La Fed lascia i tassi fermi ma prevede un taglio nel 2026 e nel 2027

19/03/2026 09:30
La Fed lascia i tassi fermi ma prevede un taglio nel 2026 e nel 2027

La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, ma continua a prevedere tagli di 25 punti base nel 2026 e nel 2027, nel tentativo di ottimizzare la politica monetaria per far fronte ai rischi al rialzo dei prezzi dell'energia, in un contesto di mercato del lavoro in fase di raffreddamento e soggetto a considerevoli difficoltà.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


La Fed crede nel boom della produttività

Non c'è nulla di particolarmente sorprendente nell'esito della riunione della Federal Reserve. A dirlo sono James Knightley e Francesco Pesole, economisti di ING, secondo cui la decisione presa è di non effettuare cambiamenti per adesso, lasciando l’intervallo obiettivo per i tassi sui fondi federali fermo tra il 3,50% e il 3,75%. A votare a favore di un taglio immediato di 25pb è stato solo Stephen Miran. Tutti gli altri membri del board si sono schierati a favore di tassi stabili, ma la Fed nel suo complesso continua a ritenere probabile un taglio dei tassi quest'anno. Per ora, la banca centrale americana sembra disposta a guardare oltre lo shock dei prezzi dell'energia a breve termine, poiché ritiene che questo non darà vita a un ciclo inflativo persistente, che invece sì, richiederebbe un intervento.

Nelle sue dichiarazioni accompagnatorie, la Fed riconosce che "l'incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata. Le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l'economia statunitense sono incerte". Il presidente Powell ha inoltre sottolineato con forza quanto sia complesso fare previsioni in una situazione come quella attuale. Tuttavia, il numero uno della Fed ritiene che l'attività economica sia comunque "solida". Ad ogni modo, osservano gli esperti di ING, le previsioni aggiornate mostrano che è stato mantenuto il potenziale taglio dei tassi per il 2026, già previsto nell'aggiornamento di dicembre, e che è previsto un ulteriore taglio di 25 punti base nel 2027.

ING fa notare che la Fed ha rivisto leggermente al rialzo la crescita del Pil per il quarto trimestre del 2026, portandola al 2,4% su base annua rispetto al 2,3% precedente, mentre la previsione di crescita del Pil per il quarto trimestre del 2027 è del 2,3% rispetto al 2,0% precedente. Anche il 2028 è in rialzo. In più, forse è questo l'aspetto più significativo per ING, la Fed ha rivisto la sua proiezione a lungo termine sul Pil al 2% rispetto all'1,8%. Insomma, la banca centrale degli Usa è convinta che nei prossimi anni vedremo gli effetti sulla produttività degli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale. Dopotutto, sottolinea ING, le previsioni della Fed sull'inflazione sono state riviste solo leggermente al rialzo per quest'anno (2,7% rispetto al 2,5% precedente per il deflatore PCE core nel quarto trimestre del 2026, con il quarto trimestre del 2027 0,1 punti percentuali più alto al 2,2%, con il 2% mantenuto per il 2028). Le previsioni sulla disoccupazione sono cambiate poco, con i tassi di interesse a lungo termine della Fed rivisti al rialzo di 0,1 punti percentuali al 3,1%.

Guerra in Medio Oriente, l’inflazione potrebbe essere transitoria questa volta

Sembra che la Fed stia adottando una posizione simile a quella del 2021, quando riteneva che l'inflazione sarebbe stata "transitoria" durante uno shock dell'offerta e che non fosse necessario aumentare i tassi. Tuttavia, ricorda ING, all'epoca la forte crescita occupazionale, l'impennata salariale, la domanda tornata a crescere dopo i lockdown e i sussidi fecero sì che la spesa dei consumatori aumentasse di molto e l'inflazione salisse vertiginosamente. La Fed dovette quindi recuperare terreno, aumentando i tassi di 525 punti base tra marzo 2022 e luglio 2023.

Oggi il mercato del lavoro si trova in una posizione molto più debole, secondo ING, con la creazione di posti di lavoro e il reddito disponibile reale delle famiglie in fase di stallo negli ultimi sei mesi. Allo stesso tempo, la fiducia è stata erosa dalle preoccupazioni sui dazi e dai timori per la sicurezza del lavoro, quindi non c'è lo stesso impulso della domanda a sostenere l'inflazione. Sebbene si preveda che i rimborsi fiscali saranno piuttosto consistenti quest'anno (circa 4.000 dollari in media contro i 3.200 dollari dell'anno scorso), probabilmente avremmo bisogno di un maggiore stimolo fiscale, come ad esempio dei sussidi, per generare una domanda sufficiente a consolidare le pressioni inflazionistiche e innescare un aumento dei tassi da parte della Fed. Powell ha suggerito che la possibilità di un aumento dei tassi è stata presa in considerazione durante la discussione, ma la "stragrande maggioranza" non lo considera lo scenario di base.

ING prevede che vi sia una maggiore probabilità che l'attuale shock energetico sia distruttivo per la domanda, dato che le famiglie hanno un minore potere di spesa discrezionale. Ciò dovrebbe ridurre le probabilità di un'inflazione più ampia e persistente. Inoltre, la seconda parte del duplice mandato della Fed, ovvero preservare la stabilità dei prezzi e massimizzare l'occupazione, sta affrontando maggiori difficoltà. Il calo di 92.000 unità nel numero di occupati non agricoli a febbraio e le revisioni al ribasso di 69.000 unità nei dati sull'occupazione per gennaio e dicembre suggeriscono che la Fed potrebbe essere stata prematura nel minimizzare i rischi per l'occupazione durante la riunione del FOMC di gennaio. Se il mercato del lavoro era in stallo quando l'economia appariva in buone condizioni, spiega ING, uno scenario di crescente incertezza geopolitica, economica e di mercato non incentiverà certo le imprese ad assumere improvvisamente ora.

In un contesto in cui la politica monetaria è ancora considerata moderatamente restrittiva, ING continua a prevedere due tagli dei tassi di interesse di 25 punti base per il 2026. Uno a settembre e uno a dicembre, in linea con le proiezioni della Fed, seppur con un leggero anticipo.

L'ambiguità della Fed rende il dollaro completamente dipendente dal petrolio

ING aveva identificato questo annuncio del FOMC come un evento di rischio al rialzo per il dollaro, ma non ci sono state sufficienti indicazioni (e, soprattutto, nessuna modifica al Dot Plot) perché il dollaro reagisse in modo aggressivo. Gli esperti di ING rimangono cauti nel trarre conclusioni a lungo termine sul mercato valutario da questa riunione. La Fed avverte esplicitamente che c'è un alto grado di incertezza e per ora non offre alcuna indicazione su come potrebbe essere l'equilibrio tra inflazione e attività economica.

Tutto ciò lascia ai mercati un certo margine di manovra per continuare a ipotizzare la risposta della Fed agli sviluppi geopolitici e all'andamento dei prezzi del petrolio. Ma per ora, spiega ING, questo non sembra avere maggiore importanza per il dollaro statunitense rispetto alle oscillazioni del prezzo del petrolio attuali e al più ampio sentiment di rischio in questa fase.

Anzi, alcuni segnali preliminari che indicano la propensione della Fed a guardare oltre questo picco inflazionistico e la sua intenzione di tagliare i tassi quest'anno rafforzano la previsione di ING di un dollaro più debole entro la fine dell'anno.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in sterline al 12,5%

tasso fisso cumulativo e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it