Mercati in modalità Anti Trump trade

05/11/2026 07:30
Mercati in modalità Anti Trump trade

Dow Jones +3%, ieri maggior guadagno post-elettorale dal 1982. I futures sul petrolio Brent sono crollati di quasi il 9% durante la notte, scendendo sotto i 100 dollari al barile. Il greggio del Mare del Nord ha perso circa il 20% dall'inizio della settimana. Se il calo dovesse persistere fino alla chiusura di venerdì, si tratterebbe del maggiore ribasso settimanale dei prezzi del petrolio da una settimana di aprile 2020.

Energie rinnovabili. Ieri i titoli sono saliti. La vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato americane potrebbe modificare gli equilibri delle politiche energetiche dell’amministrazione Trump, aprendo nuove prospettive.

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La vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato americane ha innescato un forte rialzo ieri a Wall Street, con il Dow Jones protagonista del maggiore guadagno post-elettorale dal 1982. Meno brillante il Nasdaq +1,4%, zavorrato dalle società dei semiconduttori.

Secondo Megan Leonhardt di Barron's, il risultato elettorale riduce l'incertezza politica perché ci sarà meno spazio per iniziative estemporanee. Il movimento è stato sostenuto anche dalla discesa del petrolio, che potrebbe attenuare le pressioni sui costi per imprese e consumatori.

Tra i settori, nuovi massimi storici per i beni di consumo di prima necessità, la sanità e i finanziari, mentre i consumi discrezionali hanno registrato la migliore performance della giornata.

ANTI TRUMP TRADE

I mercati si stanno muovendo in modo da essere posizionati sul ridimensionamento delle politiche protezionistiche e sulla fine dei dazi. Una prospettiva che potrebbe favorire soprattutto le società legate ai consumi, penalizzate negli ultimi due anni dall'aumento dei costi energetici e dalle barriere commerciali. Scendono i titoli del settore semiconduttori e soffre il dollaro. E’ in calo il petrolio, scendono i tassi di rendimento delle obbligazioni e sale l’oro.

PETROLIO

I futures sul petrolio Brent sono crollati di quasi il 9% durante la notte, scendendo sotto i 100 dollari al barile. Il greggio del Mare del Nord ha perso circa il 20% dall'inizio della settimana. Se il calo dovesse persistere fino alla chiusura di venerdì, si tratterebbe del maggiore ribasso settimanale dei prezzi del petrolio da una settimana di aprile 2020, quando il greggio statunitense crollò in territorio negativo.

La vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato americane potrebbe ridurre il rischio di una nuova escalation della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Con un Congresso in grado di limitare le opzioni militari di Donald Trump, il presidente avrebbe maggiori incentivi a cercare un accordo diplomatico, secondo fonti vicine ai governi del Golfo sentite da Reuters.

Trump ha riconosciuto che la guerra ha avuto un ruolo nella sconfitta dei repubblicani e il suo vicepresidente, JD Vance, è stato ancora più esplicito: "Il motivo per cui abbiamo perso è la guerra".

Le prospettive restano tuttavia incerte. June Goh, analista di Sparta Commodities, avverte che il percorso verso una soluzione negoziata presenta ancora numerose incognite, mentre le riserve strategiche mondiali si sono assottigliate. Sul fronte dell'offerta, il transito di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz è tornato vicino ai livelli precedenti alla guerra, seppure a costi maggiori.

Secondo JPMorgan, la ripresa delle forniture dal Golfo ha riportato il mercato petrolifero mondiale in surplus, dopo mesi di interruzioni. Restano però fragili gli equilibri: le scorte commerciali nei principali Paesi consumatori sono ai minimi da 15 anni.

BOND E VALUTE

Il crollo dei prezzi dell'energia ha favorito un rally obbligazionario, che ha abbassato i rendimenti, spinto il dollaro al minimo di un mese di 1,1273 dollari per euro.

Il tasso del Treasury a dieci anni è sui minimi degli ultimi due mesi al 4,84%. BTP in scia, con il tasso sceso al 4,31%, in forte calo lo spread con il Bund tedesco, a 104 punti base.

SOLE E VENTO

La vittoria dei Democratici nelle elezioni di metà mandato americane potrebbe modificare gli equilibri delle politiche energetiche dell’amministrazione Trump, aprendo nuove prospettive per le società delle energie rinnovabili, ieri in forte rialzo.

I titoli dell’eolico, del solare e dell’energia pulita hanno beneficiato delle aspettative di un minore rischio di interventi legislativi contro il settore. Il nuovo Congresso potrebbe infatti impedire ulteriori riduzioni degli incentivi previsti dall’Inflation Reduction Act, la legge approvata nel 2022 dall’amministrazione Biden per sostenere la transizione energetica. Restano tuttavia limitate le possibilità di ripristinare i crediti d’imposta già cancellati. Secondo Harry Braithwaite di Oxcap Analytics, il rialzo riflette soprattutto la convinzione che la fase peggiore per le società delle rinnovabili possa essere alle spalle, più che l'arrivo di novità concrete.

ASIA

L’indice della borsa della Corea, fortemente influenzato dai produttori di chip, è in ribasso di oltre il 5%, vicino al minimo degli ultimi sette mesi.Le azioni delle società di data center e dei loro fornitori di apparecchiature in tutta l’Asia, scendono a causa delle aspettative di una regolamentazione più severa. Gli oppositori democratici dei data center, che avevano basato parte della loro campagna elettorale, in parte, sulle moratorie sulla costruzione di data center, hanno ottenuto vittorie sorprendenti in Texas e Georgia, segno che l'opinione pubblica sta cambiando sull'intelligenza artificiale.

L'indice di riferimento di Taiwan perde il 3%. Nikkei -1,5%. Salgono le borse dell’India, +2%, oltre che dell’Australia, +2,3%, poco o nulla esposte al tema dell’intelligenza artificiale.

EUROPA

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in lieve rialzo, future del Dax di Francoforte +0,3%.

Gli utili delle società europee quotate crescono molto più dell'economia del continente, perché la Borsa è un riflesso deformato dell'economia reale e perché le imprese vendono sempre più all'estero. È la tesi del team di strategia di portafoglio di Goldman Sachs guidato da Sharon Bell, che alza le stime sugli utili per azione dell'indice Stoxx 600: +18% nel 2026 (prima 15%), +7% nel 2027 (prima 5%) e +5% nel 2028, contro una crescita del Pil nominale dell'area euro attesa al 3,3% quest'anno e al 2,8% nel prossimo.

Per la banca "il mercato azionario è uno specchio distorto dell'economia": le banche pesano oltre il 30% degli utili ma solo il 10% dell'attività economica, mentre più della metà dei ricavi nasce fuori dall'Europa. Anche lo shock energetico aiuta i conti: secondo il rapporto può "indebolire l'economia" pur sostenendo gli utili complessivi, perché il petrolio più caro favorisce le società energetiche e di materie prime.

Dal 2027 la spinta si esaurisce e gli analisti di Goldman, più prudenti del consenso, non vedono margini in crescita. Gli Stati Uniti restano avanti, ma con utili più concentrati: la tecnologia vale il 43% dei profitti dello S&P 500, contro il 7% in Europa.

TITOLI

Bper ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto consolidato ordinario di 2 miliardi di euro, in crescita del 16,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, sostenuto da ricavi core a 5,37 miliardi (+3,5%). Il consiglio di amministrazione ha deliberato un acconto sul dividendo 2026 di 33 centesimi di euro per azione, per un totale di 694 milioni di euro, con pagamento il 25 novembre.

La banca ha inoltre migliorato la guidance 2026 sul Cost of Risk, portandola a meno di 35 punti base dai precedenti 40 punti base, e sul Cet1 ratio, ora atteso sopra il 14,5%.

• Margine di interesse a 3,37 mld (+3,5%) e commissioni nette a 2 mld (+3,4%).

• Cost/income ratio: 41,6% in netto miglioramento rispetto al 45,0% al 30 settembre 2025.

• Costo del credito: 27 punti base annualizzati, con rettifiche su finanziamenti verso clientela pari a 264,2 milioni di euro (+1,8% 9m/9m).

  • Qualità del credito: Npe ratio lordo al 2,3%, Npe ratio netto all’1,1%.

Nexi conferma la guidance sul 2026 dopo aver chiuso il terzo trimestre con un Ebitda di 530 milioni, in crescita dello 0,6% e leggermente sopra il consensus fornito dalla stessa società di 518 milioni.

I ricavi del terzo trimestre sono saliti dell'1,3% a 942 milioni, in linea con le attese.

Per il 2026, Nexi prevede una crescita dei ricavi netti sostanzialmente in linea con il 2025 e un Ebitda in valore assoluto sostanzialmente stabile.

Nexi e Deutsche Telekom, ricorda la nota sui conti, sono state selezionate dalla Banca centrale europea per fornire la connettività Network Service Provider (NSP) per l'Euro Digitale.

Leonardo ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con ordini a 23,3 miliardi, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo del 2025, ricavi a 15,3 miliardi (+14%) e un Ebita a 1,3 miliardi (+38%), trainati dall'integrazione del business Difesa di Iveco Group (Idv).

Il gruppo ha rivisto al rialzo la guidance 2026 sugli ordini a circa 29,5 miliardi, dai precedenti 28,2 miliardi, confermando tutti gli altri target annuali.

Il risultato netto adjusted è salito a 812 milioni (+74%).

• Portafoglio ordini: supera per la prima volta 60 miliardi (60,4 mld, +28%).

• FOCF: -68 milioni, in netto miglioramento rispetto a -426 milioni dello stesso periodo 2025 (+84%); al netto di Iveco Defence, positivo per 22 milioni.

• Indebitamento netto di gruppo: 3,3 miliardi (+43,8%), per effetto dell'esborso di circa 1,6 miliardi per l'acquisizione di Idv.

• Guidance 2026 aggiornata: ordini rivisti a circa 29,5 miliardi (da 28,2 mld); confermati ricavi a circa 22,1 miliardi, Ebita a circa 2,21 miliardi (con obiettivo ROS in doppia cifra), FOCF a circa 1,37 miliardi e indebitamento netto a circa 2,2 miliardi

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