Oro di nuovo sopra 4.000 dollari: tonfo del dollaro dopo midterm

Il metallo giallo riconquista la soglia psicologica persa a fine ottobre, spinto dall'indebolimento del biglietto verde e dal calo dei rendimenti dei Treasury dopo il voto statunitense. Gli analisti guardano ora alla resistenza in area 4.050-4.075 dollari e al rapporto sul lavoro di venerdì.
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Il rimbalzo del metallo giallo dopo il voto
L'esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha restituito all'oro la soglia dei 4.000 dollari, che il metallo aveva perso nella correzione di fine ottobre.
Alle 12:39 di oggi, mercoledì 4 novembre, il future sull'oro con consegna a dicembre scambia a 4.053 dollari l'oncia, in rialzo del 2,9% rispetto alla chiusura di ieri a 3.940,40 dollari, dopo aver toccato un massimo di seduta a 4.060 dollari e un minimo a 3.928,20.
L'oro spot viaggia sugli stessi livelli, intorno a 4.046 dollari (+2,9%), mentre l'euro guadagna lo 0,6% sul dollaro a 1,126.
Il movimento è nato nella notte: nelle prime ore di contrattazione asiatiche l'oro spot saliva appena dello 0,1% a 3.931 dollari, poi l'accelerazione con l'arrivo dei risultati elettorali che hanno assegnato ai Democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Dollaro e Treasury: le cause del rialzo
Il motore del rally è la debolezza del dollaro, accompagnata da un calo deciso dei rendimenti obbligazionari statunitensi.
Chris Weston, head of research di Pepperstone, osserva che un biglietto verde più debole e una «decisa discesa» dei rendimenti nominali e reali dei Treasury stanno chiaramente sostenendo l'oro, cui si aggiunge la domanda di protezione contro un'amministrazione Trump potenzialmente più imprevedibile e conflittuale dopo la sconfitta elettorale.
Sul fronte geopolitico, un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che Teheran e Washington restano lontane da un accordo per porre fine al conflitto, mentre il presidente Donald Trump non ha escluso la ripresa delle operazioni militari dopo le elezioni.
Resta però il vento contrario dei tassi: secondo il FedWatch del CME, i trader attribuiscono una probabilità del 78% a un rialzo della Federal Reserve a dicembre, e tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere un bene che non paga cedole.
Il prossimo banco di prova è il rapporto sull'occupazione statunitense in uscita dopodomani, venerdì 6 novembre.
I livelli tecnici da monitorare
Per gli analisti la riconquista dei 4.000 dollari non chiude la partita, perché il prezzo si trova ora a ridosso di una fascia di resistenza decisiva.
Matt Simpson, senior market analyst di StoneX, definisce i 4.000 dollari «l'ovvio livello di resistenza» e ritiene che una rottura, in un senso o nell'altro, possa dettare la prossima mossa significativa del metallo.
Gli strategist di IG individuano una zona di resistenza tra 4.046 e 4.073 dollari: una chiusura giornaliera sopra 4.073 sarebbe un primo segnale di stabilizzazione, con spazio fino a 4.365 dollari, mentre un rigetto seguito da una chiusura sotto 4.046 favorirebbe i venditori. I supporti sono indicati a 3.874-3.894 dollari e poi a 3.641-3.659.
IG ricorda inoltre che la tendenza di fondo resta debole, con l'oro ancora circa il 28% sotto il record di gennaio e la media mobile a 200 giorni lontana, intorno a 4.490 dollari.
Muhammad Umair, analista di FXEmpire, legge una chiusura giornaliera sopra 4.000 dollari come porta verso 4.100 e poi 4.250, mentre un ritorno sotto 3.880 riaprirebbe la via verso 3.800 e, in caso di cedimento anche di quel livello, verso 3.500-3.600.
Domanda fisica e implicazioni per gli investitori
Il quadro della domanda fisica è contrastato e invita alla prudenza, nonostante il rimbalzo di oggi.
Il World Gold Council ha avvertito ieri che la domanda indiana di oro è attesa nel 2026 ai minimi da sei anni, perché i prezzi elevati frenano le vendite di gioielli e la domanda da investimento si modera; nel suo outlook del 3 novembre il Consiglio ha anche ridotto la stima di crescita della domanda da investimento a circa 200 tonnellate sopra il 2025, dalle 400 precedenti.
Mike Maharrey, analista di Money Metals Exchange, sottolinea però che la domanda complessiva del terzo trimestre, pari a 1.369 tonnellate, è scesa di appena l'1% su base annua, con 3.881 tonnellate da inizio anno in linea con il ritmo record dell'anno scorso: la domanda, a suo avviso, non si è incrinata ma ha cambiato mani.
Più pessimista Przemyslaw Radomski, di Gold Price Forecast, che nel suo outlook di novembre vede una replica del 2013 con un prossimo obiettivo a 3.500 dollari e i 4.000 destinati a confermarsi come resistenza.
Per gli investitori la lezione è che il rialzo elettorale va verificato nei prossimi giorni: la tenuta sopra 4.000 dollari dipenderà dal dato sul lavoro di venerdì e dalle attese sulla Fed, mentre tra i metalli preziosi l'argento ha reagito con più forza, salendo del 4% sopra i 51 dollari l'oncia.
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