Mercati e turbolenze geopolitiche, perché restare investiti paga più del panico

Le fasi di turbolenza geopolitica mettono alla prova la disciplina degli investitori, spingendo spesso verso decisioni impulsive. Tuttavia, l’esperienza storica mostra che le reazioni emotive possono compromettere i rendimenti nel lungo periodo. In un contesto di volatilità crescente, la capacità di mantenere una strategia coerente e di evitare il market timing emerge come uno dei principali fattori di successo negli investimenti.
Indice dei contenuti
Volatilità, errori comportamentali e lezioni dei mercati
Quando periodi di forte instabilità geopolitica si traducono in maggiore volatilità sui mercati azionari, la reazione più immediata degli investitori è spesso quella di ridurre l’esposizione al rischio. Come si legge nel commento di Duncan Lamont, CFA ed Head of Strategic Research di Schroders, spostare il capitale verso liquidità o asset rifugio può sembrare una scelta prudente, ma nella maggior parte dei casi si rivela inefficace.
Il tentativo di anticipare i movimenti del mercato rappresenta infatti un errore ricorrente e potenzialmente costoso per tre ragioni fondamentali. In primo luogo, spiega Lamont, le fasi di turbolenza legate a eventi geopolitici tendono storicamente a essere di breve durata, con i mercati che recuperano rapidamente terreno una volta attenuate le tensioni. In secondo luogo, sottolinea Lamont, le riprese avvengono spesso in modo improvviso, esponendo gli investitori al rischio di rientrare quando la fase più intensa del rialzo è già passata. Infine, precisa Lamont, uscire dal mercato durante una fase di volatilità significa spesso cristallizzare perdite temporanee, trasformandole in perdite definitive.
La storia dei mercati offre diversi elementi utili per contestualizzare queste dinamiche. La volatilità non è un evento raro ma una componente strutturale dei mercati finanziari. Negli ultimi 54 anni, si legge nel report di Schroders, i mercati azionari globali (rappresentati dai rendimenti in dollari statunitensi dell'indice MSCI World) hanno registrato calo del 10% o più in 31 anni, mentre flessioni superiori al 20% si sono verificate in 13 anni, dati che mostrano come le correzioni siano eventi frequenti e non eccezionali.
La figura sottostante mostra che negli ultimi 54 anni, i mercati azionari globali hanno subito diverse correzioni (calo del 10% o più) e fasi di ribasso (calo del 20% o più).
Fonte: LSEG DataStream, MSCI e Schroders. Dati al 31 dicembre 2025 per l'indice dei prezzi MSCI World in dollari Usa.
Nonostante ciò, puntualizza Lamont, i rendimenti medi annui si sono dimostrati nel tempo ampiamente superiori alle perdite temporanee, confermando la capacità dei mercati di recuperare anche dopo fasi di stress. Durante i periodi di sell-off, inoltre, si osserva spesso una dinamica di vendita indiscriminata che porta anche aziende solide a essere penalizzate, creando opportunità di investimento per chi mantiene un approccio disciplinato.
La figura qui sotto mostra che negli ultimi 50 anni, in media ogni anno le azioni hanno registrato un calo del 15% e un aumento del 23%.
Dati 1972-2025 per l'indice dei prezzi MSCI World in dollari Usa. Le barre indicano il calo massimo da picco a minimo e l'aumento massimo da minimo a picco dell'indice dei prezzi in ciascun anno solare. Fonte: LSEG Datastream, MSCI e Schroders.
Perché il market timing distrugge valore nel lungo periodo
Uno degli errori più diffusi nei momenti di incertezza è rappresentato dal cosiddetto market timing, ovvero il tentativo di uscire dal mercato nelle fasi di volatilità per rientrare successivamente. Tuttavia, spiega Lamont, i dati storici dimostrano che questa strategia può ridurre in modo significativo i rendimenti.
L’analisi di Schroders sull’andamento delle azioni statunitensi dal 1990 evidenzia che gli investitori che hanno spostato il capitale in liquidità durante i periodi in cui l’indice di volatilità VIX superava la media storica, per poi rientrare quando scendeva, avrebbero registrato rendimenti inferiori di quasi l’80% rispetto a una strategia buy and hold.
Anche strategie più selettive, precisa Lamont, come il passaggio alla liquidità solo nei momenti di volatilità estrema (quando il VIX si colloca nel 5% superiore del suo intervallo storico), avrebbero comunque comportato una significativa penalizzazione, con una riduzione dei rendimenti complessivi di circa la metà. Questi dati confermano che il costo del panico è estremamente elevato e che cercare di evitare le fasi di ribasso spesso significa perdere le fasi di recupero più rilevanti.
La conclusione è chiara per Lamont: la strategia più efficace nel lungo periodo è quella di restare investiti e non reagire in modo impulsivo alla volatilità, mantenendo una visione coerente con i propri obiettivi di investimento.
La figura sottostante mostra che il passaggio alla liquidità non ha dato risultati positivi su orizzonti di investimento a lungo termine.
Nota: i livelli superiori a 33,0 rappresentano il 5% dei valori più elevati registrati dall'indice VIX, con portafoglio ribilanciato quotidianamente in base al livello dell'indice VIX alla chiusura precedente. L'indice azionario è l'S&P 500, la liquidità è la liquidità a 30 giorni. Dati al 31 dicembre 2025. Le cifre non tengono conto di alcun costo, tra cui i costi di transazione. Fonte: CBOE, LSEG Datastream, Schroders.
Azioni contro liquidità, il vero confronto nel tempo
Un altro elemento chiave, spiega Lamont, riguarda il confronto tra azioni e liquidità come strumenti di protezione del capitale. Sebbene la liquidità sia spesso percepita come un porto sicuro, la sua capacità di generare rendimenti reali nel tempo è limitata.
I dati di Schroders mostrano che, anche su orizzonti brevi, le azioni riescono a eguagliare la liquidità nel generare rendimenti superiori all’inflazione nel 60% dei casi su base mensile. Su orizzonti più lunghi, il vantaggio delle azioni diventa ancora più evidente. Su periodi di tre anni, i mercati azionari superano l’inflazione nel 75% dei casi, contro circa il 50% della liquidità. Su dieci anni, la percentuale sale all’87% per le azioni, mentre la liquidità si ferma al 54%. Su vent’anni, le azioni registrano un successo del 100% nel battere l’inflazione, contro il 64% della liquidità.
Questi numeri evidenziano come, nel lungo periodo, le azioni rappresentino uno strumento significativamente più efficace per preservare e accrescere il potere d’acquisto, mentre la liquidità espone al rischio di erosione reale del capitale.
La figura qui sotto mostra che le azioni si sono dimostrate meno rischiose della liquidità nel generare rendimenti superiori all'inflazione.
Azioni rappresentate da Ibbotson® SBBI® US Large-Cap Stocks fino al 2024, S&P 500 successivamente, liquidità da Ibbotson® SBBI® US (30 giorni) Treasury Bills fino al 2024, tasso costante a 1 mese del Treasury USA successivamente. Dati a dicembre 2025. Fonte: Federal Reserve, Morningstar Direct, consultabile tramite CFA Institute, LSEG Datastream, S&P e Schroders.
Disciplina e strategia nei momenti di turbolenza
Il concetto di panico, puntualizza Lamont, assume nei mercati finanziari un significato particolarmente rilevante. Indica una reazione impulsiva, spesso guidata dall’emotività, che può portare a decisioni subottimali e a conseguenze negative durature.
L’esperienza storica dimostra invece l’importanza di mantenere la disciplina anche nei momenti più complessi. Non reagire in modo eccessivo alla volatilità rappresenta uno dei principi fondamentali per una gestione efficace degli investimenti. Nei periodi di turbolenza, spiega Lamont, mantenere la rotta e attenersi al proprio piano di investimento consente non solo di evitare errori, ma anche di cogliere opportunità che emergono nelle fasi di mercato più instabili.
Come conclude Lamont, la capacità di restare investiti e di evitare decisioni dettate dal panico si conferma come uno dei principali driver di successo nel lungo periodo, soprattutto in un contesto globale caratterizzato da shock geopolitici ricorrenti e mercati sempre più reattivi.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!








