Nvidia rilancia il rally dell’intelligenza artificiale con prospettive di vendita solide

27/08/2026 06:30
Nvidia rilancia il rally dell’intelligenza artificiale con prospettive di vendita solide

I futures sugli indici azionari statunitensi avanzano dopo che le forti prospettive di vendita per il 2028 indicate da Nvidia hanno rafforzato la fiducia sulla possibilità che il rally legato all’AI prosegua. I Treasury arretrano leggermente, con gli operatori che hanno incrementato le attese per nuovi rialzi dei tassi di interesse. I futures sul Nasdaq 100 guadagnano il +0,9% con il titolo Nvidia che è salito del +4,7% negli scambi after hours, sostenendo anche altri titoli collegati all’AI, tra cui Marvell Technology e Sandisk. In moderato rialzo anche i futures sulle Borse europee. In Asia, avanzano i produttori di semiconduttori SK Hynix e Samsung Electronics tra i principali contributori positivi. Il Kospi, considerato un riferimento importante per gli investimenti legati all’AI, sale del +1,3%.

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NVIDIA

Nvidia, il produttore di chip al centro del boom dell’intelligenza artificiale, ha fornito prospettive di vendita particolarmente solide per l’esercizio fiscale 2028, contribuendo ad attenuare i timori che la crescita degli investimenti nell’AI possa perdere slancio.

La chief financial officer Colette Kress ha dichiarato durante la conference call successiva alla pubblicazione dei risultati che Nvidia prevede una crescita dei ricavi di circa il +70% nell’esercizio fiscale 2028. Le stime degli analisti raccolte da Bloomberg indicavano per lo stesso periodo un incremento vicino al +45%.

Secondo Kress, la società potrebbe espandersi a un ritmo ancora superiore se disponesse di maggiori forniture. La domanda continua infatti ad accelerare nonostante le dimensioni già raggiunte da Nvidia, mentre le previsioni formulate dai clienti indicano la possibilità che la crescita dell’azienda raddoppi il prossimo anno.

Le indicazioni positive hanno offerto sostegno agli investitori preoccupati per il rischio di una bolla nell’economia legata all’intelligenza artificiale. Nvidia, società con la maggiore capitalizzazione al mondo, è il principale fornitore di acceleratori per l’AI, componenti fondamentali per addestrare e utilizzare i modelli di intelligenza artificiale. Questa posizione ha trasformato i risultati trimestrali del gruppo in un importante indicatore delle condizioni dell’intero settore. Le azioni Nvidia hanno guadagnato oltre il +4% negli scambi successivi alla chiusura dopo le dichiarazioni di Kress.

In occasione della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, il chief executive officer Jensen Huang ha sottolineato che la domanda continua ad accelerare. Huang ha richiamato anche l’avvio della nuova linea di chip Vera Rubin, spiegando che la costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale procede a pieno ritmo e che Vera Rubin, entrata nella fase di piena produzione, è stata sviluppata per rispondere proprio alle esigenze dell’attuale fase di mercato.

Per il trimestre in corso Nvidia prevede ricavi pari a 108 miliardi di dollari, con una possibile variazione del 2% in più o in meno. La previsione media degli analisti era di 105,2 miliardi. Il margine lordo, cioè la quota dei ricavi che rimane dopo avere sottratto i costi di produzione, dovrebbe attestarsi intorno al 74%.

La società ha avvertito che nei prossimi mesi la redditività potrebbe ridursi a causa del forte aumento dei costi delle memorie. Nvidia prevede che il margine lordo raggiunga il punto più basso nel quarto trimestre fiscale, periodo che si conclude a gennaio, collocandosi tra il 71% e il 72%. Con l’aumento dei prezzi applicati dalla stessa Nvidia, Kress prevede che il margine possa successivamente stabilizzarsi tra il 72% e il 73% nell’esercizio fiscale 2028.

Il messaggio centrale fornito dalla società è che la domanda dei clienti non mostra segnali di rallentamento. Dopo anni di crescita molto sostenuta, una parte degli investitori aveva iniziato a interrogarsi sulla possibile formazione di una bolla. Anche i numerosi accordi di investimento conclusi da Nvidia con società appartenenti all’ecosistema dell’intelligenza artificiale hanno alimentato timori sulla possibilità che operazioni circolari possano rendere il settore più vulnerabile. Kress ha dichiarato che Nvidia vorrebbe poter contare su una disponibilità di prodotti ancora maggiore, indicando nella capacità di aumentare ulteriormente l’offerta uno dei principali vincoli alla crescita.

Nel secondo trimestre, terminato il 26 luglio, i ricavi sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 96,2 miliardi di dollari. L’utile per azione, al netto di alcune componenti, si è attestato a 2,22 dollari. Gli analisti prevedevano ricavi per 92,5 miliardi e un utile per azione di 2,09 dollari.

La divisione data center, attività centrale per Nvidia, ha generato ricavi per 89 miliardi di dollari, superando la previsione media di 85,8 miliardi. Una parte rilevante delle vendite è arrivata dagli hyperscaler, gruppo che comprende Amazon.com e Google di Alphabet. Nvidia sta cercando di ampliare la propria base di clienti con l’obiettivo di dimostrare una minore dipendenza da un ristretto numero di grandi gruppi tecnologici per una quota significativa del fatturato.

Le aspettative degli investitori sono diventate sempre più difficili da superare. Nvidia ha battuto le stime di Wall Street sui ricavi per 16 trimestri consecutivi, ma risultati superiori alle previsioni non si sono sempre tradotti in una reazione positiva delle azioni. Gli azionisti hanno progressivamente iniziato a considerare la rapida crescita e il superamento delle attese come elementi acquisiti. Il titolo è sceso nella seduta successiva alla pubblicazione dei risultati in cinque delle ultime sei occasioni.

PETROLIO

Il petrolio arretra per la quarta seduta consecutiva, mentre gli operatori valutano i progressi verso un aumento dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e, allo stesso tempo, l’intensificarsi delle tensioni tra Russia e Ucraina, che stanno limitando la produzione.

Il Brent scambia vicino a 87 dollari al barile e registra una flessione superiore al -7% dall’inizio della settimana, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 82 dollari. Ieri il greggio aveva inizialmente guadagnato terreno dopo una notizia secondo cui il presidente russo Vladimir Putin starebbe preparando un’escalation della guerra in Ucraina. I prezzi hanno poi invertito la direzione dopo che le forze armate iraniane hanno annunciato il raggiungimento di un accordo con l’Oman sulla condivisione dei ricavi legati allo Stretto di Hormuz.

Le quotazioni petrolifere sono scese nel corso della settimana grazie all’ottimismo generato dall’intesa tra Iran e Oman e dopo che le misure economiche adottate dagli Stati Uniti contro Teheran e i suoi partner commerciali si sono rivelate meno severe rispetto alle aspettative. Il greggio conserva comunque un rialzo superiore al +40% dall’inizio dell’anno, dopo che sei mesi di conflitto hanno ridotto i flussi provenienti dal Golfo Persico.

Teheran ha ripetutamente precisato che un’intesa sulla navigazione non comporterebbe una riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. Il greggio sembra comunque continuare a transitare dal Golfo Persico: il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che martedì 10 milioni di barili di petrolio hanno attraversato Hormuz in uscita.

Le immagini satellitari indicano che l’Arabia Saudita sembra avere intensificato le operazioni di carico del petrolio all’interno del Golfo Persico. Il movimento segnala una possibile riorganizzazione delle spedizioni da parte del maggiore esportatore mondiale di greggio, in risposta alle minacce dei militanti Houthi dello Yemen contro le esportazioni saudite attraverso il Mar Rosso.

Anche l’escalation del conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe esercitare ulteriori pressioni sulle forniture energetiche globali. I recenti attacchi condotti da Kiev contro raffinerie e porti hanno impedito a Mosca di dirottare verso le esportazioni parte del greggio, aggravando le interruzioni già provocate dalla guerra con l’Iran.

Segnali di crescente tensione sull’offerta di carburanti emergono anche negli Stati Uniti, dove le scorte di diesel sono scese al livello stagionale più basso mai registrato, secondo i dati dell’Energy Information Administration. In Europa la disponibilità è diventata così limitata che la regione ha fatto ricorso al Messico per le forniture di diesel per la prima volta negli ultimi sette anni.

ORO

L’oro torna sopra la soglia dei 4.600 dollari l’oncia, mentre l’attenzione degli investitori si concentra sulle prospettive dei tassi di interesse della Federal Reserve in vista dell’appuntamento annuale di Jackson Hole.

Il metallo prezioso guadagna fino al +1,1%, recuperando gran parte delle perdite accusate nella seduta precedente. Ieri l’oro aveva interrotto una serie di cinque giornate consecutive di rialzi dopo la pubblicazione di dati che hanno mostrato un’inflazione statunitense ancora nettamente superiore all’obiettivo della Fed, rafforzando le aspettative per un possibile aumento dei tassi. Dopo i dati, il dollaro aveva registrato il maggiore apprezzamento delle ultime due settimane, accompagnato da una crescita dei rendimenti obbligazionari.

Nonostante la flessione di ieri, l’oro conserva un progresso vicino al +15% nel mese. Un nuovo impulso alle quotazioni è arrivato la scorsa settimana dall’intervento inatteso del Tesoro statunitense sul mercato obbligazionario. Le iniziative dirette a contenere il costo del debito pubblico americano hanno riportato l’attenzione sul cosiddetto debasement trade, uno dei fattori che avevano sostenuto il rally da record del metallo prezioso lo scorso anno. In quella fase gli investitori avevano acquistato oro come strumento di copertura contro il rischio di deficit di bilancio fuori controllo e di indebolimento del dollaro.

Gli investitori cercheranno nuove indicazioni sull’approccio della Federal Reserve all’inflazione quando Kevin Warsh terrà il suo primo intervento di rilievo da presidente della banca centrale. Il discorso, in programma venerdì durante il simposio di Jackson Hole, offrirà a Warsh l’occasione per rispondere alle critiche legate alla limitata chiarezza mostrata finora sulle proprie valutazioni dell’economia.

Sono tornati al centro dell’attenzione anche gli interrogativi sull’indipendenza della Federal Reserve, un altro tema che aveva contribuito a sostenere la precedente fase rialzista dell’oro. La governatrice della Fed Lisa Cook ha nuovamente respinto le accuse, non dimostrate, di frode sui mutui riproposte dal presidente Donald Trump, mentre il leader statunitense valuta se rinnovare il tentativo di rimuoverla dall’incarico.

PIAZZA AFFARI

Ecco le principali notizie di oggi:

INTESA SANPAOLO. Intesa Sanpaolo ha depositato un esposto presso la Consob in merito alle offerte annunciate da Monte dei Paschi di Siena su Banco BPM e Banca Generali, operazioni rese pubbliche dopo la proposta avanzata dalla stessa Intesa. La notizia è stata riferita da una fonte vicina alla vicenda.

GENERALI. È attesa una riunione del Consiglio di amministrazione di Generali chiamata a esaminare la proposta di acquisizione presentata da Monte dei Paschi di Siena per Banca Generali.

UNICREDIT. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil punta a incontrare l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel, secondo quanto riferito a Reuters da fonti governative. L’iniziativa rappresenta il primo segnale della disponibilità di Berlino ad avviare un confronto diretto con l’istituto italiano sull’offerta relativa a Commerzbank. Orcel ha accettato l’invito, secondo una fonte con conoscenza diretta del dossier.

ECONOMIA. Il governo ha presentato alla Commissione europea una richiesta per utilizzare 8 miliardi di euro del fondo Safe destinato alla difesa. Una fonte vicina alla vicenda ha confermato quanto riportato dalla stampa, precisando che la domanda formale di accesso alle risorse è stata trasmessa alla Commissione attraverso una lettera.

ECONOMIA. Il governo ha esteso fino al 5 settembre la riduzione temporanea delle accise sul gasolio, misura adottata per sostenere famiglie e imprese alle prese con l’aumento dei prezzi dei carburanti. La copertura finanziaria, secondo quanto comunicato dall’esecutivo, arriverà dalle maggiori entrate generate dalla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei principali gruppi attivi nel settore energetico.

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