non trovarsi un concorrente sotto casa, potrebbe pensare di comprarselo lanciando un'Opa su Anima.

Mediobanca Securities, in una nota emessa questa settimana, dal titolo ''All in on M&A'' è convinta che finalmente assisteremo ad un consolidamento tra le banche italiane. Dopo che la Bce ha rimosso gli ostacoli normativi, le banche hanno completato la riduzione delle sofferenze e mantengono solidi coefficienti patrimoniali, mentre gli incentivi in termini di Dta sono abbastanza rilevanti da neutralizzare gli effetti di riduzione sul Cet 1, ovvero l'indice che misura la solidità patrimoniale degli istituti.

Come per gli altri paesi della Ue, spiega Mediobanca, l'Italia deve formare campioni nazionali e risolvere i problemi specifici in sospeso: Mps e Banca Carige. A livello teorico, gli analisti vedono Intesa Sanpaolo fuori dai giochi, Unicredit in prima linea e Unipol come "osservatore attivo".

Banche, dopo l'Italia, l’Europa

Ma non è finita, il bello deve ancora venire. Il risiko bancario, non parla solo italiano: dopo il consolidamento all'interno dei singoli Paesi scatteranno le M&A a livello europeo e chi prima si accomoda meglio sarà servito. Al centro il futuro di Intesa, Unicredit e il tanto sognato terzo polo. Questo è il progetto finale della Bce voluto fin dai tempi di Draghi. Nei mesi scorsi si era rumoreggiato di un feeling tra SocGen e Unicredit, alimentata dalle amicizie francesi dell'ex a.d. di Unicredit. Per gli analisti sono, inoltre, molto simili anche Intesa e Santander, con una logica industriale molto vicina, meno aggressive, ma dei colossi sempre in crescita. Infine, non sono da escludere fusioni tra le francesi e le tedesche, in particolare Deutsche Bank e Commerzbank con Bnp o SocGen.

Del Vecchio tra Generali e Mediobanca

Per rimanere sui finanziari, prosegue la scalata di Leonardo del Vecchio sulle Generali, tanto che in molti hanno letto la fame del Leone di Trieste per le fusioni, Cattolica, le attività di Axa in Grecia, e l'interesse tramontato per NN Group in Olanda, come una mossa difensiva. Del Vecchio si fa paladino dell’italianità dichiarando che l'obiettivo è non far cadere Generali in mani straniere mentre alcuni osservatori, i più cattivelli, ci vedono una riedizione di quanto già avvenuto tra Luxottica ed Essilor o Foncière des Region e Beni stabili: una bella fusione d’Oltralpe come quella ormai sdoganata da Peugeot e Fca. Interessato a Generali potrebbe essere il gruppo assicurativo Axa.

Una volta svuotata di Generali, la domanda è quale sarà il futuro di Mediobanca, oltre a quello di scommettere sulle Opa altrui.

Intervistato sempre da Milano Finanza, Fabio Caldato partner di Olympia Wealth Management Ltd., spiega che Unicredit potrebbe allargare l'interesse a Mediobanca, che oggi vale 8,7 miliardi, l'operazione che potrebbe essere in parte ripagata cedendo il credito al consumo". Fra i desk operativi "a Londra si è notato che il consumer lending di Piazzetta Cuccia", aggiunge il gestore, "vale 515 milioni di ricavi su 1,3 miliardi totali della banca nel 2020, con un utile di 138 milioni. Il business è stato colpito dal Covid e deve ancora riprendersi, ma le attese sono buone". Se il credito al consumo fosse oggetto di spinoff (separazione), il mercato valuterebbe "quei 138 milioni almeno 15 volte e avremmo un valore minimo di 2 miliardi di euro, che potrebbero coprire parte dei costi di acquisizione", aggiunge Caldato. Unicredit, ragiona il gestore, "avrebbe a quel punto un’attività di investment banking che la porrebbe all'altezza di Banca Imi per Intesa Sanpaolo".

Il ragionamento di Caldato ha un fortissimo razionale, soprattutto con l'arrivo di Andrea Orcell alla guida di Unicredit che sembra andare nella direzione opposta del suo predecessore, il tanto decantato Jean Pierre Mustier. Guardiamo a posteriori alcuni suoi deal, cessione di Fineco che è sui massimi di sempre, cessione di Bank of Pekao, in una stagione prossima di consolidamento europeo e la cessione di Pioneer. Orcel sembra fatto di un’altra pasta. Secondo Affaritaliani.it il nuovo a.d. oltre a Banco Bpm e Mps, guarderebbe con interesse a Mediobanca, Anima e Arca.

Ma torniamo a noi, Mediobanca avrà presto un Leonardo Del Vecchio al 20%, oggi 15,4%. A nostro avviso Del Vecchio è in prima battuta interessato a Generali, Mediobanca è il mezzo per arrivarci essendo il primo azionista del Leone e il suo futuro dipenderà dalle offerte sul piatto a fine partita, ma nel dna di Piazzetta Cuccia c’è sempre stata la volontà di essere indipendenti.

Fra le minori, non è da escludere un futuro all'interno di qualche big anche per Illimity Bank la banca innovativa di Passera troppo piccola per rimanere sola, abbastanza tecnologica per aiutare le banche nostrane a ridurre il gap con il mondo delle Fintech.

Le torri di Tlc

L'altro settore sotto i riflettori è quello delle torri di tlc. In tutta Europa ogni Paese ha il suo campione nazionale nel settore delle torri tlc, in genere un unico operatore per sfruttare al meglio le sinergie. In Italia la separazione delle frequenze tv, radio e di telefonia aveva creato molti operatori e soprattutto legato a campane politiche diverse, vedi Mediaset e Telecom. Secondo gli analisti la fusione Raiway con EiTowers e poi Inwit avrebbe un forte senso industriale.

L’ondata green

C’è poi un tema a livello di sistema: il futuro delle società meno green e i progetti per poter ricevere i fondi del recovery plan. Qualcuno già ipotizza una fusione, tutta gestita dal governo tra Enel ed Eni, in modo da aiutare il colosso a sei zampe nella transizione all'energia verde. Non si tratterebbe di Opa ma di scambio azionario.

Altri vedono uno scenario simile per Saipem che sta accelerando la sua trasformazione da società interamente dipendente dalle major petrolifere a una maggiore esposizione sul mondo green (pale eoliche) allo sviluppo della rete ferroviaria e autostradale.

Mentre i Moratti potrebbero liberarsi del 40% Saras ora che sta riprendendo la domanda, in particolare quella di cherosene, legata alla ripresa del traffico aereo, aumenterà i margini di raffinazione per i 'middle distillate', che rappresentano la metà della produzione di Saras. A scriverlo sono gli analisti di Bank of America che, due giorni fa, hanno alzato il target price da 0,7 a 1 euro

Se ne parla poco ma un settore che, strategicamente avrebbe molto senso coinvolgere in una fase di consolidamento, è quello delle utility soprattutto in vista degli stringenti obiettivi di riduzione della Co2. A2A, Hera, Iren, Acea sono allo stesso tempo troppo piccole per rimanere da sole e abbastanza gradi da continuare ad annettere le piccole municipalizzate.

Quando l’Opa va di moda

Sul lusso, Moncler ha già dichiarato che “vuole ballare da sola” e non cederà alle lusinghe di un big del settore stile Lvmh. Di parere opposto, invece, Diego della Valle e la sua Tod’s che proprio all'amico Bernard Arnault (Lvmh), l'uomo più ricco al mondo, ha aperto il capitale. Intervistato il 19 maggio, dalla direttrice di Financial Times, Della Valle dichiarava «Se mai decidessi di vendere altre quote di Tod’s, Lvmh resta il socio ideale». Il colosso francese in aprile è salito al 10% dell’azienda, con un’operazione da 75 milioni di euro.

Sempre nel settore, da tempo si rumoreggia di un partner per il rilancio di Ferragamo anche stavolta difficile non credere a queste indiscrezioni con un gruppo che non sembra brillare come in passato.

Per non distanziarci troppo dal settore, Ovs dopo la cura Tip (Tamburi) potrebbe essere una facile preda, ma ne riparleremo almeno fra tre anni.

Il settore Industrial

Infine, sul fronte industrial abbiamo una Pirelli, con Marco Tronchetti Provera che, anche per ragioni di età potrebbe lasciare. A dirla tutta, i più stretti collaboratori parlano di un tale dedizione al lavoro che non sembra plausibile pensare che Tronchetti lasci le redini.

Abbiamo parlato molto di prede e poco di predatori. Ci aspettiamo un’operazione opposta per Brembo: un'acquisizione

Non è da sottovalutare la dichiarazione del vicepresidente esecutivo Matteo Tiraboschi in un'intervista ad Affari&Finanza di qualche settimana fa: “La famiglia (Bombassei n.d.r.) è innamorata della sua azienda ma senza perdere il controllo e gestione può discutere serenamente di non avere la maggioranza assoluta".

Tiraboschi ha aggiunto: "Stiamo valutando una crescita inorganica (tradotto significa acquisizioni, n.d.r.) che possa sia creare valore che arricchire il prodotto finale"- I settori di interesse sono elettrificazione, software, analisi dei dati, aggiunge il manager, sottolineando che "le acquisizioni in verticale e orizzontale devono avere con noi una identità comune su ricerca e innovazione".

Quello che emerge è che, in caso di operazioni di taglia straordinaria e per finanziare la crescita, la famiglia Bombassei, azionista con circa il 53% del capitale, sarebbe disposta a diluirsi sotto la soglia di maggioranza.

Cambi generazionali

Bill Gates, quando parla del futuro delle società ama questo paragone: “è molto difficile che tutti i figli dei campioni mondiali di calcio diventano a loro volta campioni mondiali”. Lo stesso capita ai capitani di aziende interessate da un cambio generazionale che porta spesso a forti variazioni nella compagine azionaria. Ora molti grandissimi capitani di azienda italiani stanno per lasciare le redini, è il caso di Del Vecchio classe 1935, Berlusconi classe 1936. Non è detto che, con un passo indietro dei fondatori anche i figli seguano la strada dei padri o abbiamo pari capacità e interesse, ma vediamo più facile una “disgregazione dell’impero” in tanti piccoli rivoli, al contrario invece di quanto molto difficilmente è riuscita a fare la famiglia Agnelli con la sua Holding Exor.


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