Metaverso, che fine ha fatto? Dal boom del 2021 alla resa dei conti dei fondamentali

19/02/2026 10:30
Metaverso, che fine ha fatto? Dal boom del 2021 alla resa dei conti dei fondamentali

Per un breve periodo il metaverso è sembrato una destinazione inevitabile: eventi globali, moda, concerti e persino “immobili” digitali venduti come un nuovo lusso. Poi la traiettoria si è spezzata. Il punto non è la volatilità dei prezzi, ma la distanza tra promessa e domanda reale: utenti attivi pochi, volumi in caduta, capitali che cambiano direzione. E mentre i token del metaverso diventano marginali, le piattaforme che funzionano davvero mostrano una regola semplice: prima utilità, poi monetizzazione.

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Dall’euforia globale ai numeri che hanno spento la narrativa

C’è stato un momento in cui il metaverso sembrava una riscrittura inevitabile della geografia economica. Come si legge nel report di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il Carnevale di Venezia nel 2023 sbarcava nel metaverso, Davos sperimentava la sua versione digitale, la New York Fashion Week apriva passerelle virtuali. Si parlava di concerti con milioni di spettatori, showroom immersivi, terreni NFT venduti come nuove vie del lusso immateriali. Per qualche trimestre, la sensazione era che la proprietà digitale potesse davvero affiancare quella fisica e che la realtà potesse diventare un ambiente persistente in 3D. Non era solo tecnologia: era, come lo definisce Debach, una narrativa di sistema.

Poi sono arrivati i numeri. E i numeri, quando si parla di capitali, hanno sempre l’ultima parola.

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Il metaverso crypto-nativo, spiega Debach, quello di Decentraland e The Sandbox, costruito su token e “virtual real estate”, era il cuore finanziario dell’euforia. MANA aveva toccato 5,90 dollari nel novembre 2021. Oggi quota intorno a 0,10 dollari, con una capitalizzazione che si aggira sui 195 milioni: un crollo del 98%. SAND è passato da 8,44 dollari a circa 0,08 dollari, con una discesa prossima al 99% e una market cap intorno ai 220 milioni. Nell’ultimo anno entrambe le criptovalute hanno continuato a perdere terreno (-68% MANA e -81% SAND), segno che non si è trattato solo di una correzione post-hype, ma di un progressivo disancoraggio strutturale.

Oggi, osserva Debach, l’intera categoria “Metaverse” pesa circa lo 0,17% del mercato crypto (dati CoinMarketCap), con una capitalizzazione complessiva di circa 3,8 miliardi. Nel 2021 si parlava di nuova asset class, di pilastro del Web3, di rivoluzione immobiliare digitale. Nel 2026 è un segmento marginale. La dinamica diventa ancora più evidente guardando ai terreni virtuali: secondo CoinGecko Research, nel 2024 i terreni metaverso costavano tra 0,08 ETH e 1,88 ETH (circa 250-5.960 dollari), con un calo medio del -72% dai massimi.

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E quando si passa dai prezzi ai flussi, puntualizza Debach, la fotografia è più netta: nel terzo trimestre 2025, secondo i dati di DappRadar, il volume complessivo di scambi NFT su terreni metaverso è stato di circa 17 milioni di dollari. Decentraland ha registrato poco più di 400 mila dollari in un intero trimestre, distribuiti su oltre mille operazioni. Nel 2021 un singolo lotto poteva valere diversi milioni. Oggi l’intero trimestre vale meno di una singola transazione di allora.

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Il problema, secondo Debach, non è la volatilità. È l’assenza di domanda organica. La promessa parlava di milioni di utenti simultanei, di economie parallele autosufficienti, di lavoro e intrattenimento in ambienti persistenti. I dati di DappRadar raccontano invece poche centinaia o poche migliaia di utenti concorrenti nella quotidianità, con picchi limitati a eventi speciali. La differenza tra visitatori occasionali e utenti attivi diventa la frattura tra marketing e realtà.

Se si sovrappone questa traiettoria alla curva dell’innovazione di Gartner, la sequenza appare quasi scolastica per Debach. Nel 2022 le Metaverse Platforms si trovano nell’Innovation Trigger, la fase in cui i proof of concept nel gaming e nel social VR accendono l’interesse. Nel 2023 il metaverso raggiunge il Peak of Inflated Expectations: è il momento del rebranding di Facebook in Meta, degli investimenti miliardari, dell’esplosione NFT, con aspettative che crescono più velocemente della capacità tecnologica di sostenere interoperabilità, scalabilità e retention. Nel 2024 arriva il Trough of Disillusionment: l’adozione consumer rallenta, il capitale si ritrae, la narrativa si sgonfia. Non è la fine della tecnologia, osserva Debach, è la fine dell’illusione che la tecnologia basti da sola.

I “vincitori” reali e la rotazione del capitale

In questo contesto emerge un paradosso che, secondo Debach, vale più di molte tesi: il vincitore non è un metaverso crypto, ma una piattaforma che non ha mai avuto bisogno della blockchain per esistere. Roblox ha chiuso il 2025 con 4,9 miliardi di dollari di ricavi, 6,8 miliardi di bookings e una media di 126 milioni di utenti attivi giornalieri, con picchi oltre i 150 milioni. Le ore di engagement hanno superato i 120 miliardi nell’anno. La capitalizzazione si aggira intorno ai 45 miliardi di dollari, circa 200 volte la market cap combinata dei principali token metaverso.

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Roblox non ha venduto terreni come investimento: ha costruito una piattaforma dove i creator guadagnano, oltre 1,5 miliardi distribuiti nel 2025, e gli utenti spendono in microtransazioni. Prima l’utilità, poi la monetizzazione. Non il contrario. È una differenza che, per Debach, è sottile solo in apparenza: sul piano economico è enorme.

Meta rappresenta l’altra faccia: la scommessa industriale più ambiziosa e costosa. Reality Labs ha accumulato circa 80 miliardi di dollari di perdite operative dal 2020. Solo nel 2025 le perdite sono state oltre 19 miliardi, con ricavi di poco superiori ai 2 miliardi. Il metaverso pesa meno dell’1% del fatturato complessivo del gruppo. E a fine 2025 il focus strategico, come nota Debach, si è spostato con decisione verso smart glasses e intelligenza artificiale, con tagli di budget e ridimensionamenti nella divisione VR. Il capitale non è ideologico: si rialloca.

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Anche il mercato hardware racconta prudenza. Il comparto VR è sceso del 14% su base annua secondo Counterpoint. Meta mantiene la quota dominante, ma l’adozione resta limitata. Apple Vision Pro ha registrato vendite molto inferiori alle attese iniziali. La visione del mondo immersivo totale si è trasformata in un percorso più graduale verso wearable intelligenti e integrazione AI. Per Debach, questo non significa che il metaverso sia morto: significa che la versione 2021-2022 (alimentata da scarsità artificiale, tokenizzazione e FOMO immobiliare digitale) è stata una bolla speculativa classica. Prima la narrativa, poi la leva finanziaria, infine la compressione violenta delle valutazioni.

Il metaverso non è scomparso. Come conclude Debach, è stato riportato alla disciplina dei fondamentali. E ogni ciclo tecnologico, prima o poi, passa da qui.

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