Lezioni 2025: mercati resilienti nel caos globale

Quali lezioni ci ha lasciato il 2025 in cui i rischi finanziari sono stati molti e come possiamo farne tesoro per il 2026?
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
La fine di un anno e lโinizio di quello nuovo, pongono sempre interrogativi di che cosa abbiamo imparato e che cosa possa accadere. Cominciamo analizzando le lezioni del 2025. Sicuramente non possiamo dire che non sia stato un anno tumultuoso per i mercati dei capitali.
Il secondo mandato del presidente Trump, DeepSeek, i dazi statunitensi, lโOne Big Beautiful Bill Act (OBBBA), una guerra logorante in Europa, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, un blocco del governo USA (shutdown), i timori di una bolla dellโIA. Eppure i mercati hanno prosperato, smentendo i catastrofisti che, giร ad aprile, mettevano in guardia da unโimminente implosione dellโeconomia globale e da risultati per i prezzi degli asset catastrofici, simili a quelli degli anni Trenta. Il peggio, tuttavia, non si รจ verificato, offrendo agli investitori diverse lezioni da non dimentica per il nuovo anno.
Lezione 1. Trump 2.0 รจ diverso da Trump 1.0. Trump 2.0 รจ partito a razzo e anche di piรน. Per essere chiari, il presidente ha emanato 218 ordini esecutivi nel suo primo anno, il numero piรน alto dai tempi di Roosevelt e ha dichiarato piรน emergenze nazionali nel primo anno (nove) rispetto a quante ne abbiano dichiarate complessivamente le sette amministrazioni precedenti. Se Trump 1.0 aderiva relativamente da vicino al copione repubblicano per quanto riguarda economia e sicurezza nazionale, Trump 2.0 si รจ mostrato piรน svincolato, meno tradizionale e piรน โtransazionaleโ.
Proprio in questo senso, la propensione a fare accordi, Trump 2.0 รจ stato molto piรน attivo nel settore privato, promuovendo in modo aggressivo politiche industriali, acquisendo partecipazioni in societร quotate e trattando con altri Paesi sui dazi statunitensi. E raramente un presidente รจ stato cosรฌ esplicito nei confronti del presidente della Fed che, peraltro, ha nominato lui stesso nel 2017.
Guardando al 2026, gli investitori dovrebbero aspettarsi piรน o meno lo stesso copione. Far girare tutto al massimo รจ il mantra del presidente in un anno elettorale. Questo lascia presagire maggiore attivismo governativo, piรน pressioni verbali sulla Fed (che Trump non manca di sottolineare) e la prosecuzione di negoziati pragmatici sui dazi.
Lezione 2. Non sottovalutare mai la capacitร dellโAmerica corporate di cambiare rotta. LโS&P 500 รจ ora sulla buona strada per una crescita degli utili del 12% su base annua nel 2025, grosso modo in linea con le attese di consenso allโinizio dellโanno. Comโรจ successo? Prima di tutto, lo scenario peggiore temuto dopo il lancio del โLiberation Dayโ del 2 aprile da parte di Trump sui dazi, ovvero una guerra commerciale โocchio per occhioโ che avrebbe innescato una recessione globale in stile anni Trenta, non si รจ mai materializzato.
Al contrario, il mondo in gran parte ha evitato lโescalation, le probabilitร di recessione sono diminuite e le stime di consenso sulla crescita degli utili dellโS&P 500 si sono riprese di conseguenza. Nel frattempo, tra molta volatilitร e incertezza, lโAmerica corporate ha fatto ciรฒ che sa fare meglio: adattarsi e aggiustarsi a circostanze in cambiamento, facendo leva sulla produttivitร tramite lโautomazione, reindirizzando le catene di fornitura, accumulando scorte e alternando, dove necessario, tagli dei costi e trasferimento dei costi ai clienti.
La persistente capacitร di generare utili dei colossi tecnologici mega-cap ha contribuito a spingere lโS&P 500 al quarto trimestre consecutivo di crescita degli utili a doppia cifra nel Q3. Nel Q4, invece, la forza sottostante degli utili รจ destinata ad ampliarsi oltre una manciata di societร tech, preparando il terreno per una solida crescita degli utili anche nel prossimo anno.
Guardando avanti, i venti favorevoli della produttivitร e una crescita trainata dallโinnovazione potrebbero portare ad un altro anno di margini record e profitti superiori alle attese per le aziende statunitensi. Anche condizioni finanziarie piรน favorevoli e lo stimolo fiscale derivante dallโOBBBA dovrebbero rappresentare importanti fattori di supporto. Ci aspettiamo una crescita degli utili a metร della doppia cifra il prossimo anno, che dovrebbe contribuire a far proseguire il mercato rialzista delle azioni USA.
Lezione 3: La Cina non รจ lo zerbino di nessuno. Questโanno gli investitori hanno imparato che la Cina ha carte strategiche da giocare sul piano geo-economico e non ha paura di usarle. Un esempio: mentre praticamente ogni Paese del mondo ha ingoiato lโamaro boccone di dazi USA piรน alti, un Paese ha rifiutato, ha reagito e ha risposto con ritorsioni: la Cina. Ai dazi statunitensi sui beni cinesi Pechino ha risposto con controlli allโexport sui minerali delle terre rare, un divieto di importazione della soia statunitense e altre misure punitive. Non sorprende che questo braccio di ferro โcolpo su colpoโ sul commercio abbia innescato volatilitร di mercato e rafforzato la tesi a favore del possesso di titoli USA legati a difesa/cyber leader, sulle opportunitร di โreshoringโ industriale e sui giganti statunitensi dellโenergia, dei materiali e dei semiconduttori. Continuiamo a privilegiare questi settori anche nel 2026.
Guardando appunto al 2026, il consenso รจ che la tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina reggerร il prossimo anno. Tuttavia, gli investitori dovrebbero aspettarsi episodi periodici di volatilitร mentre le due maggiori economie del mondo si contendono la supremazia nei semiconduttori, nellโintelligenza artificiale, nel quantum computing, nei nuovi farmaci, nei minerali critici e in altri settori strategici. ร un mondo โG-2โ. In termini di costruzione di portafoglio, continuiamo a preferire le azioni USA rispetto a quelle non-USA, anche se il nostro orientamento sui mercati emergenti si concentra sui leader azionari cinesi in Tecnologia/IA.
Lezione 4. Non temere una bolla dellโIA. Gli investitori sono piรน โrazionaliโ che โirrazionaliโ. Questโanno abbiamo imparato che a Wall Street il parlare di bolle non passa mai di moda e che, nonostante il chiacchiericcio incessante su una presunta โbolla dellโIAโ in espansione, i mercati azionari hanno in gran parte evitato il territorio dellโeuforia irrazionale. A tal proposito, molta della โschiumaโ รจ uscita dalla โbollaโ dellโIA: questโanno solo tre titoli dei Magnificent 7 (Google, Nvidia e Tesla) hanno battuto il benchmark S&P 500.
Invece di inseguire โirrazionalmenteโ i rendimenti dei Magnificent 7, gli investitori hanno โrazionalmenteโ ruotato allโinterno del mercato USA verso le small-cap, i settori ciclici e comparti difensivi come la Sanitร . Nel frattempo, sebbene il rialzo dei prezzi legati allโIA richiami alla mente episodi speculativi del passato, le valutazioni delle principali societร IA, pur elevate, sono sostenute da una crescita concreta dei ricavi, solidi margini operativi e percorsi credibili di monetizzazione. Questo contrasta con lโera dot-com, quando le valutazioni erano scollegate dai modelli di business e dai fondamentali. Inoltre, riteniamo eccessive le preoccupazioni per lโimpennata del debito finalizzato a finanziare lโIA, dato che a emettere quel debito sono societร con rating AA e bilanci โcorazzatiโ, che assumono decisioni solide sulla struttura del capitale.
Guardando al 2026 continuiamo a credere che anche il prossimo anno prevarrร la โrazionalitร โ, poichรฉ gli investitori hanno riconosciuto lโIA come un trend strutturale che aumenta la produttivitร , non una moda dโinvestimento passeggera. Restiamo comunque vigili sul rischio bolla, ma la nostra conclusione rimane che siamo ben lontani da estremi di prezzo o di valutazione tipici di una bolla. LโIA continua a essere prezzata come un acceleratore della crescita economica di lungo periodo, piรน che come una bolla speculativa.
Lezione 5: cโรจ vita oltre gli Stati Uniti. Chi ci segue sa, che siamo convinti che la diversificazione globale funzioni. Le azioni internazionali sono di nuovo attraenti. Questa รจ una delle principali lezioni di quello che รจ stato un anno straordinario per i titoli azionari fuori dagli USA, con le azioni ex-USA che hanno superato quelle statunitensi con il margine piรน ampio da oltre 15 anni.
Un motore primario per molti mercati รจ stato un dollaro USA piรน debole. Infatti, fino a metร dicembre, il deprezzamento del dollaro ha rappresentato il 43% dei rendimenti totali del DAX tedesco, il 53% del CAC francese, il 40% del Mexbol messicano e il 35% dellโindice IBOV brasiliano, per citarne alcuni. Hanno inoltre contribuito alla leadership internazionale anche un maggiore impulso fiscale in Paesi come Germania e Giappone, un orientamento globale verso budget per la difesa piรน elevati, lโesposizione alla corsa globale allโIA e allโautomazione (Cina, Corea del Sud, Taiwan) e la forza dei metalli industriali e preziosi, che ha avvantaggiato mercati come Canada e Brasile.
Guardando al 2026, mentre le economie continuano ad adattarsi ad un ordine geopolitico piรน frammentato, ci aspettiamo mercati rialzisti โa ondateโ in tutto il mondo. Il mondo entra nel 2026 con un orientamento verso politiche fiscali piรน espansive, una crescita economica piรน robusta distribuita a livello globale, valute asiatiche ancora sottovalutate secondo la paritร dei poteri dโacquisto e prezzi delle materie prime con unโinclinazione al rialzo, tutti fattori che depongono a favore di portafogli diversificati con unโesposizione internazionale strategica.
Stiamo monitorando con attenzione gli enormi livelli di debito sovrano globale, che nel Q3 2025 hanno raggiunto 105,8 trilioni di dollari, circa il 46% in piรน rispetto allโinizio del decennio. Detto questo, come abbiamo imparato nel 2025, la diversificazione รจ viva e vegeta. Restiamo quindi costruttivi sui mercati non-USA e privilegiamo la gestione attiva, poichรฉ i fondamentali differiscono tra Paesi in base alla capacitร fiscale, ai flussi di finanziamento esterno e alle principali competenze competitive.
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