Microsoft investe più di tutti nell'AI, ma Wall Street non ha fiducia

Microsoft investe più di tutti nell'AI, ma Wall Street non ha fiducia

OpenAI, Copilot, Azure e quasi 200 miliardi di dollari di impegni per nuovi data center non bastano. Il titolo ha perso il 25% in un anno ed è diventato il peggiore fra le Magnificent Seven. Gli analisti restano fiduciosi e vedono un potenziale di rialzo del 53%, ma gli investitori aspettano la prova che l'AI farà davvero crescere gli utili

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Il titolo tratta a 21 volte gli utili attesi, il livello più basso da 10 anni

Per due anni Microsoft è stata considerata la società meglio posizionata per trasformare l'intelligenza artificiale in un gigantesco business. È stata la prima Big Tech a scommettere su OpenAI, ha lanciato Copilot prima che i concorrenti offrissero soluzioni analoghe, continua a rafforzare Azure e investe somme colossali nella costruzione di nuovi data center.

Eppure oggi è proprio Microsoft a rappresentare uno dei grandi paradossi della Borsa americana. Negli ultimi dodici mesi il titolo ha perso circa il 25%, diventando il peggiore fra le Magnificent Seven. Alla quotazione attuale di circa 365 dollari per azione il gruppo vale 2.715 miliardi di dollari e tratta a poco più di 21 volte gli utili attesi per l'esercizio in corso, una valutazione che non si vedeva dal 2016.

Il mercato non ha più fiducia

È difficile individuare un singolo fattore capace di spiegare una simile debolezza. Anzi, molti elementi sembrerebbero suggerire il contrario. Microsoft continua a occupare una posizione dominante nel cloud computing, resta uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione dell'intelligenza artificiale e dispone di una capacità finanziaria praticamente senza rivali.

Quello che sembra essere cambiato è piuttosto l'atteggiamento degli investitori. Negli ultimi mesi il mercato ha iniziato a privilegiare le società che forniscono l'infrastruttura dell'AI – produttori di chip, memorie e componenti – rispetto alle aziende che stanno sostenendo gli enormi investimenti necessari per svilupparla.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Mentre titoli come Micron, Intel e Western Digital hanno continuato a mettere a segno rialzi molto consistenti, Microsoft è rimasta indietro nonostante sia uno dei principali clienti di queste aziende.

Sui social finanziari qualcuno ha ironizzato osservando che gli hyperscaler spendono miliardi per acquistare chip e memorie, mentre sono soprattutto i loro fornitori a raccogliere i frutti dell'entusiasmo degli investitori.

Gli analisti restano convinti

Il paradosso diventa ancora più evidente osservando il giudizio degli analisti. Secondo i dati di Marketscreener, ben 53 dei 56 esperti che seguono Microsoft raccomandano di acquistare il titolo, mentre i restanti tre consigliano semplicemente di mantenerlo in portafoglio.

Il target price medio è pari a 561 dollari, circa il 53% sopra le quotazioni attuali. Una distanza così ampia tra il consenso degli analisti e l'andamento del titolo è piuttosto rara per una società di queste dimensioni e suggerisce che Wall Street, almeno nella sua componente più specializzata, continui a credere nella capacità del gruppo di creare valore nel lungo periodo.

Microsoft continua ad accelerare sugli investimenti

Anche sul fronte degli investimenti non emerge alcun segnale di rallentamento. Secondo un'analisi di Bloomberg, nel secondo trimestre Microsoft ha assunto oltre 41 miliardi di dollari di nuovi impegni per futuri leasing di data center, portando il totale a quasi 197 miliardi.

Solo Meta ha fatto di più, incrementando gli impegni di altri 79 miliardi fino a circa 183 miliardi di dollari.

Complessivamente, i principali operatori mondiali del cloud hanno ormai assunto obbligazioni future superiori a 850 miliardi di dollari, distribuite nell'arco dei prossimi vent'anni. È la dimostrazione che la corsa all'infrastruttura dell'intelligenza artificiale è ancora nelle sue fasi iniziali.

Microsoft nella rete delle regole europee

Microsoft deve però affrontare un contesto sempre più complesso.

Da un lato la competizione nell'intelligenza artificiale è diventata molto più intensa. Google continua a sviluppare Gemini, Anthropic cresce rapidamente e stanno emergendo modelli molto meno costosi come quelli della cinese DeepSeek.

Dall'altro si apre anche un fronte regolamentare.

Secondo Bloomberg, già nei prossimi giorni la Commissione europea potrebbe comunicare le conclusioni preliminari dell'indagine sul mercato del cloud, ritenendo che Azure e Amazon Web Services possano rientrare tra i cosiddetti "gatekeeper" previsti dal Digital Markets Act.

Se la decisione venisse confermata entro la fine dell'anno, Microsoft sarebbe soggetta a nuovi obblighi, tra cui maggiori requisiti di interoperabilità e limitazioni alle pratiche che rendono più difficile per i clienti cambiare fornitore di servizi cloud.

Come recuperare la fiducia degli investitori

Parlare di crisi di Microsoft sarebbe profondamente sbagliato. L'azienda continua a investire più di quasi tutti nell'intelligenza artificiale, mantiene una posizione di leadership nel cloud e gode di un consenso quasi unanime da parte degli analisti.

Quello che sembra essersi incrinato è piuttosto il rapporto di fiducia con il mercato. Tre anni fa bastava annunciare nuovi investimenti nell'AI per ottenere un premio in Borsa. Oggi gli investitori chiedono qualcosa di più: vogliono vedere quando e in quale misura le decine di miliardi spesi per data center, chip e infrastrutture si tradurranno in una crescita degli utili.

Fino a quando questa dimostrazione non arriverà, Wall Street potrebbe continuare a preferire chi vende le pale e i picconi della rivoluzione dell'intelligenza artificiale rispetto a chi sta costruendo la miniera.

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