Movimenti nel settore tecnologia, l’hardware prende il sopravvento sul software

Le ultime sedute hanno messo a nudo una rotazione profonda all’interno dei mercati tecnologici globali. L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase, meno narrativa e più concreta, in cui la scarsità fisica di infrastrutture diventa il vero fattore discriminante. Tra crolli improvvisi del software e rally parabolici dell’hardware, il mercato sta riscrivendo le gerarchie del settore.
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Una giornata che chiarisce il nuovo equilibrio
Le ultime 24 ore sui mercati tecnologici si sono rivelate tra le più istruttive di questo inizio 2026, non solo per l’intensità dei movimenti ma per la chiarezza del messaggio che ne è emerso. L’hardware fisico, in particolare negli Stati Uniti, sta progressivamente cannibalizzando il software, messo sotto pressione da una crescita che non basta più a giustificare valutazioni elevate e da livelli di capex che il mercato inizia a percepire come un vero e proprio buco nero, privo di ritorni immediati. Come si legge nel report di Gabriel Debach, market analyst di eToro, le notizie delle ultime 48 ore hanno semplicemente accelerato un processo già in atto.
Al crollo di Microsoft si è affiancata in Europa la caduta violenta di SAP, penalizzata da una guidance prudente sul cloud backlog, insieme al ribasso di STMicroelectronics. Sul fronte opposto, il boom di Sandisk e Western Digital, i nuovi record di Apple e i recenti massimi storici di ASML hanno rafforzato una polarizzazione già evidente nei dati di portafoglio. Il risultato, osserva Debach, è una dispersione estrema: l’Hardware Usa segna un rialzo di circa +48,1%, contro il -14,5% del Software Usa e il -13,6% del Software europeo, una forbice che fotografa meglio di qualsiasi commento come il mercato stia premiando la scarsità fisica e penalizzando l’incertezza sul ritorno degli investimenti.
Software sotto pressione tra capex e crescita in rallentamento
Uno dei catalizzatori principali di questa divergenza, spiega Debach, è stata la seduta che ha visto Microsoft pubblicare risultati formalmente solidi, con ricavi e utili sopra le attese, ma accompagnati da un crollo del titolo del 10% in una sola sessione, la peggiore performance giornaliera dal marzo 2020. La capitalizzazione evaporata, pari a 357 miliardi di dollari, rappresenta la seconda perdita più pesante della storia borsistica americana dopo quella subita da Nvidia ai tempi dell’impatto DeepSeek, oltre a essere la peggiore in assoluto per il gruppo di Redmond.
Gli investitori, sottolinea Debach, non hanno perdonato la decelerazione della crescita di Azure, scesa sotto le aspettative nonostante i record assoluti, e soprattutto l’esplosione dei capex legati all’intelligenza artificiale. Miliardi di dollari investiti in infrastrutture cloud fortemente dipendenti da un singolo grande cliente come OpenAI non stanno ancora generando quel ritorno incrementale in grado di giustificare i multipli di mercato. Il sell-off ha rapidamente contagiato l’intero comparto software: ServiceNow ha ceduto quasi il 10% nella stessa giornata, mentre il portafoglio Software Usa ha risentito anche della volatilità di Palantir e della pressione competitiva crescente su Salesforce e Oracle.
In Europa, sottolinea Debach, l’impatto è stato ancora più severo. SAP ha perso circa il 16% dopo un outlook debole sul cloud enterprise, alimentando timori concreti che gli strumenti di coding basati su AI stiano erodendo il core business tradizionale. In un contesto già appesantito da una macroeconomia più fragile, costi energetici elevati e una regolamentazione stringente su dati e privacy, il portafoglio Software UE ha subito un colpo amplificato. Dassault Systèmes, Sage, Nemetschek e Temenos non sono riusciti a compensare la debolezza del leader tedesco, chiudendo tutti in territorio negativo.
L’euforia dell’hardware e il collo di bottiglia fisico dell’AI
Sul versante opposto, spiega Debach, l’hardware statunitense ha vissuto giorni di euforia pura, con trimestrali che hanno certificato in modo inequivocabile come il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale sia ormai fisico. Per Debach non è più sufficiente sviluppare modelli sempre più sofisticati: servono memoria, storage e server per addestrarli e farli funzionare su scala hyperscaler. Sandisk, dopo lo spin-off da Western Digital nel febbraio 2025, si è affermata come il simbolo di questa fase parabolica. La società ha superato nettamente le attese, con un EPS non-GAAP di 6,20 dollari contro i 3,62 stimati, ricavi pari a 3,03 miliardi rispetto ai 2,69 previsti e una guidance per il terzo trimestre fiscale che indica utili tra 12 e 14 dollari per azione, a fronte di attese ferme a 5,11, con ricavi compresi tra 4,40 e 4,80 miliardi. Il titolo è balzato dell’8% nell’after-hours, dopo essere già raddoppiato a gennaio e aver chiuso il 2025 con un +560%, il migliore dell’S&P 500.
Western Digital ha mostrato una dinamica analoga, puntualizza Debach, con ricavi del secondo trimestre fiscale a 3,02 miliardi contro i 2,93 attesi ed EPS adjusted a 2,13 rispetto a 1,93. La guidance per il terzo trimestre indica utili tra 2,15 e 2,45 dollari e ricavi tra 3,1 e 3,3 miliardi, sostenuti dal boom di NAND, HBM e SSD enterprise, con il titolo già in rialzo di oltre il 60% a gennaio dopo il +282% del 2025.
A rafforzare il quadro è arrivata Apple, che ha chiuso il trimestre delle festività con record assoluti, registrando ricavi per 143,76 miliardi di dollari, in crescita del 16% su base annua e ben oltre le attese, trainati da iPhone a 85,27 miliardi, il massimo storico grazie alla domanda definita senza precedenti per i nuovi modelli con Apple Intelligence integrata. Anche Dell completa il quadro, con ordini per server AI che si estendono fino al 2027, confermando l’accelerazione del buildout infrastrutturale da parte di hyperscaler come Meta, Google e Azure.
Semiconduttori e nuova fase dell’intelligenza artificiale
La stessa logica, secondo Debach, si riflette nei portafogli dei semiconduttori, dove la rotazione interna premia segmenti specifici del ciclo. I chip europei beneficiano della sovraperformance di ASML, che ha toccato nuovi massimi storici grazie a ordini record di macchine EUV da parte di TSMC, Intel e Samsung. Il book-to-bill si colloca ben oltre 1,5 e la guidance per il biennio 2026-2027 prevede una crescita annua compresa tra il 25% e il 30%. Questo avviene nonostante una seduta negativa per altri nomi del comparto, come Infineon e STMicroelectronics, penalizzata dopo la pubblicazione dei conti del quarto trimestre.
Da questi numeri, spiega Debach, emerge con chiarezza un passaggio di fase per l’intelligenza artificiale. La narrativa software-centrica degli anni precedenti, dominata da hype e multipli espansi, lascia spazio alla concretezza dell’infrastruttura fisica, dove la scarsità di memoria e storage gonfia prezzi e margini. Gli Stati Uniti dominano grazie a un ecosistema verticalmente integrato che va da Apple ai player dello storage, fino ai server di Dell. L’Europa riesce a esprimere eccellenze assolute come ASML, ma nel complesso paga una crescita economica più debole, una minore capacità di execution su larga scala e una dipendenza da nicchie che non sempre intercettano il mega-trend. Come conclude Debach, i bilanci e le guidance parlano un linguaggio inequivocabile: l’AI è entrata nell’era della supply chain concreta, e chi controlla la parte tangibile sta oggi dettando le regole del mercato.
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