La Fed alzerà i tassi dopo le parole di Warsh?

Parlando a Jackson Hole, il presidente dell’istituto centrale statunitense ha definito “preoccupanti” gli attuali livelli inflazionistici e sono stati in molti a interpretare queste parole come hawkish.
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Le parole di Warsh della Fed
Quando la settimana scorsa si avviava alla sua conclusione, l’intervento di Kevin Warsh al Simposio di Jackson Hole scuoteva i mercati.
Il presidente della Federal Reserve affermava che l'inflazione resta a livelli "preoccupanti" negli Stati Uniti e che difficilmente potrebbe definire la politica monetaria "restrittiva": parole che segnalavano una certa fermezza in vista della prossima riunione sui tassi d'interesse.
Warsh aggiungeva che l’istituto continuerà a puntare a un'inflazione del 2%, continuando a usare l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce) come riferimento.
Il neo-presidente aveva scelto il simposio più seguito dell'anno per tracciare con chiarezza la sua linea, in un contesto in cui l’inflazione USA resta troppo alta rispetto al target sul PCE e le letture recenti 'migliori delle attese' non bastano a convincerlo che il trend sottostante stia davvero migliorando e, se non arriverà la certezza di un ritorno chiaro e sufficientemente rapido verso l'obiettivo, 'abbiamo lavoro da fare'.
Warsh ha ribadito che il target è fermo e fisso, che il mercato del lavoro appare coerente con la piena occupazione, che l'economia mostra una notevole resilienza e che le condizioni finanziarie non segnalano ancora una vera restrizione monetaria. Allo stesso tempo ha spinto per una Fed più “silenziosa”, meno propensa a dare indicazioni dettagliate sul percorso futuro dei tassi.
Verso il rialzo dei tassi?
Il presidente, che recentemente si era rifiutato di fornire indicazioni sulle future scelte monetario, ha comunicato quel tanto che bastava affinché i mercati finanziari si orientassero verso l’aspettativa di un aumento dei tassi d’interesse il mese prossimo, in quello che gli osservatori hanno visto come una sorta di gradito ritorno alla prassi tradizionale della Fed.
“Il messaggio, nel complesso, è risultato abbastanza hawkish da spingere i mercati a rivedere al rialzo le probabilità di un aumento dei tassi già a settembre”, sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim.
“Ora abbiamo un’idea più chiara di come il presidente Warsh veda l’economia e questo è molto utile oltre che molto costruttivo”, sottolineava Nathan Sheets, capo economista globale di Citigroup, in una teleconferenza dopo il discorso di Warsh. Per quanto riguarda il modo in cui Warsh ha parlato dell’economia, “avere la sua diagnosi è un passo avanti significativo rispetto a dove ci trovavamo all’uscita dalla conferenza stampa di luglio”.
ING ha spiegato in una nota di ricerca che Warsh "era desideroso di non fornire forward guidance, ma le sue parole sapevano di forward guidance".
A seguito delle dichiarazioni di Warsh, i future sui tassi di interesse indicano che gli investitori hanno rafforzato le scommesse su un rialzo dei tassi a settembre, con l’attenzione ora rivolta alla decisione di politica monetaria della Fed del 15-16 settembre per ulteriori indicazioni sul percorso dei tassi.
Secondo lo strumento FedWatch del CME Group, i mercati scontano una probabilità del 60,4% di un aumento dei tassi tra due settimane.
Due rialzi secondo Barclays
Gli analisti di Barclays hanno definito il discorso di Warsh “notevolmente restrittivo”, mentre ha offerto un’argomentazione implicita a favore di un’ulteriore stretta monetaria, nonostante la sua continua opposizione a fornire indicazioni esplicite sulle prospettive future.
Ora la banca d’intermediazione prevede che la Fed aumenterà i tassi di interesse di 25 punti base a settembre e nuovamente a dicembre, cambiando così le sue precedenti previsioni di tassi invariati per il resto dell’anno.
Barclays ha aggiunto che, sebbene si aspetti ancora dati mensili sull’inflazione “molto più contenuti” rispetto alle misure a più lungo termine sottolineate da Warsh, “effetti base sfavorevoli ostacoleranno i progressi di tali indicatori fino alla fine dell’anno”.
La parola agli scettici
Tra chi si dice scettico su un prossimo aumento dei tassi ci sono gli investitori in obbligazioni di società tra cui ABN AMRO Investment Solutions e Brandywine Global Investment Management.
I commenti di Warsh non sono bastati a convincere Christophe Boucher di ABN AMRO che l’istituto inasprirà la sua politica monetaria e l’esperto spiega che sta tenendosi lontano dalle obbligazioni a lunga scadenza vulnerabili alle preoccupazioni che la Fed non abbia la situazione dell'inflazione sotto controllo.
"La funzione di reazione è ancora poco chiara”, spiega Boucher, chief investment officer della società: "Nel caso in cui Warsh non sostenga un aumento a settembre questa volta, e se l'inflazione rimane appiccicosa fino ad allora, le preoccupazioni sulla credibilità potrebbero effettivamente riemergere".
I dati macro di questa settimana
Qualche indicazione sulle future scelte della Fed potrebbe arrivare nel corso di questa settimana, ricca di dati macro economici.
Negli Stati Uniti, l'attenzione sarà concentrata soprattutto sul mercato del lavoro. Si parte domani con l'ISM Manufacturing e i JOLTS di luglio, che daranno indicazioni sulla tenuta della domanda di lavoro e sull'attività industriale.
Mercoledì arriverà l'ADP come anticipazione, mentre giovedì sarà il turno dell'ISM Services. Il momento clou resta però venerdì 4 settembre, con i Nonfarm Payrolls di agosto.
“Dopo un luglio piuttosto debole, un numero solido (o, al contrario, ulteriormente deludente) insieme all'andamento della disoccupazione e dei salari potrà rafforzare o smorzare il messaggio di Warsh e influenzare in modo diretto le attese sulla prossima riunione del FOMC”, prevede Tognoli.
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