Mps, Intesa alza il concambio dell'Opas a 1,664 azioni dopo l'acconto sul dividendo

La banca guidata da Carlo Messina ha ritoccato il rapporto di cambio per neutralizzare lo stacco della cedola intermedia da 0,22 euro, mentre il periodo di adesione dovrebbe aprirsi nella settimana del 23 novembre. Antitrust e Golden Power restano da completare e l'offerta sulla banca senese potrebbe protrarsi fino a 40 giorni di Borsa aperta.
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Un aggiustamento tecnico, non un rilancio
L'offerta di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena cambia nei numeri ma non nella sostanza.
Il consiglio di amministrazione di Ca' de Sass, riunito oggi martedì 3 novembre per approvare i conti dei nove mesi, ha deliberato un acconto sul dividendo di 0,22 euro per azione, per un esborso complessivo di 3,813 miliardi di euro, con stacco lunedì 23 novembre e pagamento il 25.
Di conseguenza il rapporto di cambio dell'Opas sale da 1,6 a 1,664 azioni Intesa per ogni titolo Mps, con arrotondamento alla terza cifra decimale, così da neutralizzare integralmente l'effetto dello stacco della cedola.
Resta invariata la componente in contanti di 1,25 euro per azione, alzata di 25 centesimi il 3 ottobre rispetto all'euro iniziale.
Il ritocco non è un rilancio: l'amministratore delegato Carlo Messina ha risposto «assolutamente no» a chi gli chiedeva di un nuovo aumento del prezzo, dopo che l'assemblea Mps del 29 ottobre ha bocciato le operazioni difensive su Banco Bpm e Banca Generali.
L'operazione è valutata 31,4 miliardi di euro in caso di adesione totale, di cui circa 3,8 miliardi in contanti.
Il calendario: Consob, adesioni e autorizzazioni ancora aperte
Dopo il via libera della BCE al controllo di Mps, l'iter ha coinvolto 49 procedimenti amministrativi in 29 giurisdizioni; Banca d'Italia e Ivass hanno già dato il loro assenso.
Ora tocca alla Consob, chiamata ad approvare il documento d'offerta intorno al 9-10 novembre.
Serviranno poi alcuni giorni per concordare con Borsa Italiana l'avvio del periodo di adesione, atteso nella settimana del 23 novembre.
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, Antitrust e Golden Power potrebbero pronunciarsi a offerta già in corso: l'istruttoria dell'Autorità garante entro fine novembre, la procedura sui poteri speciali del governo intorno a metà dicembre.
Per consentire al mercato di valutare l'operazione con il quadro autorizzativo completo, l'Opas potrebbe protrarsi fino al limite di 40 giorni di Borsa aperta, con chiusura nell'ultima decade di gennaio.
Un passaggio intermedio arriva dopodomani giovedì 5 novembre, quando il consiglio di Mps esamina i conti dei primi nove mesi.
Il titolo in Borsa e il valore reale dell'offerta
A Piazza Affari Banca Mps scambia a 10,858 euro alle 14:21 di oggi, in calo dell'1,02% dopo la chiusura di ieri a 10,97 euro, mentre Intesa Sanpaolo cede lo 0,66% a 5,914 euro dopo ricavi trimestrali sotto le attese.
Sui prezzi correnti il nuovo corrispettivo vale 1,664 × 5,914 + 1,25 = circa 11,09 euro; ma le azioni Intesa quotano ancora con la cedola, che sarà staccata il 23 novembre.
Depurando il prezzo di Intesa dei 0,22 euro dell'acconto, il valore economico dell'offerta scende a circa 10,73 euro: il titolo senese tratta quindi circa l'1,2% sopra l'Opas, come già accadeva con il vecchio concambio.
Il mercato continua dunque a non prezzare alcun premio aggiuntivo oltre quello offerto da Intesa, e ogni centesimo perso da Ca' de Sass vale 1,66 centesimi in meno per chi aderisce.
Sul piano tecnico il titolo resta a metà strada: l'RSI a 14 giorni è a 46,8, zona neutra, dopo aver toccato 35 il 22 ottobre.
Mps viene dal massimo di 12,08 euro di fine settembre e dal minimo di 10,48 euro del 19-23 ottobre; in dodici mesi il guadagno sfiora il 40% (da 7,76 euro) e dal 5 giugno, ultima seduta prima dell'annuncio dell'offerta, il rialzo è di circa il 21%.
Il nodo Mediobanca e la quota Generali
Se Intesa superasse il 50% del capitale di Mps, scatterebbe l'obbligo di un'Opa a cascata su Mediobanca, di cui Siena detiene l'86,35%.
Intesa ha già annunciato che promuoverà l'offerta obbligatoria sul residuo 13,7% circa, un esborso stimato da la Repubblica nell'ordine dei 3 miliardi di euro ai prezzi attuali; Mediobanca oggi cede lo 0,82% a 25,4 euro.
Nei programmi di Messina non c'è la fusione tra Mps e Mediobanca, che avrebbe comportato costi stimati in circa 600 milioni, ma piuttosto un'integrazione di Piazzetta Cuccia con la banca d'affari Imi.
Con Mediobanca arriverebbe anche il 13,3% di Generali, che Intesa considera una partecipazione finanziaria senza pretese di governance; secondo L'Economia del Corriere della Sera, la banca cederebbe poi la propria quota diretta nella compagnia, superiore al 3%.
Il giudizio degli analisti
Equita ha definito il rilancio di ottobre «ancora più attraente e difficilmente rinunciabile»: con il cash aggiuntivo e l'aggiustamento del concambio per l'acconto, l'offerta vale secondo la sim circa 0,61 euro in più per azione, con un premio del 15,3% sui prezzi del 5 giugno e del 23,7% sulla media a dodici mesi.
Su Mps la sim milanese ha un giudizio buy con obiettivo di prezzo a 11,80 euro, e su Intesa buy a 7,40 euro.
Il consenso raccolto da Money.it su sei analisti vede per Mps due strong buy, due buy e due hold, con obiettivi tra 10,10 e 12,50 euro e una media di 11,77 euro.
Sull'offerente, Barclays conferma overweight con target a 7,70 euro, Oddo BHF outperform a 7,10 euro e Kepler Cheuvreux buy a 6,30 euro, giudicando l'operazione accrescitiva anche senza sinergie di ricavo.
Per chi detiene Mps, la scelta tra aderire e vendere sul mercato resta oggi quasi indifferente sul piano numerico: il valore dell'Opas dipende dal prezzo di Intesa, mentre la data di consegna delle nuove azioni, rispetto allo stacco del 23 novembre, è il dettaglio da verificare nel documento d'offerta.
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