La FED non si farà distrarre da pressioni politiche


I membri della FED cominciano a preparare il terreno per il prossimo aumento dei tassi, fra tutti Powell, che parla ancora di scelte impopolari.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM


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Scorte di petrolio USA WoW alle 16:30 (stima -2,38 mln di barili contro 1,69 mln della scorsa settimana).

Come ci aspettavamo, cominciano le dichiarazioni dei membri del FOMC in preparazione del meeting della FED in programma per il 25/26 gennaio prossimi nei quali la stessa è attesa aumentare i tassi di ulteriori 50 bp. I presidenti della Fed di Atlanta e San Francisco per esempio hanno spiegato di vedere i tassi americani raggiungere il 5% prima di una possibile pausa. Dichiarazioni interpretate come un messaggio da falco da parte degli investitori.

Gli ha fatto eco ieri Powell, nel discorso tenuto al simposio della Riksbank di Stoccolma, dove nel ricordare come il ripristino della stabilità dei prezzi potrebbe richiedere azioni impopolari, ha comunque sottolineato come questa offra nel tempo benefici maggiori rispetto ai sacrifici richiesti. Nessuna novità, visto che diverse volte Powell aveva fatto cenno a scelte impopolari che avrebbero pesato su famiglie e imprese.

Powell ha inoltre ribadito che la FED è concentrata nel centrare gli obiettivi del suo mandato (stabilità dei prezzi, massima occupazione, regolamentazione supervisione sulle banche), grazie all’assenza di controllo politico sulle decisioni prese. Su questi temi la politica monetaria può fare molto.

Dove invece la politica monetaria ha responsabilità limitate è per esempio su temi come il climate change. Limitate, ma comunque importanti visto che il problema ha effetti distributivi significativi tra le aziende. Responsabilità ovviamente legate al tema della supervisione delle banche, in modo da evitare che le stesse valutino e gestiscano in modo appropriato i rischi finanziari legati al cambiamento climatico.

Crediamo che di fatto Powell abbia preparato il terreno per un ulteriore aumento di 50 bp il prossimo 26 gennaio. Del resto, parlare di scelte impopolari e di benefici a lungo termine della bassa inflazione, può voler dire solo una cosa: che la FED porterà i tassi di interesse in una situazione di squilibrio finanziario e li manterrà tali finchè non sarà sicura che l’inflazione sarà domata.

Quali investimenti dunque saranno premianti nel 2023? La priorità di quest’anno potrebbe essere rappresentata dalle obbligazioni, i cui rendimenti in rialzo diventerebbero interessanti in un contesto di calo dell’inflazione. Ma quali obbligazioni? La strategia da seguire in un contesto di aumento dei tassi d’interesse è quella di prendere in considerazione le obbligazioni a breve termine, che possono risentire meno degli aumenti dei tassi rispetto alle obbligazioni a più lungo termine. Anche i titoli protetti dall’inflazione, come i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), possono essere una buona opzione per gli investitori preoccupati di preservare il potere d’acquisto.

Questo non significa dimenticare le azioni. Anche qui, quali azioni? Quelle di società resilienti all’inflazione, ovvero quelle in grado di aumentare i prezzi di vendita ad un aumento dei costi di produzione. Sono tendenzialmente tutti quelle società che producono cassa, sono market leader nel proprio mercato di riferimento e hanno una redditività mediamente superiore a quelle dei comprables.

Chiaro che ogni investimento va valutato alla luce della avversione al rischio di ciascun investitore.

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