Morgan Stanley: gli hedge fund sottopeso sull'IA per la prima volta dal 2023

Secondo i dati di prime brokerage della banca d'affari statunitense, i fondi speculativi hanno tagliato l'esposizione al tema dell'intelligenza artificiale dopo la più lunga fase di riduzione del rischio in oltre quindici anni. Un posizionamento così leggero è un segnale di sfiducia, ma può trasformarsi nel carburante di un rimbalzo.
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La svolta nel posizionamento dei fondi speculativi
Il trading sull'intelligenza artificiale non è più affollato: è questo il messaggio che arriva dal desk di prime brokerage di Morgan Stanley.
Per la prima volta dall'inizio del 2023 gli hedge fund risultano sottopeso sul tema IA nel suo complesso, dopo anni di accumulo sui titoli legati all'intelligenza artificiale.
La svolta segue la più lunga fase di riduzione del rischio in oltre quindici anni: i flussi lordi cumulati dei fondi sono scesi dell'8% dal picco di giugno, con tagli ripetuti durante le vendite estive e di ottobre senza ricostruzione delle posizioni nel mezzo.
Anche gli acquisti recenti sono meno incoraggianti di quanto sembri. La leva netta dei fondi long-short USA è salita di cinque punti al 51%, ma soprattutto per la chiusura di posizioni corte, mentre la leva lorda è scesa al 207%: i gestori stanno riducendo i libri, non ricostruendo l'esposizione lunga.
Goldman Sachs e Nomura confermano il quadro
I dati di prime brokerage di Goldman Sachs raccontano una storia simile.
Nella settimana dal 23 al 29 ottobre i fondi sono tornati compratori netti di azioni USA per la prima volta in quattro settimane, ma il 73% degli acquisti è andato su indici ed ETF.
Gli acquisti sul settore tecnologico hanno recuperato solo il 40% circa delle vendite delle tre settimane precedenti, e i Magnifici Sette sono stati venduti in quattro sedute su cinque.
Secondo una nota di Nomura, però, i fondi non hanno mollato del tutto le big tech: al 26 ottobre la sensibilità dei loro rendimenti ai Magnifici Sette era al 97° percentile storico, un'esposizione elevata in vista di un fine anno in cui gli investitori a leva tollerano meno le perdite.
Il Nasdaq e i titoli sottostanti dei certificati
La correzione è già visibile sui listini. Il Nasdaq 100 ha chiuso ieri martedì 3 novembre a 28.180,26 punti (+0,68%), ma resta circa il 9,7% sotto il record di chiusura di 31.224,47 punti del 6 ottobre, dopo il minimo di 27.989,82 punti di lunedì 2 novembre.
Tra i sottostanti dei certificati esposti al tema AI, la chiusura di ieri è stata contrastata:
- Palantir a 175,40 dollari (-1,65%), in calo nonostante ricavi trimestrali oltre i 2,3 miliardi di dollari e una guidance alzata;
- Nvidia a 206,69 dollari (+2,29%);
- Dell Technologies a 408,40 dollari (+3,98%);
- Arm Holdings a 202,49 dollari (+2,90%);
- Super Micro Computer a 31,39 dollari (+3,12%);
- Marvell Technology a 171,97 dollari (+0,33%);
- Sandisk a 1.126,52 dollari (+4,78%).
Il rimbalzo dei semiconduttori di ieri rischia però di essere messo alla prova oggi mercoledì 4 novembre: nella notte i future sul Nasdaq sono arrivati a perdere il 2,24% dopo i risultati delle elezioni di metà mandato, che hanno consegnato ai democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Le previsioni degli strategist: correzione alle battute finali
Per Mike Wilson, chief US equity strategist di Morgan Stanley, la correzione partita a giugno potrebbe essere vicina alla fine, ma non senza un'ultima scossa.
Wilson ricorda che circa il 60% dei titoli del Russell 3000 ha perso almeno il 20% da giugno e vede l'S&P 500 scendere ancora verso 7.100-7.200 punti, con i semiconduttori che potrebbero cedere un altro 10%-15% entro metà novembre.
Il lato positivo: dal 1982 le large cap USA hanno guadagnato in media il 15% nei sei mesi successivi alle elezioni di metà mandato, e la liquidità dovrebbe migliorare con la discesa del saldo di cassa del Tesoro da circa 1.050 a 850 miliardi di dollari entro fine anno.
Più cauti gli economisti di BofA Global Research, che in un rapporto di lunedì 2 novembre definiscono una correzione prolungata del tema AI «uno dei rischi maggiori per l'economia USA e globale», dopo che in tre settimane i titoli dell'intelligenza artificiale hanno perso circa 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Cosa significa per gli investitori
Il posizionamento leggero taglia in due direzioni. Da un lato gli istituzionali restano preoccupati per gli investimenti in infrastrutture AI, per il flusso di cassa e per la capacità dei rendimenti di giustificare le valutazioni.
Dall'altro, come nota lo stesso desk di Morgan Stanley, un'esposizione netta così compressa lascia spazio a ulteriori ricoperture di short in caso di inversione del mercato: un tema poco affollato può diventare il carburante del rimbalzo.
L'economista Ed Yardeni avverte che un Congresso a maggioranza democratica potrebbe complicare le trattative su spesa pubblica e tetto del debito, ma considererebbe una forte correzione un'occasione di acquisto, vista la forza di economia e utili.
I segnali da monitorare nelle prossime settimane sono la spesa in conto capitale degli hyperscaler, la crescita dei ricavi legati all'AI, la leva dei fondi, i flussi sui Magnifici Sette e se gli acquisti passeranno dalle ricoperture a vere accumulazioni di posizioni lunghe.
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