Nel 2026 i mercati europei hanno perso forza rispetto all’S&P 500

25/05/2026 06:15
Nel 2026 i mercati europei hanno perso forza rispetto all’S&P 500

La capitalizzazione dei mercati europei nel settore tecnologico è decisamente inferiore a quella di Asia e degli Stati Uniti.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Si apre una settimana che ruoterà attorno ad un dato cruciale: il PCE Core USA di aprile in uscita venerdì, indicatore preferito dalla Fed per misurare l'inflazione. Un dato sopra il consenso (2,8% YoY) raffredderebbe definitivamente le attese di tagli 2026, sostenendo dollaro e rendimenti dei bond, mentre una sorpresa al ribasso riaprirebbe spazio al risk-on su azionario growth e oro. Sempre negli USA attenzione alla seconda lettura del PIL Q1, agli ordini di beni durevoli, alla fiducia dei consumatori e ai sussidi settimanali.

In Europa riflettori puntati sull'IFO tedesco di oggi e sulle stime preliminari dell'inflazione di maggio di Germania, Francia e Spagna, in vista del meeting BCE di giugno dove l’incertezza appare molto elevata. Sullo sfondo restano il conflitto USA-Iran e lo sciopero italiano dell'autotrasporto, fattori che possono amplificare la volatilità su petrolio, spread BTP-Bund e settori ciclici. Settimana quindi potenzialmente direzionale. Con un PCE benigno, S&P 500 e Bund possono testare nuovi massimi, mentre in caso contrario, vediamo una probabile rotazione verso titoli difensivi e cash.

I mercati azionari internazionali hanno sovraperformato le azioni statunitensi di oltre 15 punti percentuali nel 2025, il margine più ampio dalla crisi finanziaria del 2008. L'Europa ha guidato i principali benchmark non statunitensi lo scorso anno, grazie all'allentamento della politica fiscale sia a livello dell'UE sia sotto il nuovo governo di coalizione della Germania, ma anche grazie alla sovraperformance dei settori value. La forza dell'Europa rispetto all'S&P 500 si è estesa anche nella prima parte del 2026. Tuttavia, da allora i mercati europei hanno perso il loro vantaggio in termini di rendimento, in particolare dall'inizio del conflitto in Medio Oriente a fine febbraio.

Insieme all'area Asia-Pacifico, i consumatori di energia europei — sia domestici sia industriali — sono tra i più esposti a livello globale allo shock energetico. E sebbene l'Europa dipenda meno dell'Asia dalle importazioni di energia provenienti direttamente dal Golfo Persico, il petrolio e il gas rappresentano una quota maggiore del suo approvvigionamento energetico complessivo. Come quota del consumo di energia primaria, il 57% combinato dell'Europa tra petrolio (33%) e gas naturale (24%) supera ampiamente il 26% della Cina e il 34% dell'intera regione Asia-Pacifico nel suo complesso (che dipende in misura maggiore dal carbone). Ciò la rende altamente vulnerabile ad un periodo prolungato di prezzi elevati. Inoltre, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, i circa 4.000 miliardi di euro stimati spesi in sussidi energetici dai governi europei in risposta all'impennata dei prezzi causata dal conflitto Russia-Ucraina del 2022 hanno lasciato una capacità limitata per ulteriori interventi di sostegno.

La debolezza relativa dei mercati azionari europei è stata aggravata dall'impennata dei titoli tecnologici nelle ultime settimane. Dall'inizio del secondo trimestre, la ripresa dei mercati azionari globali è stata trainata dagli abilitatori del boom degli investimenti nei data center, in particolare semiconduttori, foundry e apparecchiature per la produzione di semiconduttori (semi-cap equipment), poiché gli hyperscaler del cloud hanno mantenuto i loro piani di spesa in conto capitale. Tuttavia, tra i principali benchmark globali, l'Europa rimane tra i meno esposti a questi gruppi industriali. Alla fine del primo trimestre, solo il 12% della sua capitalizzazione di mercato era costituito dal settore tecnologico nel suo complesso, rispetto al 33% degli Stati Uniti e al 40% dell'Asia emergente.

Allo stesso tempo, l'esposizione dell'Europa alla Cina in due importanti segmenti del suo settore dei beni di consumo discrezionali — l'automotive e i beni di lusso — rappresenta un ulteriore vincolo per le prospettive degli utili societari, sia in termini di concorrenza sia di domanda per le esportazioni. La Germania rimane il singolo maggiore esportatore mondiale di autovetture in termini di valore. Tuttavia, l'intensificarsi della concorrenza da parte delle case automobilistiche cinesi su prezzo e dotazioni ha portato la Cina a superare la Germania in termini di volumi negli ultimi anni, diventando nel 2024 il principale esportatore di autovetture in termini di unità.

Nel frattempo, il persistente calo dei prezzi immobiliari in Cina, unito ad un mercato del lavoro fiacco e a una debole fiducia dei consumatori, continua a rappresentare un ostacolo per le categorie europee di beni di lusso personali, che tradizionalmente hanno fatto affidamento sulla domanda cinese come fonte chiave di crescita. E l'emergere di marchi di lusso nazionali concorrenti all'interno della stessa Cina non ha fatto che accentuare queste pressioni.

ll conflitto in Medio Oriente ha spinto al rialzo i tassi di inflazione a livello globale. E proprio come negli Stati Uniti, dove l'inflazione continua a superare l'obiettivo della Fed, l'inflazione headline nell'eurozona si attesta ben al di sopra dell'intervallo obiettivo "inferiore ma vicino al 2%" della BCE, raggiungendo il 3,0% ad aprile. Dobbiamo registrare tuttavia una marcata divergenza nell'approccio allo shock energetico tra le principali autorità monetarie e l'orientamento di politica monetaria della BCE, che riteniamo rappresenti un ulteriore ostacolo per il mercato azionario locale. Mentre la Fed mantiene un orientamento sostanzialmente accomodante (easing bias), la BCE ha adottato un tono più restrittivo (hawkish) e si prevede che alzerà i tassi nel breve termine, potenzialmente già nella sua prossima riunione di giugno. Ciò costituirebbe un ulteriore freno relativo per le prospettive degli utili sui mercati europei.

La crescita tendenziale più lenta in Europa ha già portato la quota dell'UE sul PIL globale a scendere dal 25,4% del 2008 al 17,6% del 2025, venendo nel frattempo superata dalla Cina nel 2021. E queste difficoltà potrebbero far perdere ulteriormente terreno alla produzione nominale dell'Europa (la base fondamentale per gli utili societari) rispetto a Stati Uniti e Cina nei prossimi anni.

Gli analisti mantengano un atteggiamento tatticamente cauto sui mercati europei, ma individuano comunque alcune opportunità all'interno della regione. Il cambiamento di approccio fiscale, che si allontana dal pareggio di bilancio per orientarsi verso una posizione molto meno restrittiva, dovrebbe rappresentare una fonte costante di sostegno per il settore industriale. L'industria della difesa è destinata probabilmente a rimanere la principale beneficiaria, man mano che verranno impiegati i fondi derivanti dal programma ReArm Europe da 800 miliardi di euro, soprattutto alla luce delle preoccupazioni relative al sostegno militare statunitense verso il conflitto in Medio Oriente. L'intero settore dovrebbe inoltre trarre vantaggio dai fondi aggiuntivi stanziati dal governo tedesco per la spesa in energia pulita, trasporti e infrastrutture digitali.

A livello di singoli paesi, i Paesi Bassi sono i più esposti al boom degli investimenti nell'IA, con un produttore leader di apparecchiature avanzate per la produzione di semiconduttori (semi-cap equipment) che rappresenta quasi il 50% del mercato locale. Inoltre, visto che i data center puntano a soluzioni di generazione di energia più flessibili per integrare l’approvvigionamento dalla rete, è previsto un aumento della domanda verso i fornitori tedeschi di turbine a gas on-site.

Le continue interruzioni nell'approvvigionamento energetico globale e i prezzi persistentemente elevati nei mercati di petrolio e gas dovrebbero continuare a rappresentare un vento favorevole (tailwind) per il mercato norvegese, che è stato il migliore in Europa nel 2026. Allo stesso tempo, ci aspettiamo che un numero crescente di paesi si muova per rafforzare la propria sicurezza energetica interna sulla scia del conflitto.

In quanto leader globali nella produzione di apparecchiature per le energie rinnovabili, gli sviluppatori danesi di sistemi eolici dovrebbero trovarsi in una posizione favorevole.

Nell'Europa meridionale, anche la Grecia è destinata probabilmente a beneficiare del suo ruolo crescente nella sicurezza energetica europea. Grazie alle sue infrastrutture marittime per il trasporto e la rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL), la Grecia è diventata un punto di ingresso geografico chiave per le importazioni di GNL nella regione. Inoltre, MSCI ha recentemente annunciato il piano per promuovere il mercato greco allo status di mercato sviluppato nel 2027, in gran parte sulla base dei progressi compiuti nel rimborso del debito del settore pubblico e nelle ri-privatizzazioni bancarie dopo la crisi dell'euro del 2010.

Accanto alla cautela tattica degli analisti sull'Europa, individuano quindi specifiche aree di potenziale forza su base geografica, settoriale e industriale. Continuano comunque a privilegiare un'allocazione strategica nella regione per la sua diversificazione geografica, la maggiore esposizione ai settori value, i rendimenti aggregati da dividendo più elevati e le valutazioni più contenute.

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