Nuova fiammata del petrolio: Brent oltre i 110 dollari, ai massimi da cinque mesi

Alcuni analisti ritengono che le quotazioni del greggio restano sostenute da un significativo premio per il rischio geopolitico, legato all'incertezza della situazione in Medio Oriente.
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Petrolio in rialzo
Nuovo passaggio oltre i 100 dollari per il prezzo del Brent, ormai ai massimi degli ultimi cinque mesi, con la continua compromissione delle forniture energetiche del Medio Oriente.
Il benchmark del Mare del Nord, dunque, torna stamattina ai livelli che aveva abbandonato lo scorso maggio, mentre il future sul greggio WTI sfiora i 100 dollari al barile.
In salita anche il gas che ad Amsterdam mette a segno un rialzo dello 0,8% a 88,80 euro al Megawattora.
Sempre alta la tensione in Medio Oriente
La nuova fiammata del petrolio arriva con la ripresa degli attacchi contro le petroliere e le infrastrutture energetiche che mantiene elevati i rischi geopolitici, nonostante il recupero dei flussi di greggio dal Golfo Persico.
Gli operatori continuano a monitorare il rischio di ulteriori attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz e al contempo la solidità dei flussi di greggio provenienti dal Golfo Persico.
L'Iran “non ha altra scelta” se non quella di affermare il proprio controllo sullo stretto per tutelare la sicurezza del Paese, aveva dichiarato ieri il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale Irna.
Aref ha aggiunto che la Repubblica Islamica potrebbe garantire un passaggio sicuro attraverso Hormuz per le nazioni amiche, ma ha avvertito che "gli Stati Uniti sono ora la causa dell'attuale situazione e devono pagare il prezzo".
Nonostante la recente recrudescenza delle ostilità nell'area dello stretto, le esportazioni di greggio dal Golfo hanno continuato a procedere a ritmi sostenuti.
Il segretario all'Energia statunitense Chris Wright ha detto a Fox News che i flussi petroliferi del Golfo Persico erano tornati a circa l'80% del livello pre-conflitto, sebbene le spedizioni di prodotti raffinati rimangano limitata.
Rischio geopolitico
"I rischi per i prezzi del petrolio sono chiaramente orientati al rialzo", secondo Hamad Hussain, economista delle materie prime di Capital Economics, aggiungendo che l'escalation degli attacchi alle navi aumenta la possibilità di una "nuova caduta dell'offerta di petrolio e di un continuo aumento dei prezzi".
Secondo gli analisti di ING, le quotazioni restano sostenute da un significativo premio per il rischio geopolitico, legato all'incertezza della situazione regionale. Almeno 18 navi sarebbero state attaccate nell'arco di due settimane, secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler.
“Finché le minacce alla sicurezza della navigazione e alle infrastrutture energetiche resteranno elevate, il mercato continuerà a incorporare questo rischio nei prezzi”, proseguono da ING.
Sul fronte dell'offerta, gli operatori attendono anche i dati sulle scorte statunitensi di greggio e prodotti raffinati, in agenda alle 22:30 italiane, che secondo un sondaggio preliminare Reuters potrebbero aver registrato una diminuzione nell'ultima settimana.
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