Nuovo balzo del petrolio, ipotesi USA in guerra nel fine settimana

Nuovo balzo del petrolio, ipotesi USA in guerra nel fine settimana

Indiscrezioni di stampa provenienti parlano di unโ€™entrata nel conflitto da parte degli Stati Uniti giร  nei prossimi giorni, mettendo cosรฌ nuove pressioni sui prezzi del greggio.

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Petrolio in crescita

Prezzo del petrolio sempre in ebollizione alla luce dellโ€™incertezza della situazione in Medio Oriente, con gli Stati Uniti che sembrerebbero pronti ad entrare in guerra al fianco di Israele nel suo attacco allโ€™Iran.

Dopo la breve pausa di ieri, oggi il future sul Brent torna sopra quota 77 dollari al barile e il contratto sul West Texas Intermediate (greggio WTI) torna a scambiare a 74,50 dollari.

Il prezzo del petrolio ha oscillato in un range di circa 8 dollari questa settimana, con un'impennata della volatilitร , opzioni piรน rialziste e spread chiave in significativo ampliamento in backwardation (prezzo spot maggiore di quello del future).

"La situazione geopolitica rimane molto tesa, senza segni di miglioramento", ha affermato Gao Jian, analista di Qisheng Futures Co., sottolineando che "il mercato sta gradualmente entrando in una fase di consolidamento dei prezzi ad alto livello, in attesa di ulteriori sviluppi in Medio Oriente".

Nel frattempo, gli investitori valutano anche il dato sulle scorte USA della scorsa settimana, diminuite molto piรน delle attese (-11,473 milioni barili a 420,942 milioni, contro stime per -1,6 milioni).

USA pronti alla guerra?

Indiscrezioni diffuse dallโ€™agenzia Bloomberg rivelano che gli Stati Uniti su starebbero preparando per un possibile attacco allโ€™Iran nei prossimi giorni, probabilmente nel fine settimana.

Secondo fonti del media, Washington starebbe assemblando in Medio Oriente lโ€™infrastruttura necessaria per entrare direttamente in guerra contro lโ€™Iran, notizia confermata dallโ€™ambasciatore israeliano in Francia, Joshua Zarka, nel corso di unโ€™intervista rilasciata a BFM TV. โ€œGli americani sono pronti ad attaccare lโ€™Iran, immediatamenteโ€, ha spiegato il diplomatico, rivelando che โ€œgli aerei sono sul posto, tutto รจ sul posto e il Presidente ha chiesto loro di tenersi prontoโ€.

Il Wall Street Journal ha riportato che il presidente aveva approvato un piano di attacco militare all'inizio della settimana, ma aveva trattenuto l'autorizzazione finale mentre valutava se Teheran avrebbe soddisfatto le sue richieste.

Il problema dello Street di Hormuz

La maggiore preoccupazione per il mercato petrolifero riguarda lo Stretto di Hormuz, ma finora non ci sono segnali che Teheran stia cercando di interrompere il trasporto marittimo attraverso la stretta via d'acqua all'ingresso del Golfo Persico.

Per decenni, gli analisti si sono concentrati sul canale che collega il Golfo Persico al Mar Arabico e alle acque aperte, largo dai 56 ai 96 chilometri e che attraversa l'Iran a nord e l'Oman a sud. Circa il 20% del trasporto mondiale di petrolio e gas naturale via mare attraversa lo stretto, rendendolo il passaggio piรน importante al mondo per i combustibili fossili.

I funzionari iraniani minacciano regolarmente di bloccare le spedizioni di energia attraverso questo stretto quando sono coinvolti in qualche tipo di conflitto. Questa strategia era stata seguita anche quando Israele ha iniziato ad attaccare le armi nucleari e gli obiettivi militari iraniani lo scorso 13 giugno, sostenendo cosรฌ i prezzi del Brent di oltre il 15%, a 76 dollari al barile.

Un tentativo iraniano di chiudere lo stretto sconvolgerebbe i mercati energetici, spingendo facilmente i prezzi del greggio oltre i 100 dollari. Ma sarebbe anche estremamente rischioso per l'Iran, i cui leader teocratici devono pianificare cosa accadrebbe in seguito. Trump, nel frattempo, deve valutare se un attacco statunitense all'Iran potrebbe innescare un tentativo di chiudere lo stretto e come reagirebbe di conseguenza.

"Sarร  uno dei fattori centrali nella valutazione da parte degli Stati Uniti se schierarsi con Israele negli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani", ha scritto il 18 giugno Dan Marks del think tank britannico RUSI.

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