Leonardo, la Borsa boccia il cambio al vertice deciso dal governo

Leonardo, la Borsa boccia il cambio al vertice deciso dal governo

Titolo in caduta del 6% dopo che Bloomberg conferma le indiscrezioni sulla prossima uscita dell’amministratore delegato Roberto Cingolani, il manager che l’esecutivo non intende rinnovare. Pesano i timori per la continuità delle alleanze strategiche in Europa costruite dall’attuale Ceo

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Il crollo dell’azione mentre l’indice FtseMib sale dell’1%

Avvio di seduta pesante per Leonardo, che cede circa il 6% a 58,6 euro, risultando il peggior titolo del FTSE MIB, in netto contrasto con un listino milanese in rialzo di circa l’1%. A innescare le vendite non sono dati industriali o trimestrali, ma una variabile ben più difficile da prezzare: la politica.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il governo guidato da Giorgia Meloni sarebbe pronto a sostituire l’amministratore delegato Roberto Cingolani, chiudendo così il suo mandato alla prossima assemblea del 7 maggio.

Una scelta politica che spiazza il mercato

Le indiscrezioni erano già emerse sulla stampa italiana nei giorni scorsi, ma la loro conferma sui circuiti internazionali ha cambiato la percezione degli investitori. Il punto non è tanto il cambio in sé – fisiologico nelle partecipate pubbliche – quanto l’assenza di una motivazione industriale chiara.

Cingolani, 64 anni, professore universitario di Fisica, ex direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ed ex ministro dell’Ambiente nel governo di Mario Draghi, era stato scelto nel 2023 proprio dall’attuale esecutivo di Giorgia Meloni. La sua uscita, senza spiegazioni operative evidenti, viene quindi letta come una decisione di natura politica, e per questo più difficile da interpretare.

I numeri: crescita forte e consenso degli analisti

Tantopiù che i risultati ottenuti da Leonardo sotto la sua guida di Cingolani sono decisamente brillanti. In tre anni i ricavi sono passati da 15,2 miliardi a 19,5 miliardi di euro, mentre l’utile è cresciuto da 658 milioni a 1,2 miliardi.

Per il 2026 il consensus degli analisti prevede un ulteriore progresso, con fatturato atteso a 21,2 miliardi (+8,7%) e utili confermati a 1,2 miliardi.

Numeri sostenuti anche dal contesto favorevole per il settore difesa, spinto dalla guerra in Ucraina e dalle nuove tensioni geopolitiche, ma che riflettono anche una strategia industriale coerente.

Le alleanze europee: il vero lascito strategico

Uno dei tratti distintivi della gestione Cingolani è stato il rafforzamento delle alleanze industriali europee, in un’ottica di integrazione della difesa continentale.

Nel settore spaziale, Leonardo ha lavorato al consolidamento delle attività con Airbus e Thales, puntando a una maggiore razionalizzazione delle joint venture esistenti.

Nei sistemi missilistici, il gruppo è già parte integrante di MBDA, la joint venture con Airbus e BAE Systems, considerata uno dei pilastri della difesa europea.

Sul fronte dei droni, Leonardo ha avviato una collaborazione con la turca Baykar, uno dei player emergenti nel settore degli UAV.

Infine, nella difesa terrestre, sono state esplorate sinergie con la tedesca Rheinmetall per rafforzare la presenza nei sistemi corazzati e nelle tecnologie militari avanzate.

È proprio su questo mosaico di partnership che si concentrano oggi le preoccupazioni del mercato: un cambio al vertice potrebbe rallentare o rimettere in discussione un disegno industriale ancora in fase di sviluppo.

Un titolo leader in Europa

La strategia è stata premiata anche in Borsa. Nei tre anni della gestione Cingolani, il titolo Leonardo ha registrato un progresso di circa il 420%. Negli ultimi dodici mesi il rialzo è stato del 55%, superiore a quello di Safran (+43%), Airbus (+20%), BAE Systems (+52%) e Rheinmetall (+26%), oltre che dell’indice europeo di settore Stoxx Aeropace & Defence (+42%).

Una sovraperformance che rende ancora più evidente la dissonanza tra fondamentali e reazione del mercato.

I candidati: manager industriali e profili interni

Secondo Bloomberg e la stampa italiana, il governo starebbe valutando diversi profili per la successione.

Tra i nomi più accreditati figura Stefano Donnarumma, attuale amministratore delegato del gruppo pubblico Ferrovie dello Stato, con una lunga esperienza nella gestione di grandi infrastrutture e partecipate statali.

C’è poi Alessandro Ercolani, manager con competenze specifiche nel settore della difesa terrestre, oggi alla guida delle attività italiane del gruppo tedesco Rheinmetall.

Sul fronte interno, viene indicato Lorenzo Mariani, già condirettore generale di Leonardo e attualmente impegnato nello sviluppo di MBDA, quindi figura di continuità rispetto alla strategia industriale in corso.

Profili diversi tra loro, che riflettono anche un possibile bivio strategico: continuità con il percorso avviato oppure cambio di impostazione.

Il giudizio del mercato: più rischio, meno visibilità

Secondo gli analisti di Intermonte, il mancato rinnovo di Cingolani rappresenterebbe una scelta “non gradita al mercato”, proprio perché introduce un elemento di incertezza strategica in una fase di forte espansione del settore.

In un comparto dove visibilità e stabilità sono fattori chiave, soprattutto alla luce delle tensioni geopolitiche globali, gli investitori sembrano dunque adottare un atteggiamento prudente.

Il ribasso di oggi appare così meno come una bocciatura dei fondamentali e più come un segnale di cautela: quando la politica entra nella governance senza spiegazioni industriali convincenti, il mercato tende a chiedere uno sconto.

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