Macro temi per il 2023/2024


Come sta andando l’economia mondiale? Tognoli individua alcuni macro temi per la rimanente parte del 2023 e il 2024.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM


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Vendite al dettaglio MoM di luglio dell’Europa alle 11:00 (stima -0,1% contro -0,3% di giugno). Alle 15:45 tocca ai dati USA: PMI servizi di agosto (stima 51 punti contro 52,3 di luglio) e PMI composito (stima 50,4 punti contro 52 di luglio). Alle 16:00 è atteso l’ISM non manifatturiero USA sempre di agosto (stima 52,5 punti contro 52,7 di luglio).

Ieri i dati dell’Europa sono risultati più deboli delle aspettative: il PMI composito di agosto è risultato pari a 46,7 punti (47 la stima) contro 48,6 punti di luglio, mentre il PMI servizi si è fermato a 47,9 punti (48,3 la stima) contro 50,9 punti di luglio. Prezzi alla produzione Europei di luglio in forte frenata rispetto a giugno (-7,6% contro -3,4%) e in linea con le attese.

Abbiamo spesso discusso della situazione economia USA soffermandoci poco sul trend economico mondiale, importante in un mondo sempre più globalizzato.

Crediamo che ci siano alcuni macro temi che terranno banco nella rimanente parte del 2023 e per il 2024. Questi sono:

  • la crescita globale. L’IMF nella sua ultima previsione ha stimato una frenata del tasso di crescita mondiale al 3% nel 2023 (dal 3,5% del 2022). Le aspettative per il 2023 sono sta alzate rispetto all’aprile scorso, ma rimangono tuttavia deboli rispetto agli standard storici. L’aumento dei tassi ufficiali delle banche centrali per combattere l’inflazione continua infatti a pesare sull’attività economica. Le stime di inflazione sono state alzate rispetto all’aprile, segnale evidente che la crescita dei prezzi pervade ormai l’intera economia. L’inflazione complessiva è prevista scendere nel 2023 al 6,8% (dall’8,7% del 2022) e contrarsi ulteriormente nel 2024 al 5,2%. Più graduale la discesa dell’inflazione core;
  • l’equilibrio dei rischi per la crescita globale rimane orientato al ribasso. La risoluzione del problema del tetto del debito USA e la forte azione di contenimento da parte delle autorità, hanno ridotto i rischi immediati di turbolenze nel settore finanziario. Ma alzare ulteriormente i tassi e/o tenerli elevati a lungo potrebbe portare nuovi problemi ai sistemi finanziari. Del resto, di fronte ad un’inflazione che sta tentando di rialzare la testa, alle banche centrali non resta altra strada di inasprire la politica monetaria. La ripresa della Cina potrebbe essere più lenta del previsto, quale effetto dei problemi immobiliari irrisolti, con ricadute transfrontaliere negative. Le banche centrali potrebbero agire in ritardo (così come lo avevano fatto sottostimando la crescita dei prezzi), con evidenti negative ripercussioni sulla crescita economica. Ma i rischi sono anche positivi. Ovvero, l’inflazione potrebbe scendere più rapidamente del previsto, riducendo la necessità di una politica monetaria restrittiva e la domanda interna potrebbe nuovamente dimostrarsi più resiliente;
  • la priorità resta quella di ottenere una disinflazione duratura e sostenibile garantendo al tempo stesso la stabilità finanziaria. Pertanto, le banche centrali dovrebbero rimanere concentrate sul ripristino della stabilità dei prezzi, sul rafforzamento della vigilanza finanziaria e sul monitoraggio del rischio. Se le tensioni sui mercati dovessero diventare concrete, i paesi dovrebbero fornire liquidità tempestivamente al fine di evitare danni peggiori. Dovrebbero anche costruire buffer fiscali, garantendo un sostegno mirato ai più vulnerabili. Miglioramenti sul lato dell’offerta dell’economia faciliterebbero il consolidamento fiscale e un calo più graduale dell’inflazione verso i livelli target.

E’ vero che comunque i rischi globali sono oggi minori di quanto non lo fossero nell’aprile scorso. Ma in ogni caso l’equilibrio dei rischi per la crescita globale rimane orientato al ribasso.

Di fonte ad una riduzione dei rischi globali i mercati finanziari appaiono ottimisti, nonostante le banche centrali abbiano chiaramente comunicato che potrebbero essere necessari ulteriori strette monetarie e le curve dei rendimenti rimangano invertite continuando a segnalare una inversione del ciclo economico.

Quali investimenti dunque di fronte ad un mutamento atteso dello scenario macroeconomico? Pur vedendo il bicchiere mezzo pieno, i mercati sono giunti alla conclusione che le banche centrali non allenteranno rapidamente la politica monetaria in un mondo caratterizzato da vincoli di offerta. Le banche centrali saranno costrette a mantenere una politica restrittiva per contrastare le pressioni inflazionistiche. Questo non è un ovviamente un contesto favorevole per i rendimenti di numerose asset class e che segna una rottura rispetto ai quattro decenni di crescita costante e inflazione noti come la Grande Moderazione.

Anche in questo contesto è possibile che si aprano interessanti opportunità di investimento. La maggiore volatilità ha portato a performance dei titoli più divergenti rispetto al mercato in generale. Per trarne vantaggio è necessario ottenere opportunità più granulari e osservare orizzonti più brevi. Riteniamo che per sovraperformare il mercato siano necessari portafogli strategici più dinamici e agili. L’inflazione stabile e la crescita economica durante la Grande Moderazione hanno sostenuto un approccio che si basava su allocazioni statiche e dimenticate per azioni e obbligazioni pubbliche. Le condizioni di oggi, che vedono invece maggiore volatilità e una politica monetaria restrittiva, non sono di buon auspicio per l’approccio statico. Il reddito fisso ora offre reddito con i rendimenti obbligazionari a breve termine che sono aumentati poiché le banche centrali hanno aumentato i tassi. Ciò rafforza l’attrattiva di reddito reale superiore all’inflazione nei portafogli.

Ad esempio, nel 2020 siamo passati dal massimo sovrappeso ai titoli di Stato al massimo sottopeso, quando i rendimenti sono crollati a causa della risposta delle banche centrali alla pandemia. Da allora si è rimasti sottopesati, considerati i rischi derivanti dall'inflazione. Nell’ultimo anno è stato tagliato il credito globale investment grade, mantenendo una posizione neutrale rispetto ai problemi bancari che hanno causato condizioni di credito più restrittive. E’ stato invece portato il credito privato in sovrappeso. Riteniamo che il credito privato possa colmare il vuoto lasciato dalle banche che frenano i prestiti.

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